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1827 – 1828 Sul conto del Sindaco di Borrello

La vicenda che nel 1827 coinvolse il sindaco di Borrello Antonio di Francesco mostra le modalità con le quali venivano, grosso modo, amministrate le risorse pubbliche del Comune e in particolare come venivano controllate le amministrazioni locali dagli Organi competenti. Inoltre la documentazione trascritta mette in evidenza la rilevante importanza che i boschi avevano in passato per le economie rurali montane e per la stessa Amministrazione e illumina a sprazzi i rapporti tra i singoli amministratori locali, con gli addetti alla vigilanza e con il potere provinciale il quale rappresentava direttamente lo Stato, cioè il Regno delle Due Sicilie.
I fatti consistono in una denuncia predisposta da sette dei dieci Deurioni (Consiglieri) del Comune di Borrello contro l’operato del sindaco Antonio di Francesco. Nell’autunno del 1927 alcuni cittadini di Borrello in diverse occasioni erano stati sorpresi mentre facevano provviste di legname nei boschi appartenenti al demanio comunale, in particolare nelle quercete di Pilo e San Martino. Il locale Guardaboschi, in accordo con il Sindaco, sequestrò ai tagliatori abusivi sia gli attrezzi usati per il taglio che la legna già tagliata. In seguito il Sindaco aveva rivenduto, a locali e a forestieri, il legname sequestrato, impossessandosi dei relativi proventi, come pure del pagamento preteso dai colpevoli per restituire loro gli attrezzi da lavoro. La cupdigia del Sindaco scontentò il Guardaboschi che, sentendosi coinvolto e non soddisfatto, rivelò la macchinazione ai Decurioni, cercando di giustificare il prorpio operato facendo ricadre tutta la responsabilità sul primo cittadino Antonio di Francesco. In seguito agli accertamenti espletati dal Sottintendente di Lanciano e dall’Intendente di Chieti il Sindaco di Francesco venne sospeso all’inizio del 1828, ma fu reintegrato nelle sue funzioni dopo qualche mese.
A Borrello, come in tutta l’area interna del fiume Sangro, gli inverni rigidissimi costituivano ogni anno un serio ostacolo da superare e avere una riserva di legna da ardere sufficiente era la prerogativa essenziale per arrivare senza patimenti eccessivi alla primavera successiva. I cittadini di Borrello che possedevano boschi da taglio e gli artigiani e notabili che potevano permettersi di acquistare legname non avevano grandi problemi nel corso dell’inverno, ma molti contadini, braccianti e poveri erano costretti, tra rischi e difficoltà, a tagli abusivi nei boschi demaniali del Comune per cercare di accumulare un po’ di legname. IL Comune da parte sua utilizzava i boschi amministrati per ricavarne legna da vendere allo scopo di incrementare gli introiti della cassa.
Molto probabilmente succedeva che l’Amministrazione Comunale chiudeva un occhio sui tagli abusivi per non gravare eccessivamente le difficoltà della povera gente, forse non dichiarava il reale valore della legna tagliata destinata alla vendita con l’intento di versare meno tasse allo. Questa situazione quasi certamente era nota alle Autorità provinciali e lo si deduce anche dall’ammissione del Sindaco di Borrello davanti al Sottintendente che sosteneva “…così si è praticato dai Sindaci antecessori …”. La situazione assunse una piega diversa quando il signor di Francesco, non nuovo a interpretazioni disinvole dei regolamenti (vedasi i lupi uccisi a Borrello nel 1827, stranamente sprovvisti degli orecchi ch ne avrebbero dovuto testimoniare l’autenticità) pretese di riservare a se stesso tutti i vantaggi derivanti dalla gestione dei boschi comunali, provocando l’irritazione del Guardaboschi, suo ex complice, e  la reazione dei Decurioni che sollevarono il caso davanti alla Intendenza Provinciale dell’Abruzzo Citeriore a Chieti. Autorità che, essendo a conoscenza di come venivano condotti gli affari comunali nei diversi centri del Regno, applicarono decisioni non drastiche cercando di non inasprire eccessivamente i rapporti tra i vari soggetti coinvolti.

