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1848 La guerra delle Capre

La guerra delle capre

Borrello Capre

Agli inizi dell’’800 era largamente diffuso in Abruzzo l’uso di far pascolare le capre nei boschi anche se, in conseguenza di questa pratica, si arrecavano gravi danni alla vegetazione. Infatti questi animali erano la causa della rovina di molti arbusteti, impedendo il rinnovarsi della vegetazione boschiva. Fu necessario emanare una specifica legislazione per limitare e regolare l’allevamento degli animali caprini, i quali venivano accusati dello sterminio anche dei più giovani virgulti. Questa legislazione, particolarmente severa nel Regno di Napoli, risultava eccessivamente drastica per molte famiglie contadine le quali dalle capre ottenevano latte e lana sufficienti per il loro fabbisogno. Per salvaguardare i boschi e le colture molti Decurionati (Consigli Comunali) chiedevano ai rispettivi Intendenti di intervenire per limitare il pascolo delle capre, sentendosi rispondere, almeno all’inizio, che il danno economico che ne sarebbe derivato sarebbe stato superiore ai benefici. A Borrello la situazione era ben diversa: l’allevamento delle capre era talmente diffuso che il Decurionato venne richiamato dall’Intendente della Provincia di Chieti affinché si adoperasse per mettere un freno a questa dannosa pratica e soprattutto affinché applicasse il relativo Regio decreto del 1837. In conseguenza di questa situazione nei primi decenni dell’’800 veniva ad acuirsi l’atavico contrasto tra agricoltori e allevatori, nel quale i primi si lamentavano dei danni che le greggi caprine arrecavano all’agricoltura e gli altri si sentivano limitati dalle recinzioni e dai divieti di pascolo che limitavano non poco la loro attività di allevatori.

Il 21 novembre del 1840 l’Intendente della Provincia di Chieti intimò al Comune di Borrello di porre fine “… ai guasti relativamente all’abusivo pascolo degli animali caprini in questo Comune e ovviare ai guasti che nei fondi rustici di ogni natura e ne’ boschi specialmente vengono cagionati dalle capre che abusivamente vi si conducono a pascolare …”.
Il Comune di Borrello, che in quegli anni contava circa 1.300 abitanti, esaminò la situazione e cercò di affrontare al meglio la questione, evidenziando che all’interno del territorio comunale esistevano le sole capre appartenenti alla Chiesa di S. Antonio Abate, mentre le altre capre, in numero di oltre 400, erano già state vendute ai cittadini dei Comuni limitrofi che ne erano sprovvisti. Inoltre, dopo aver sentito il parere dei Professori Sanitari locali (veterinari), tenuto conto del numero degli abitanti, dei malati, dei bambini, il Decurionato giunse alla conclusione che fosse necessario modificare il regolamento della Polizia Municipale e Rurale del Comune e provvedere ad un censimento delle esigenze per stabilire un numero congruo di animali caprini da allevare sul territorio comunale. Venne stabilito che per soddisfare le esigenze legate al consumo annuale del latte di capra sarebbero state necessarie: “… trenta capre lattanti e che per mantenere costante tale numero, in base alle esperienze pastorali del momento, erano necessari anche due caproni, uno grande e uno piccolo, sei annecchie (cioè capre di circa un anno), dieci caprette, due capretti per un totale di 50 animali caprini …”. Il Decurionato, cioè il Consiglio Comunale, stabilì anche i luoghi dove le greggi di capre fossero autorizzate a pascolare e, non potendoli individuare nei fondi di proprietà esclusiva e nei fondi rustici di privata pertinenza, rivolse l’attenzione ai fondi comunali presenti nell’agro di Borrello. Questi terreni consistevano nei fondi boschivi demaniali del Comune, sui quali molti cittadini stavano esercitando gli usi civici, in località denominata Portella, ad occidente, nelle contrade di Pilo e S. Martino. Si trattava di un bosco che in passato non era stato mai curato perché costituito da balse e burroni molto scoscesi e sassosissimi, dove abbondavano cespugli e arbusti e che nonostante l’assegnazione degli usi civici ben si prestavano al pascolo delle capre necessarie alla popolazione di Borrello.
Ora, come si è detto, tutte le capre di Borrello erano di proprietà della Chiesa di S. Antonio e le stesse venivano date in affitto ad allevatori privati i quali per il pascolo sui terreni del demanio dovevano pagare una fida, la tassa per avere il permesso di pascolare, al Cassiere Comunale. Il Comune, per non alimentare litigi, aveva provveduto a stabilire un prezzo calmierato per il latte destinato ai malati e ai bambini, inoltre per evitare le frodi sul latte da parte dei conduttori delle pecore, provvedeva al controllo della mungitura e, in maggio, alla verifica delle nascite dei capretti. A partire dal 2 novembre era possibile vendere nelle fiere dei paesi vicini i capi in eccesso, vecchi o malati, allo scopo di mantenere il numero degli animali non superiore ai 50 capi.
Questa situazione induce ad alcune riflessioni sulla situazione del pascolo delle capre a Borrello. Innanzi tutto va considerato il fatto che tutte le capre che pascolavano sul territorio del Comune di Borrello erano di proprietà della Chiesa di S. Antonio Abate, per cui la stessa incamerava le quote dell’affitto delle capre. Queste pascolavano, con diritto di fida, sia su terreni demaniali sia, in determinati periodi, su terreni privati per cui gli allevatori dovevano versare una quota pro capite stabilita nelle casse del Comune e un’altra direttamente ai grandi proprietari di terre. Gli allevatori di capre tolte le spese appena descritte riuscivano ancora ad avere un discreto guadagno dalla vendita del latte di capra, a cui andavano aggiunti gli introiti derivanti dalla vendita della lana, dalla vendita dei capi di bestiame in eccesso nelle fiere dei Comuni limitrofi, dalla vendita delle carni macellate e molto probabilmente andavano considerati anche i guadagni derivanti da macellazioni abusive. In sintesi, venivano gratificati i principali attori della vita economica e sociale di Borrello: allevatori, grandi possidenti terrieri, Comune, chiesa.
Ovviamente le cose non procedevano sempre in accordo: il contrasto, mai sopito, tra allevatori di capre e possessori di terreni ogni tanto emergeva e talvolta portava a delle serie vicende giudiziarie, come quella che si svolse nel 1840 tra due possidenti di Borrello, Don Andrea Carusi e Don Giocondo di Nardo, contro l’allevatore Nicola Palmieri, che si svolse davanti al Giudice Conciliatore di Borrello Giovanni Elisio.