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Borrello li 22 Novembre 1827
Dai Decurioni del Comune di Borrello
Innanzi a Sua Eccellenza l’Intendente della Provincia di Abruzzo Citra
Eccellenza,
i rappresentanti il Decurionato di Borrello con fervide e vive suppliche rappresentano all’Eccellenza Vostra quanto segue.
Da qualche tempo i cittadini del Comune suddetto profondamente si dolgono della condotta dell’attuale Sindaco in ordine alla amministrazione poco confacente che il medesimo tiene de’ beni comunali; costui invece di mostrarsi aministratore de’ beni citati, addimostrasi, in contrasto, qual distruttore e depredatore de’ beni medesimi. Ed in effetti la conclusione di tali doglianze prende origine da giusti e legittimi motivi, quali son quelli in ordine a incalcolabili e continui danni che per lo passato, e tutto dì si commettono per sua intelligenza e suo assenso, di tagli nell’ex Feudo del Comune (Feudo di Pilo) soggetto alla sua amministrazione con vincoli forestali.
Tante volte con giusta rimostranza gli esponenti (i Decurioni) han fatto conoscere al medesimo (il Sindaco) i suoi traviamenti per ricondurlo a calcare un sentiero più conducente ai vantaggi Comunali. Ma questi sordo a tali piucchè motivati intendimenti, ha con protervia continuato ed impunemente a vendere quel che non è suo, (sostenendo) che egli non è che il mero amministratore e tutore insieme; nulla ostante che gli si siano minacciati  rapporti a’ Legittimi Superiori per invocarne la punizione.
Al Guardabosco si son fatte le consimili rimostranze il quale ha cercato di giustificarsi con il fatto che tutti i danni anteriormente commessi e che tuttora si commettono sui boschi  del Comune, appartenenti alla di lui custodia, abbiano avuto ed abbiano origine dal primo amministratore (cioè dal Sindaco), mentre per quanti  pegni consistenti in scuri ronche ed in altri istrumenti silvani, abbia egli presso il Sindaco depositati, sono stati tutti riconsegnati ai delinquenti per transazione illecita ……………. lasciando così impuniti i delitti di taglio, defraudando così il Comune sia della multa che dell’indennizzamento de’ danni. Ed oltracciò va aggiunto che non trascorra giorno in cui il suddetto (Sindaco) non venda a bassissimi prezzi con ulteriori danni, li alberi a forestieri e cittadini contro il suo assenso (del Decurionato).
I supplicanti senza darsi carico dei gravi danni che siano commessi per intelligenza del solo Sindaco o del solo Guardabosco, o dall’uno e l’altro in consenso, compiangono solo profondamente la miseria de’ poveri aministrati, inoltre tra poco mancherà un cespite d’introito alle rendite del proprio Comune, cui dovrassi supplire con nuove imposte, gravando i suddetti (cittadini) d’ulteriori dazi.
Il dovere d’invigilare ai regolari andamenti dell’amministrazione, la responsabilità alla quale i rappresentanti (Decurioni) vanno soggetti e lo scrupolo di coscienza ….. sul tacersi ciò che son tenuti a strettamente rivelare ai Legittimi Superiori, giusta promissione con giuramento allorchè furono istallati, far ricorre loro alla Eccellenza Vostra, a ciò si prenda la conveniente misura, commettendo (predisponendo) la verifica a un soggetto che non guardi ad altro che all’azione della giustizia e che si metta dall’Eccellenza Vostra un argine agli ulteriori danni e ad un tempo siano puniti i di già commessi.
Per ultimo gli esponenti fan conoscere all’Eccellenza Vostra che siccome il divisato Sindaco, se ha poco da prendere, così essendo in sua mente che de’ danni i più immensi che rechi colla sua dolosa amministrazione ai beni comunali non sia già astratto all’indennizzamento, non avendo ove il Comune rifarsi e ripartendone i suoi beni depositati (i risparmi). Ne pregano per la qual cosa instantimente l’innata bontà dell’Eccellenza Vostra onde tosto commetta (predisponga) la cennata verifica per quindi far conoscere a Sua Eccellenza il Ministro di Grazia e Giustizia la situazione del Sindaco suddetto e insieme quella del Guardabosco; imperocchè sembra cosa appoggiata al diritto che ai dolosi aministratori debba essere tolta qualunque aministrazione per la conservazione e bene della cosa aministrata e a quei che con essa hanno uno stretto rapporto, e l’avranno a grazia ut Deus.
I Decurioni: Francesco Zocchi, Pasquale di Liscia, Domenico Zocchi, Biase Simonetti, Gloriano Spagnuolo, Marcello Di Nunzio, Giocondo di Nardo Decurione Segretario
Note: Registrato al N. 9682, Chieti li 7 Dicembre 1827. Al Signor Sottintendente del Distretto di Lanciano, che informi. L’ntendente Fernando D.

Condotta Sindaco Borrello 1827 11 01 Firme)

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio del Segretariato – Num.° 59
Lanciano 10 Gennajo 1828
Al Signor Intendente della Provincia, Chieti
Signor Intendente,
non prima di quest’epoca mi è riuscito di risultare il di Lei incarico affidatomi con provvediment al margine di un ricorso di diversi Decurioni di Borrello, pertanto la data de’ 7 Dicembre scorso N° 9682, è che con la presente ho l’onore di ritornarla, dapoichè tardi mi sono pervenuti gli elementi.
Adempiendo ora le fo conoscere che sia vero quanto si è dedotto contro tal Sindaco e ciò perchè quel Guardabosco credendo di poter fare gli suoi interessi associato al medesimo, trascurando il dovere del suo ufficio nella rappresaglia de’ delinquenti forestali, invece di redigere de’ verbali, si serviva di presentare al Sindaco gli oggetti pignorati (quelli usati per il taglio absivo della legna: asce, seghe, ecc.), perchè così d’accordo fra loro, coll’esigere da ogni delinquente qualche cosa, ne avrebbe avuto la rata di suo guadagno; ma come esso Sindaco è riconosciuto da tutti per un misrabile, nell’eseguire quanto era di concerto come sopra, si appropriava a se geloamente. Il Guardabosco ingannato si diede la premura di svelare ciò, che da prima era un’arcano e per conseguenza il carico (la colpa) si è per di lui opera gettato sul detto Sindaco, il quale d’altronde non ha mancato in altro modo abusare chi permetteva de’ tagli ne’ Boschi Comunali senza profitto del Comune. Il che per altro dovrebbe essere verificato con una perizia sopra luogo. Il certo però si à che gli affari comunali, relativi alla conservazione de’ cennati Boschi in detto Comune, non sono ben condotti sotto l’amministrazione dei soggetti menzionati.
Il Sotto Intendente P. F. Carrunchio

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INTENDENZA DI ABRUZZO CITERIORE
Uffizio di Affari Interni
Chieti il dì 15 Gennaio 1828
Al Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni,
avendo rilevato da un rapporto del Sottintendente del Distretto di Lanciano che il Sindaco di Borrello abbia impunemente permesso de’ danni al Bosco Comunale, esigendo anche delle somme da taluni delinquenti, trovati nella flagranza, l’ho sospeso dalla carica e vado a scrivere al Sottintendente perchè lo noti ne’ discarichi, onde prendere in seguito le convenienti determinazioni.
Mi dia l’onore di rassegnare tutto ciò all’Eccellenza Vostra perchè si degni di inviarmene intesa.
Firma illegibile

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MINISTERO E REAL SEGRETRIA DI STATO DEGLI AFFARI INTERNI
2° Ripartimento – Carico N. 92
Napoli 19 Gennaio 1828
Al Signor Intendente di Abruzzo Citeriore, Chieti
Signore,
Resto inteso di quanto ella mi ha riferito al 15 dell’andante sulla sospensione del Sindaco di Borrello.
Il Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni
Marchese Amati ..
Note: Ai 28 Marzo 1828, si solleciti il Sottintendente (di Lanciano) all’adempimento delle disposizioni de’ 15 Gennaio ultimo (1828).