14 marzo 1840
“Giudizio registrato presso il Tribunale di Villa Santa Maria.
Ferdinando II per grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme, Duca di Parma Piacenza e altro, Gran Principe Ereditario di Toscana.
Nella causa tra i Signori Don Andrea Carusi e Don Giocondo Di Nardo Proprietari di questo Comune di Borrello, Attori comparenti di persona e Nicola Palmieri contadino di questo medesimo Comune Reo convenuto e contumace. Gli Attori suddetti nella qualità di Procuratori de’ particolari Proprietari di questo Comune di Borrello ed espressamente autorizzati a poter astringere in giudizio i Possessori di animali cittadini che pascolano sui fondi rustici dei Proprietari suddetti mandanti e tra quelli il convenuto Nicola Palmieri uno de’ Possessori di animali hanno dichiarato quanto segue. Per antica convenzione e con (atti) firmati nell’anno 1838 i Possessori cittadini degli animali, sia grossi che minuti, pagano annualmente ai Proprietari di questo agro di Borrello la fida per gli erbaggi prodotti da detti fondi e da quelli animali pascolati. Per le convenzioni medesime tal pagamento si fa in ragione di 1 carlino per ciascun tomolo di terreno pascolabile cioè di grani 6 per le erbe vernatiche (invernali) e grani 4 per le erbe estive. Dividendosi poi l’ammontare del prezzo di tal ragione di tutto il pascolo dell’agro di Borrello addetto a tal uso pel numero degli animali pascolati. Per le eque ripartizioni di tal pagamento totale di erbaggi a pro dei singoli Proprietari. In ragione dell’estensione territoriale che ciascuno possiede e per la ripartizione del prezzo di quello tra i Possessori degli animali pascolanti, si è per antica convenzione e consuetudine e anche per rinnovata convenzione, proceduto annualmente al conteggio degli animali ed alla formazione di un libro nominato Quotizzo nel quale sono iscritte da una parte il numero dei Possessori colla rispettiva estensione del territorio pascolabile e rispettiva corrispondenza del prezzo delle erbe e dall’altra il nome dei Possessori cittadini di animali con i rispettivi numeri di questi (animali) e con la rispettiva corrispondente rata di prezzo dell’erbaggio da pagarsi.Capra Bianca
Tanto fu fedelmente praticato ed eseguito mai sempre come pure nel 1838. Allo stesso modo e con la medesima ratificata convenzione di questo ultimo anno si è proceduto nel passato anno 1939. Giustizia vuole quindi che il Convenuto (Nicol Palmieri), il quale pagando egli puntualmente la convenzione del 1938 e che ha profittato egualmente che gli altri dell’erbaggio in parola in questo ultimo anno 1939, paghi il resto della sua rata degli erbaggi in carlini 13 e grana 8, siccome liquidato e risulta dal precitato Quotizzo.
Concludendo gli Attori hanno domandato che il Convenuto sia condannato al pagamento di detti carlini 13 e grana 8 ed alle spese di Giudizio. Dal fatto si presume che il detto Palmieri sia debitore degli Attori nella qualità come sopra della suddetta somma di carlini 13 e grana 8 giacché giusto d’avviso in data de’ 10 del corrente mese di marzo per la comparsa del Reo ed egli non è comparso in questo giorno. Considerando che quantunque il Reo convenuto sia stato avvisato per comparire in questo giorno si è reso contumace e da ciò si nota che il medesimo sia egualmente debitore degli Attori della precitata somma sopra citata. Considerando in fede che le deduzioni degli Attori sono veridiche ed incontrastabili partendo da fatti pubblici e noti che sono stati debitamente acclarati. Noi Giovanni Elisio Conciliatore di questo Comune di Borrello, assistito dal nostro Cancelliere dichiariamo la contumacia del Convenuto Nicola Palmieri e lo condanniamo a pagare in beneficio agli Attori Signori Carusi e Di Nardo la somma di carlini 13 e grana 8, nonché le Spese di Lite liquidate in grana 8 finora erogate.
Fatto, giudicato e pubblicato in udienza oggi li 14 marzo 1840 in Borrello.
Giovanni Elisio, Conciliatore
Vincenzo Vecchiarelli, Cancelliere
N° 338, Registrato in Villa Santa Maria il 29 aprile 1840 al volume 17 del Registro 3°, Folio35, casella 5°.
Camillo Persiani, Ricevitore”.

Il Signor Nicola Palmieri, però, non rimanendo soddisfatto del verdetto del Giudice Conciliatore di Borrello, con il sostegno di un altro allevatore, il Signor Gaetano Di Iorio, si rivolse direttamente all’Intendente della Provincia di Chieti, anche se secondo la procedura in uso, questa specie di ricorso in appello avrebbe dovuto essere presentato prima al Sottointendente del Distretto di Lanciano.

31 maggio 1840
“Borrello: reclamo di alcuni cittadini sul preteso pagamento di fida de’ loro animali pecorini e caprini da particolari Proprietari di terre coloniche, nel mentre la pagano al Comune.
A Sua Eccellenza
Signor Intendente della Provincia di Chieti
I Sottoscritti Naturali del Comune di Borrello nel di loro proprio nome ed in quello di tutti gli altri Possessori di animali pecorini e caprini rispettosamente umiliano a Vostra Eccellenza il seguente fatto.
I supplicanti al pari degli altri Possessori di detta specie di animali veggonsi obbligati a pagare due fide, una in beneficio del Comune che riscuote la fida dal Cassiere con apposito atto e l’altra in beneficio de’ particolari Proprietari delle terre coloniche. Quest’ultima viene fatta ad un privato Cassiere per nome Giuseppe Di Fiore, mercé un altro reso lo porta in scarico annuale di 490 circa; e l’esazione l’esegue sotto la premura di quattro individui che ne dispongono. Le loro facoltà emergono da un atto di procura in lettera missiva che dicesi rilasciato dagli Esponenti e dagli altri Possessori di animali, poiché non sarebbero stati tanto sciocchi a delegare persona contro a loro interesse.
Venuti i Supplicanti a giorno che tale esazione riguardava una tassa per fida de’ loro animali che per diritto civico han diritto pascolarli sulle altrui terre come han diritto di pascolarli su quelle degli Esponenti, sonosi opposti al pagamento nel caduto anno 1839, ma i Signori han convenuto presso il Conciliatore e han ripostulato sentenza di condanna come dall’annessa copia che si esibisce.
Questa illecita sanzione che di fatto è una taglia basata sull’arbitrio di coloro che hanno terreni ….. mette i Supplicanti medesimi nello stato di disperazione che richiamandone l’attenzione di Vostra Eccellenza ….. affinché (i proprietari terrieri) smettano di esigere una gravosa fida che estendono anche per i terreni vignati, prati ed orti ove niuna specie di animali può accedere perché chiusi con siepe viva o morta.
Ricorrono quindi alla giustizia di Vostra Eccellenza per disposizioni convenevoli perché siano repressi tali abusi disponendo altresì di far sospendere la fida del privato Cassiere e far sugellare il ruolo onde aver così un ingenero per servire di base alla misura di rigore.
Gaetano Di Iorio
Nicola Palmieri”.

Non sappiamo quale fu l’esito finale della controversia però, con ogni probabilità, la prima sentenza non fu variata, in quanto il reclamo, qualora fosse stato accolto, avrebbe privato i Proprietari terrieri di Borrello di una antica consolidata entrata ed avrebbe costituito un pericoloso precedente per i Comuni limitrofi e anche oltre. Né fanno dedure diversamente alcuni appunti dell’Intendenza di Chieti: “1° giugno 1840, da proporsi al Sottointendente (di Lanciano) nella prossima visita nel Comune di Borrello e vi si prenda nota degli antecedenti” e ancora “10 giugno 1840, Si tratta dell’erba de’ cittadini (di Borrello), come si pratica per Castiglione ed altri Comuni. È dunque inattendibile il reclamo. Si tenga altresì conto che Don Berardino Elisio è uno dei Sig. Procuratori ed è Germano del Conciliatore”. Inoltre che le cose non fossero mutate lo si deduce anche dalla richiesta, sempre dello stesso periodo, a nome di Don Vincenzo Vecchiarelli indirizzata dal Sindaco di Borrello all’Intendente di Chieti: “2 novembre 1840, Signor Intendente Le trasmetto una domanda a Lei indirizzata e fatta da questo mio amministrato Don Vincenzo Vecchiarelli per ottenere il permesso di tenere due capre da latte per uso di sua famiglia. Il Sindaco (di Borrello) Raffaele Di Luca”. Anche allevare una sola capra in più, rispetto a quella consentita per famiglia, era davvero complicato, le sole capre da allevare erano quelle della Chiesa di S. Antonio.

Alla fine del 1840 l’Intendenza Provinciale di Chieti chiese al Comune di Borrello di dotarsi di un nuovo Regolamento di Polizia Urbana e Rurale, che definisse le caratteristiche del pascolo delle capre sul territorio di Borrello e stabilisse le relative pene per gli eventuali trasgressori. Il Decurionato, a dicembre del 1840 deliberò un Regolamento che in sostanza consolidava la situazione esistente e in più inaspriva le pene per gli inadempienti, causando la vivace reazione di molti pastori.