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Lanciano 20 Gennaio 1828
Oggi che sono li venti due Gennaio mille ottocento vent’otto, nella Sottintendenza di Lanciano dinanzi a Noi Carlo Filippo Cancenchi(?) Sott’Intendente del Distretto è comparso dietro nostra chiamata il Sindaco di Borrello Antonio di Francesco al quale avendo imposto di scaricarsi sulle imputazioni addossategli di aver egli a se appropriate le multe esatte da diversi naturali di detto Luogo (Borrello) colti nella flagranza dal Guardabosco, allorchè commettevano i danni alle querce comunali trascurandosi la redazione dei verbali in regola.
Ha risposto esser vera l’esazione di diverse somme fatta dai danneggiatori, ma che egli non ha inteso mai di appropriarle a se, ma di darne conto in fine dell’Amministrazine, avendosene all’uopo formato un notamento che promette di ricapitare a questa Sott’Intendenza appena si sarà restituito in residenza; e che ha tanto aspettato è stato perchè così si è praticato dai Sindaci suoi antecessori.
Dichiarando infine la sua ignoranza in materia di Amministrazione perchè contadino, non essendo stato istruito da nessuno.
Ha quindi firmato la presente
Antonio di Francesco

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio del Segretariato – Num.° 630
Lanciano 5 Aprile 1828
Al Signor Intendente della Provincia, Chieti
Signor Intendente,
le sue disposizioni contenute nel pregevole foglio de’ 15 Gennaio ultimo sul conto del sospeso Sindaco di Borrello, furono da me eseguite fin dal 22 dello stesso mese, come si compiacerà rilevare, dall’annesso foglio di discarichi; ma comecchè disse di avere un notamento delle somme esatte per multe dai danneggiatori delle querce comunali e che prometteva farmi tenere, appena si rstituiva nel Comune non potei riferirle l’occorrente, come fo presentemente, dicendole di essere riuscite inutili le mie premure per avre il detto notamento, per cui lo credo mensogniero e di non avere mezzi da potersi discaricare sulle imputazioni addossategli e che egli stesso non ha saputo negare.
Il Sotto Intendente P. F. Carrunchio
Note: (Appunto) Dica se crede di poter il controscritto Sindaco meritarsi la destituzione.

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio del Segretariato – Num.° 686
Lanciano 14 Aprile 1828
Al Signor Intendente della Provincia, Chieti
Signor Intendente,
considerando che la mancanza commessa dal Sindaco di Borrello non sia derivata da una positiva malizia, ma piuttosto da inespertezza, crederei sufficiente la mortificazione datagli colla sospensione, rimproverarsi ed obbligarsi a versare nella cassa comunale il denaro introitato da’ danneggiatori del Bosco giusta la di lui dichiarazione.
Ciò di replica al suo pregevole foglio  de’ 12 corrente, Uffizio di Affari Interni.
Il Sotto Intendente P. F. Carrunchio
Note: (Appunto) A’ 17 Aprile corrente. Come propone il relatore (Sottintendente) cui si dica che faccia rimettere in esercizio il controscritto Sindaco.
(Appunto sul retro) A’ 4 Luglio 1828. L’annesso nuovo ricorso de’ Decurioni di Borrello contro il Sindaco si rimetta al Sottintendente che informi e riferisca tenendo presenti gli antecedenti.