Trascrizione dal verbale della riunione del Decurionato di Borrello.
7 dicembre 1840
“….. Per siffatte considerazioni il Decurionato medesimo all’unanimità di voti delibera:
Art. 1 – Si conservino in questo Comune 50 animali caprini perché servano ad uso della salute di questa popolazione di Borrello, essendone ben provveduti i Comuni vicini, e di essi animali: 30 siano capre lattanti, 2 caproni uno grande ed uno piccolo, 6 annecchie (capre di un anno), 10 caprette e 2 capretti.
Art. 2 – Che tali animali saranno sempre quelli di pertinenza di questa Chiesa di S. Antonio da Padova, i quali si affittano di tre anni in tre anni. Questa forma di esclusività veniva mantenuta.
Art. 3 – I 50 animali caprini pascoleranno in tutto il corso dell’anno in una sola porzione del bosco demaniale denominato Portella, in cui i cittadini esercitano gli Usi Civici e tale porzione di bosco sarà appunto quella che forma il pendio ad occidente, non nettato né nettabile per la sua balsosa (piena di balze) e sassosa natura, né quindi soggetta al divieto di chiusura e i cui limiti saranno la sovrapposta Vetta in Piano, che non sarà mai pascolabile, la Strada di Sotto che mena al Comune di Villa S. Maria e, verso mezzogiorno, farà confine quella parte del Feudo di Pilo che è sottoponibile alla disposta ed imminente divisione demaniale. Quando le alte nevi non permetteranno a dette capre di recarsi nel Feudo su definito potranno esse pascolare sulle rupi della Rugatella, dell’Acqua Bianca e di Capo le Rupi, senza farle però giammai penetrare negli adiacenti rustici fondi, sia agricoli che arbusteti, ora pertinenti ai privati cittadini, i quali perciò potranno far valere i loro diritti presso il Giudice Penale e Civile contro l’affittuale (delle capre) per ragione di danno. L’affittuale suddetto potrà, nel soprascritto comprensorio destinato al pascolo, fare annualmente delle cosiddette fascette (fascine) le cui secche fronde serviranno da alimento a tali animali nel ‘verno quando le nevi o temporali loro non permetteranno di uscire dai ridotti o dalle stalle. Esse fascette si comporranno di soli rampolli sui tronchi degli alberi. Il taglio di questi si farà sotto l’occhio del Guarda Boschi e sotto la vigilanza stretta del Sindaco e Decurioni, soggettandosi a pena se si oltrepasserà la norma suddetta.
Art. 4 – L’affittuale di essi 50 animali caprini per siffatto pascolo pagherà al Comune al solito come fida di erbe tanto vernatiche che estive annui grana 15 per ciascuna capra, caprone ed annecchia e grani 7 per ciascun capretto.
Art. 5 – Il predetto affittuale in vista della prescrizione o ordinativo scritto del medico o chirurgo, sarà obbligato prontamente a conteggiare la prescritta quantità di latte ad ogni cittadino che lo richiederà per uso di salute. Esigerà per ciascuna caraffa di esso (latte) grani 3, giusta l’antica consuetudine in questo Comune.
Art. 6 – Sino a che la popolazione non crescerà, non sarà previsto innalzamento alcuno al numero delle capre per la salute. All’oggetto saranno fatte comunicazioni almeno due volte l’anno, una in maggio onde non siavi intrusione di capretti ed una dopo li 2 di novembre perché nel novello anno pastorale incominciato dal 1° ottobre, non conservisi dal fittuario un numero di animali caprini oltre quello di 50 come sopra stabilito. La contravvenzione a ciò darà motivo ad azione penale perseguibile dal Ministero Pubblico”.
In sintesi il nuovo regolamento ricalcava grosso modo la situazione esistente, però l’aspetto che dette origine a non poche proteste riguardava il testo addizionale del regolamento che nella medesima riunione venne approvato dal Decurionato e conteneva esclusivamente le pene, per la verità un po’ severe, riservate ai trasgressori del regolamento appena approvato.
“I precedenti articoli 3,4,5 e 6 saranno trascritti nelle scritture che pei novelli affitti di dette capre stipuleranno gli Amministratori di Beneficienza.
In prosieguo e in correlazione a quanto è stato di sopra deliberato, conformemente al testo della proposta sopra trascritta del Sindaco ed inoltre volendosi allontanare tanti altri sperimentati pubblici inconvenienti al che appunto mira la Polizia Amministrativa, il Decurionato medesimo propone i seguenti articoli addizionali al regolamento di Polizia Urbana e Rurale del 20 luglio 1823, tuttora in vigore in questo Comune.
1. È punito colla detenzione di 20 giorni e coll’ammenda da 15 a 29 carlini chiunque esercita il mestiere di pascolare le capre senza legale permesso che ne indichi il numero, oltre al ristoro del danno. All’oggetto si terrà il registro degli individui che fanno il mestiere di menare le capre al pascolo.
2. Tale permesso sarà limitato a quel numero di animali caprini che sarà stato giudicato necessario all’utile della salute. Quindi si incorrerà nelle pene stabilite nel precedente articolo se nei tempi prescritti dalla Municipalità si troverà che menasi al pascolo un numero di capre superiore a quello menzionato in detto regolare permesso.
3. Il proprietario delle capre conservate per uso della salute pubblica o l’affittuario di esse, essendosi date in affitto, sarà punito colla detenzione da 3 a 12 giorni e coll’ammenda da 5 a 29 carlini per ogni volta che nega il latte a chi sulla prescrizione scritta del Medico Chirurgo o del Chirurgo lo richiede per uso di salute. (Stessa pena) Se lo vende a prezzo maggiore di quello che è stato determinato dal decurionato con deliberazione approvata dai superiori amministratori. (Stessa pena) Se dette capre saranno menate a pascolare oltre il recinto ed in luoghi diversi da quelli determinati dal Decurionato. Salvo agli altri proprietari che per contravvenzione al presente atto hanno ricevuto danno nei fondi rustici propri il diritto di agire nei modi legali presso il giudice competente per il ristoro dei danni ed interessi.
4. Sarà punito coll’ammenda da 12 a 29 carlini colui che, avendo fondi rustici cinti di siepe viva accanto a strade menanti da Comune a Comune e alle diverse contrade dell’agro di Borrello, non reciderà spontaneamente due volte l’anno nel mese di maggio e di ottobre le parti che sporgono in dette strade e che impediscono e fan male a coloro che vi transitano sia a piedi che accavallo o con animali con soma.
5. Sarà punito colla detenzione di 10 giorni e coll’ammenda di carlini 29 chi incomincerà la vendemmia prima del tempo che secondo la natura delle stagioni sarà in ciascuno anno determinato dal Corpo Municipale.
6. Saranno puniti coll’ammenda da 12 a 29 carlini le persone che tagliando la strada pubblica ed altri appositi e permanenti sentieri, transiteranno sugli adiacenti terreni seminati (Si metteva a rischio la stagione del raccolto e per una famiglia era una cosa molto seria) o comunque riparati: la pena sarà applicata al maximum se costoro vi menano o guidano animali: salvo al proprietario o colono il ristoro del danno e interesse ed il diritto di agire per forza maggiore se vi avrà luogo.
7. Sarà punito colla detenzione di 10 giorni e coll’ammenda di carlini 29 chiunque incomincerà la falciatura o taglio delle erbe per uso di fieno nella estesa prateria sita in contrada Pantanete in questo tenimento prima del tempo che sarà destinato dal Corpo Municipale.
8. Sarà punito coll’ammenda da 20 a 29 carlini colui che farà pascolare gli animali sui terreni ridotti a prati artificiali per la seminazione della granfa lupina (grampa lupina; sulla), dell’erba medica e di qualunque altro seme e ciò pel solo grave fatto dal pascolo. Salvo il ristoro del danno e le pene maggiori sull’istanza del danneggiato.
Firmato:
Francesco Zocchi, Decurione
Mattia Di Nardo, Decurione
Carmine Ferrari, Decurione
Gregorio Spagnuolo, Decurione
Nazario Di Luca, Decurione
Andrea Carusi, Decurione
Giocondo di Nardo, Decurione
Raffaele Di Luca, Sindaco”.

Lettera CapreNon appena la deliberazione del Decurionato venne resa pubblica, essa fu oggetto di numerose considerazioni, in particolare da parte dei piccoli e piccolissimi proprietari di terre; in effetti l’addizionale al Regolamento di Polizia Urbana e Rurale del Comune tendeva sostanzialmente a tutelare gli interessi dei grandi proprietari terrieri e degli allevatori affittuari delle capre della Chiesa di S. Antonio. In sintesi: si lasciare la situazione invariata. Non passò molto tempo e non appena il periodo invernale fu superato e le capre potevano essere condotte a pascolare al di fuori degli stazzi invernali, una vivace protesta delle famiglie che allevavano una o al massimo due capre, si concluse con una significativa petizione firmata da 34 cittadini di Borrello, con lo scopo di spezzare il monopolio degli allevatori affittuari delle capre della Chiesa di S. Antonio. Infatti i firmatari chiedevano l’abolizione degli articoli aggiuntivi al regolamento di Polizia Urbana e Rurale e in particolare quelli relativamente alle pene previste per le trasgressioni al regolamento del pascolo delle capre. Al riguardo alcuni aspetti sono particolarmente significativi: il tono della petizione, con un esplicito riferimento alla nuova Costituzione appena promulgata, il momento storico che stava attraversando il Regno e, in particolare, la situazione politica interna, considerando che il fermento innovativo del ’48 era già iniziato in Sicilia con l’insurrezione di Palermo sin da gennaio e l’11 febbraio 1848 il Re Ferdinando II aveva concesso la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.

29 aprile 1848 (Petizione)
“Al Corpo Municipale di Borrello.
Egli non è da dubitare che i popoli debbano essere governati in modo da corrispondere pienamente ai loro bisogni e giusti desideri. Difatti il magnanimo Ferdinando II, dandoci generosamente una costituzione, ha accordato a tutti il diritto di chiedere e far conoscere i propri bisogni. ….
Gli individui di Borrello qui sottoscritti, servendosi del diritto di petizione, espongono alle SS.LL. quanto appresso.
L’addizione al regolamento di Polizia Urbana e Rurale di questo Comune della data de’ 30 settembre 1841, riportato nel Giornale d’Intendenza a pag. 292, anziché produrre l’effetto che si voleva, restringe il libero esercizio dei diritti civici e civili di ogni cittadino. Imperochè già nessuno può vantare quella libertà riguardo alle proprie cose che Sua maestà il Re sì generosamente concedeva nell’Art. 26 della Carta di Legge, per cui la proprietà individuale è inviolabile. Il pieno esercizio non può essere ristretto se non da una legge per ragione di pubblico interesse. L’addizione precitata (al regolamento di Polizia Urbana e Rurale di Borrello) si oppone con molto rigore al pieno esercizio de’ propri diritti, giacchè per essa nessuno può menare al pascolo le capre senza un legale permesso. Permesso che, contro il diritto di proprietà deve chiedersi anche per i propri fondi.
Chiedono: 1) Che tutti i proprietari di fondi possano pascolare una capra ad uso proprio facendola pascolare sui propri terreni. 2) Che volendosi aumentare il permesso non possa essere maggiore di due (capre) e per questo solo si dovrà ricorrere al Corpo Municipale, il quale nell’accordare il permesso terrà presente il numero degli individui che compongono la famiglia del petizionante e la qualità di terre che possiede. 3) Che a ognuno sia ristretto il diritto di far pascolare gratuitamente sui propri fondi le capre appartenenti a terzi, ma con un compenso che appellasi fida e nello stesso modo si sta praticando per le pecore. 4) Che coloro che abusivamente, senza interpellare il Consiglio Municipale cui è dato il poter esaminare immediatamente il bisogno del popolo, menano al pascolo due capre o un numero maggiore andrà soggetto ad una ammenda comunale. 5) Che a tal uopo si tenga nella Cancelleria (Comunale) un registro con i nomi dei proprietari possessori delle capre ed il numero delle stesse per capi.
Si spera che il Collegio Municipale di Borrello sarà per accogliere questa petizione, la quale mira a revocare il regolamento addizionale predetto, conciliando l’esercizio pieno dei propri diritti, coll’agricoltura e il bene pubblico….
Firmato:
Gaetano Di Fiore, Giuseppe Di Fiore, Mariano Di Fiore, Domenico Cavallaro, Gaetano Di Francesco, Giovanni Di Nillo, Vincenzo Di Nardo, Emanuele Di Luca, Gabriele D’Auro, Giuseppe Di Luca, Amadio Rago, Felice Evangelista, Carmine Evangelista, Felice Antonelli, Andrea Simonetti, Domenico Zocchi, Carmelo Di Luca, Gaetano Spagnuolo, Lodovico Evangelista, Gaetano Simonetti, Giovanni Di Nillo, Domenico Simonetti, Gaetano Zocchi, Domenico Di Fiore, Domenico Spagnuolo, Antonio Del Pesco, Antonio Simonetti, Paolo Evangelista, Franco Di Liscia, Carmine Evangelista D’Evangelista, Salvatore Di Luca, Gaetano Di Nardo, Giuseppe Di Nardo”.