1827 – Uccisione dei lupi

Nel corso del ‘600 e del ‘700 i lupi costituivano una reale minaccia per le comunità montane dell’Abruzzo e contadini e pastori davano una caccia spietata a questo animale. In occasione della uccisione di uno e ancor più di più lupi, nei piccoli paesi veniva organizzata una festa per rendere omaggio a coloro che avevano reso un gran servigio alla comunità, dalla quale gli uccisori ricevevano un sincero tributo quasi sempre concluso da un pranzo al quale tutti erano invitati a partecipare. Ai primi dell’800 il pericolo dei lupi era minaccioso essenzialmente nei confronti delle greggi che pascolavano sui monti, specie in prossimità dei boschi e a Borrello questi erano estesi e folti, dal bosco baronale di Cocco a quello demaniale del Montalto dove non era consentito il libero taglio degli alberi fino alla concreta applicazione delle leggi relativi all’eversione feudale, avvenuta nel corso dei primi decenni del 1800. Nel 1810, durante il regno di Gioacchino Murat venne emanato un decreto, il n° 643, che regolava le modalità per la caccia ai lupi e stabiliva i premi da destinarsi agli uccisori dei lupi, chiamati lupari, i quali venivano incaricati ufficialmente dal Comune. I premi consistevano in 5 ducati per una lupa, sei se era incinta, quattro ducati per un lupo maschio, due ducati per i cuccioli e un solo ducato per i piccoli ancora allattati. Si trattava di somme molto ambite che talvolta equivalevano alla metà della paga mensile di una guardia forestale e ciò contribuì non poco allo sterminio dei lupi sulle montagne abruzzesi. Nel 1815 il restaurato Regno borbonico confermò il decreto sulla caccia aumentando anche i premi dei lupari e ancora nel 1819 con la legge sulle acque e foreste la caccia ai lupi fu ulteriormente incrementata.
La corrispondenza relativa ai due lupi, un esemplare maschio e uno femmina, catturati e uccisi nel territorio del Comune di Borrello nel 1827, che intercorse tra il Sindaco, il Sottointendente di Lanciano e l’Intendente di Chieti assunse un aspetto del tutto particolare. Il Sindaco di Borrello chiedeva che venisse pagato ai cacciatori il premio stabilito per l’uccisione dei lupi, l’Intendente prendeva tempo ed era restio a farsi convincere ad autorizzare il piccolo Comune a pagare il premio, mentre il Sottointendente cercava di favorire la richiesta del Decurionato di Borrello, senza tuttavia mettersi apertamente in contrasto son il suo superiore di Chieti. L’Intendente in effetti non era propenso alla concessione del premio ai cacciatori di Borrello e in un primo tempo cercò di motivare la sua decisione sostenendo che ciò non era più contemplato dalle nuove leggi e quando la richiesta del sindaco Antonio di Francesco si fece più pressante, l’Intendente incalzò l’amministrazione comunale chiedendo la documentazione che attestasse l’incarico di cacciare i lupi dato ai cittadini in questione e le rispettive patenti per l’uso delle armi da fuoco. Da questo momento ogni corrispondenza al riguardo cessò e il premio non fu più reclamato. La ritrosia dell’Intendente provinciale derivava dal fatto che in entrambi i casi le modalità dell’uccisione aveva fatto si che i cani dei cacciatori avessero dilaniato solo le orecchie degli animali, mentre il regolamento relativo all’uccisione dei lupi prevedeva che al Comune  di Borrello fosse presentato il corpo dell’animale ucciso o quanto meno la testa, inoltre il sindaco doveva dare disposizioni affinché all’animale morto venissero tagliati gli orecchi, ciò per evitare che lo stesso animale fosse esibito più volte alle diverse locali amministrazioni comunali. In sostanza l’Intendente dubitava della corretta uccisione dei due lupi di Borrello.