Come spesso succede alle parole seguirono i fatti: proteste, assembramenti presso la sede municipale, minacce e violenze, ammutinamenti di ogni sorta contro le decisioni del Decurionato. Si era giunti al limite della rivolta e il 4 maggio il Sindaco Gregorio Spagnuolo convocò in tutta fretta il Decurionato che in una concitata riunione approvò una delibera la quale rispondeva ad ogni richiesta del popolo in procinto di ribellarsi. Nella delibera stessa, indirizzata come da prassi al Sottointendente di Lanciano, veniva indicato il rischio di una seria rivolta contro l’Amministrazione Comunale per cui, dato il difficile momento politico del Regno, si pregava l’Intendete di Chieti di ratificare subito la delibera del Decurionato di Borrello per renderla operativa e placare gli animi. Un’altra considerazione da tenere presente è che la popolazione di Borrello non era nuova ad eccessi simili, già in passato si era resa protagonista di una violenta protesta alla fine del ‘700 in occasione della occupazione da parte delle truppe francesi del Regno di Napoli, la quale sfociò nelle uccisioni di alcuni cittadini di Borrello nel comune di Altino. Successivamente, nel primo decennio dell’800, in occasione della distribuzione delle terre demaniali alla popolazione, in attuazione degli Usi Civici, la tensione raggiunse l’apice con la questione delle terre occupate nella parte bassa del territorio comunale di Borrello al confine con il Comune di Villa Santa Maria.Capra Nera

4 maggio 1848
“L’anno 1848 al dì 4 di maggio in Borrello, al Decurionato riunito in sessione, il Sindaco presidente ha fatto la seguente proposta.
L’altro voto pubblico appalesato da questo popolo insorto è stato quello di veder modificato il regolamento di Polizia Urbana e Rurale e propriamente dell’addizione riportata nel Giornale d’Intendenza del 1841 a pag. 292 relativo al pascolo delle capre. (Il Decurionato) vuole assolutamente e senza nessun pretesto che si provochino al momento le disposizioni perché sia permesso a ciascuna famiglia di ritenere almeno una capra per i bisogni dei rispettivi individui componenti la famiglia medesima e quei che posseggono notevole estensione di terreni vogliono ritenersi sempre pel suddetto uso, e non per industria, almeno due animali caprini. Una petizione esibita a questo Collegio decurionale nel dì 29 del passato aprile maggiormente avvalora le loro pretensioni che intendono sostenere anche colla violenza senza ammettere il minimo pretesto. Le voci quindi tumultuose i continui ammutinamenti, le imprecazioni con la più funesta origine se non vedesi secondati in questa giusta petizione richiesta dall’incombenza dei rispettivi bisogni, anche perché non tutti sono nella circostanza di produrre quotidianamente quella quantità di latte indispensabile ai loro bisogni.
Le SS.LL. deliberano analogamente.
Il Decurionato udita la proposta del Sindaco; inteso il pubblico voto; considerando che non altrimenti si può quietare l’insorto tumulto che è da attribuire per quanto si può alle manifestazioni; considerando che il bisogno richiede misure pronte onde impedire altri eccessi; delibera 1) Che si produca modifica allo stato su accennato. 2) Che sia permesso a ciascuna famiglia condurre al pascolo una sola capra, salvando i diritti della proprietà dei proprietari particolari i quali ricusassero di accordare il detto permesso sui loro fondi. 3) I possessori di terreni al di là di 20 (tomoli) di estensione possono tenere e menare al pascolo non più di due capre, rispettando i diritti di terzi, in ordine al popolo medesimo. 4) Della presente concessione s’intende accordata relativamente alle terre boscose. 5) Saranno liberi i cittadini di regolare tra loro la promiscuità del pascolo delle capre senza veruna restrizione. 6) Deve essere d’obbligo poi di tutti i possessori di capre somministrare il latte solo a vista della prescrizione in iscritto del medico senza potersi negare, ricevendo quel compenso che sarà in seguito fissato da non oltrepassare grana 2 e mezzo per ogni caraffa (Litri 0,727). A chi si negasse incorrerà nella penale di carlini 6 a pro della Cassa Comunale e potrà ricevere dal Corpo municipale l’inibizione al menare al pascolo più capre.
Resta in vigore l’addizione suaccennata al Regolamento di Polizia; in quanto non si oppone al presente atto deliberativo. Il Signor Intendente è pregato di subito approvare il presente atto deliberativo.
Firmato:
Stanislao Elisio, Decurione
Domenico D’Auro, Decurione
Domenico Evangelista, Decurione
Raffaele Di Luca, Decurione
Antonio Di Nardo, Decurione
Biase Di Biase, Decurione
Carmine Ferrari, Decurione
Carmine Palmieri, Decurione Segretario
Gregorio Spagnuolo, Sindaco”.

Firma SindacoCirca un mese dopo il Sottointendente di Lanciano, rendendosi conto della gravità della situazione a Borrello si premurava di avvisare riguardo all’accaduto l’Intendente della Provincia di Chieti, suggerendogli di approvare le richieste della petizione dei cittadini di Borrello in modo da non aggravare una situazione già molto tesa. Dopo qualche giorno il Sottointendente faceva recapitare al Decurionato di Borrello una lettera con la quale lo esortava a riunirsi immediatamente per riesaminare le delibere comunali relative al pascolo delle capre, che tanto scompiglio avevano generato in paese. Particolarmente interessante appare il seguito della nota, nella quale si invitava il Decurionato a riunirsi, in questa critica situazione, anche sotto la presidenza del Primo Eletto per apportare al regolamento di Polizia Urbana e Rurale quelle modifiche, relative al pascolo delle capre, richieste in modo fermo dalla petizione sopra descritta, così da uniformarsi ai bisogni della popolazione. Viene da chiedersi che fine avesse fatto il Sindaco Gregorio Spagnuolo, la cui assenza veniva implicitamente confermata dalla nota del Sottointendente. Infine con la delibera del Decurionato del Comune di Borrello del 17 maggio 1848 quasi tutte le richieste dei cittadini firmatari della petizione furono accolte.

8 maggio 1848
“Sottointendenza di Lanciano, N° 2713
Al Signor Intendente di Abruzzo Citeriore in Chieti
Signore, Le trasmetto una deliberazione decurionale di Borrello con cui si chiede una modificazione al regolamento di Polizia Rurale pel mantenimento delle capre, che si trova vietato ai termini del Real Rescritto del 9 dicembre 1831, che restringe l’esercizio dei diritti di proprietà per ragione di pubblico interesse.
Io senza dipartirmi da quanto le rassegnai col mio rapporto del 29 luglio ultimo (1848) N° 5559 a riguardo di detti animali caprini aggiungo che può, senza vulnerazione della legge restrittiva del diritto di proprietà, deferirsi alla proposta del Decurionato (di Borrello) nell’interesse degli altri petizionari con le condizioni dettate ai medesimi mediante la riforma del regolamento estensivamente proibitivo, nel qual caso la permissione parrebbe innocua alla economia silvana.
Il Sottointendente M. Bevilacqua”.

17 maggio 1848
Nota del Sottointendente di Lanciano al Decurionato di Borrello
“È interesse di fare prontamente riesaminare dal Decurionato con l’intervento del Primo Eletto la deliberazione relativa al pascolo delle capre in codesto Comune. Mi invierà subito il novello atto deliberativo. Si invita a tale riesame le SS.LL. soggiungendo di doversi riformare necessariamente per i bisogni della popolazione il regolamento inserito nel Giornale d’Intendenza del 1841 e nello stesso modo fu da loro proposto coll’atto deliberativo dei 4 di questo mese”.

17 maggio 1848
Il Decurionato e il Primo eletto, inteso il Secondo Eletto, letto l’atto del Signor Sottointendente, considerando che il popolo deve essere secondato nel loro giusto desiderio circa la modifica dell’attuale regolamento di Polizia Urbana e Rurale sul pascolo delle capre inserita nel Giornale d’Intendenza dal 1841: sia così modificata.
1) È permesso a ciascuna famiglia di Borrello di menare al pascolo una sola capra, facendo sempre salvi i diritti dei particolari proprietari di terre, i quali ricusassero di accordare detto pascolo sui loro fondi, si potrebbe querelare i contravventori. 2) I proprietari possessori di terre di una estensione al di la di tomoli 20 possono menare al pascolo non più di due (capre) sempre rispettando i diritti di terzi, in ordine al pascolo medesimo. 3) Coloro che possedendo pochi terreni meneranno al pascolo più di una capra e coloro che possedendo tomoli 20 di terreno meneranno al pascolo più di due capre incorreranno alla penale di carlini 5 a capo, da cedere a pro della Cassa Comunale. 4) A niuno è permesso menare al pascolo dette capre nei luoghi boscosi ed i contravventori incorreranno nelle pene stabilite dalle leggi silvane. 5) Saranno liberi i cittadini regolare tra loro la promiscuità del pascolo delle capre e ciò senza veruna restrizione. 6) Deve essere fatto obbligo poi si tutti i possessori di capre somministrare il latte solo a vista a vista della prescrizione in iscritto del medico, ricevendo quel compenso che sarà determinato da non oltrepassare 2 grana e mezzo la caraffa (Litri 0,727a). Colui che si negherà incorrerà nella penale di carlini 6 a pro della Cassa Comunale e potrà dal Corpo Municipale ricevere l’inibizione a non più menare al pascolo delle capre. 7) L’addizionale riportata nel Giornale del 1841 rimane in vigore in quanto non si oppone al presente altro deliberativo.
É pregato il Signor Intendente di tosto approvare il presente atto deliberativo.
Firmato:
Stanislao Elisio, Decurione
Raffaele Di Luca, Decurione
Antonio Di Nardo, Decurione
Domenico Evangelista, Decurione
Domenico D’Auro, Decurione
Carmine Ferrari, Decurione
Carmine Palmieri, Decurione Segretario
Gabriele D’Auro, 1° Eletto
Vincenzo Cavallaro, 2° Eletto
Per il Sindaco Gregorio Spagnuolo assente il 2° Eletto Vincenzo Cavallaro”.

4 settembre 1848
“Intendenza di Lanciano, 2° Uffizio 2° Carico / 5024
Articolo addizionale al regolamento Municipale di Borrello
Al Signor Intendente della Provincia – Chieti
Uniformandomi all’unanime voto del decurionato di Borrello mi fo in dovere di acchiudere alla presente un estratto della deliberazione de’ 23 luglio ultimo, contenente un articolo addizionale al regolamento di Polizia Urbana e Rurale, per non far deporre nell’interno di quell’abitato paglia e fieno facile ad incendiarsi.
Il Sottointendente”.

A prima vista potrebbe sembrare che le cose si fossero in un certo qual modo sistemate, ma in realtà la situazione era più complessa. A partire dalla seconda metà di maggio Ferdinando II iniziò una violenta repressione verso i liberali che sostanzialmente ripristinò la precedente situazione. Per quanto riguarda il pascolo delle capre a Borrello, il ritorno al deludente passato è ben sintetizzato dalla richiesta del 1850 da parte del Signor Federico Spagnuolo per poter allevare due capre avendo egli una famiglia di 11 individui.

22 agosto 1850
“A Sua Eccellenza il Sig. Intendente della Provincia di Chieti
Federico Spagnuolo del fu Giovanni, proprietario del Comune di Borrello, espone umilmente all’Eccellenza Vostra che avendo una famiglia composta di 11 individui à spesso bisogno di latte per uso di salute.
A satisfare il bisogno e per non contravvenire all’addizionale regolamento di polizia del 30 settembre 1841 chiede dalla giustizia della Eccellenza Vostra il permesso di poter tenere due animali caprini con facoltà di menarli al pascolo su fondi propri e su quelli de’ particolari (proprietari) qualora costoro il consentissero.
Il Sindaco di Borrello”.

31 Ottobre 1850
“Sottintendenza del Distretto di Lanciano
Abruzzo Citeriore
Carico 6649 – n. 18770
Al Signor Intendente di Abruzzo Citeriore (Chieti)
Mi fo il dovere di assicurarla, nel renderle l’esposto di D. Federico Spagnuolo di Borrello, che realmente la famiglia di costui abbisogna di latte per ragioni di salute, ma che la quantità che ne produce un solo animale caprino possa esser sufficiente all’indicato bisogno. Quindi, ove Ella non sia per disconvenirne, crederei di potersi accordare l’implorato permesso, ai termini della petizione e del regolamento di polizia municipale del 30 settembre 1841, da limitarsi però ad una capra soltanto
Il Sottointendente”.

15 Febbraio 1851
(Indicazioni dell’Intendenza di Chieti)
“Capre per uso della salute pubblica in Borrello.
Si risponda ne’ termini della sua pregiata lettera del 31 Ottobre ultimo (1850) # 6649, rimane accordato a D. Federico Spagnuolo di Borrello di poter, per oggetto di salute, mantenere e menare al pascolo una capra sui fondi propri e di altri particolari proprietari quando costoro vi acconsentissero.
n. 940”.

I cittadini firmatari della petizione del 28 aprile 1848, non si dettero per vinti e negli ultimi mesi del 1852, sopiti i movimenti burrascosi del 1848, inoltrarono la medesima petizione direttamente al Real Ministero dell’Interno, scavalcando il Comune di Borrello, la Sottointendenza di Lanciano e l’Intendenza di Chieti. Queste ultime due, loro malgrado, furono costrette a riesumare gli incartamenti relativi al pascolo delle capre di Borrello per fornire i chiarimenti richiesti dal Ministero.

2 ottobre 1852
“Napoli, Ministero dell’Interno e Real Segreteria di Stato
Ramo Interno, 2° Ripartimento, 4° Carico, N° 7213
Al Signor Intendente, Chieti
Signore, La prego volermi presto riferire sull’annesso esposto dai naturali del Comune di Borrello, i quali ricorrono contro il divieto di tenere animali caprini nei loro fondi.
Il Ministro dei Lavori Pubblici Segretario di Stato”.

7 dicembre 1852
“Chieti, Intendenza, 3° Uffizio, 1° Carico
Al Sottointendente di Lanciano
Oggetto: Sul divieto delle capre in Borrello
Signor Sottointendente, Lanciano
Le fo tenere un esposto de’ naturali di Borrello indirizzato al Real Ministero dell’Interno, da cui mi è pervenuto, contro il divieto espresso nel regolamento di Polizia Municipale di tenere animali caprini ne’ fondi propri. Acciò voglia prestarsi alla compiacenza di volermi sull’oggetto sollecitamente informare, restituendo l’esposto medesimo”.

7 febbraio 1853
“Sottintendenza del Distretto di Lanciano, Abruzzo Citeriore
3° Uffizio, 1° Carico, N° 1025
Oggetto: Sul divieto delle capre in borrello
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Signore, di risposta al suo venerato foglio notato al margine, le torno l’esposto fatto a nome dei naturali di Borrello, i quali si dolgono di non poter menare al pascolo gli animali caprini neanche nei fondi propri. Mi onoro di rassegnarle che in virtù dell’articolo addizionale al regolamento urbano e rurale di quel Comune, da lei approvato il dì 30 settembre 1841, non possono pascolare in quel tenimento che quelle sole capre necessarie per la pubblica salute, dopo di essersene ottenuto il legale permesso che ne determini il numero”.

Dunque ci è giunta traccia delle rispettive comunicazioni riguardanti le capre di Borrello fino al 1853, poi il silenzio: la burocrazia aveva ripreso il suo corso inesorabile, ma già nuove nubi si mostravano all’orizzonte e, di lì a pochi anni, nuove vicende avrebbero sconvolto completamente il Regno partenopeo fin nelle più remote valli dell’Abruzzo, con particolare ferocia nell’abitato di Borrello.