1827 Borrello Intendenza 1806 1867 LUPI Intestazione

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Borrello 28 Gennaio 1827
Comune di Borrello
L’anno 1827 il dì 28 Gennaio innanzi a noi sotto scritto Sindaco si sono presentati in questo suddetto giorno Giuseppe Nicola Zocchi, Nicola Antonelli, Giuseppe di Luca e Domenico Spagnuolo, che sono quattro dei dieci civici incaricati della persecuzione de’ lupi dal Signor Intendente della Provincia, i cui ordini mi furono trasmessi per l’organo del Signor Sotto Intendente con di lui ufficio dei 31 dello scorso Dicembre n° 1807, i quali quattro civici mi hanno presentato un lupo di fresco ucciso con colpo di schioppo e tramandante tuttavia sangue. Essi dopo di avermi assicurato del sesso maschile di tal animale, mediante la mia oculare ispezione, mi han domandato di redigere all’oggetto il presente verbale e di trasmetterlo alle competenti Autorità amministrative onde conseguissero il premio dalle Leggi e dai regolamenti in vigore promesso e prescritto. Avendo voluto reciderne gli orecchi, ho trovato essere i medesimi tutti lacerati e ridotti in tanti brani dai morsi dei cani che su di esso si avventarono dopo di aver ricevuto il colpo.
Fatto in Borrello oggi suddetto giorno, mese ed anno come sopra.
Il Sindaco Antonio di Francesco

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Borrello 7 Febbraio 1827
Comune di Borrello
L’anno 1827 il dì 7 Febbraio, innanzi a noi sotto scritto Sindaco si sono presentati in questo suddetto giorno Felice Antonelli, Giuseppe Nicola Zocchi e Giuseppe di Luca, che sono tre dei dieci civici incaricati della persecuzione de’ lupi dal Signor Intendente della Provincia, i cui ordini mi furono trasmessi per l’organo del Signor Sotto Intendente con di lui ufficio dei 31 dello scorso Dicembre n° 1807, i quali tre civici mi han presentato una lupa poche ore prima uccisa ugualmente che l’altro nel dintorno di questo abitato con colpo di schioppo e tramandante tuttavia sangue. Essi dopo averci assicurato del sesso femminile di tal animale, mediante la mia oculare ispezione, mi han domandato di redigere all’oggetto il presente verbale e di trasmetterlo alle competenti autorità amministrative, onde conseguissero il premio dalle leggi e dai regolamenti  in vigore promesso e prescritto. Ho trovato che gli orecchi della medesima, non diversamente sa quelli dell’altro lupo anteriormente ucciso,  erano stati dai sopraggiunti mastini ridotti a brani ed in gran parte distaccati per cui non ho potuto, qual desiderava, farne la regolare recisione.
Fatto in Borrello oggi suddetto giorno , mese ed anno, come sopra.
Il Sindaco Antonio di Francesco

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SOTTINTENDENZA
Del Distretto di lanciano
Uffizio di Polizia N° 415
Lanciano li 12 Marzo 1827
All’intendenza di Chieti Abruzzo Citra
Signor Intendente,
in sequela dell’altra mia degli 8 corrente, ho l’onore di farle tenere i verbali  redatti dal Sindaco di Borrello per l’uccisione di due lupi, pregandola di disporre il pagamento del premio dà regolamento accordato agli uccisori e da questi reclamato.
Il Sott’Intendente
C. F. C.

Note: Bozza per la risposta dell’Intendente. Gli si risponda che la legge forestale dei 21 agosto 1826 non accorda premio agli uccisori dei lupi.

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Borrello li 2 Aprile 1827
Al Signor Sott’Intendente di Lanciano
Signor Sott’Intendente Ella con suo foglio de’ 18 dello scorso marzo, N° 446, mi trascrisse l’Uffizio del Signor Intendente relativo al chiesto premio da questi civici autorizzati, per aver uccisi due lupi, con cui egli fa conoscere di non poter disporre verun premio a pro’ degli uccisori di tali belve, poiché la Legge Forestale de’ 21 agosto 1826 non fa di ciò veruna menzione.
In replica le fo conoscere che à ben vero che la Legge novissima non ne parla espressamente, ma la M. S. (Maestà Sua) col Paragrafo 2 dell’Articolo 1° di essa Legge, si riserva di pubblicarne una nuova per la caccia e pesca e intanto vuole che restino in osservanza gli attuali stabilimenti. Dovea quindi il Signor Intendente in ordine all’oggetto in quistione disporre quanto la Legge Forestale abolita e rispetto alla caccia tuttavia in vigore ed altri stabilimenti e relative prescrizioni. Imperciocchè in tal guisa mentre si sarebbe fatto diritto alla giusta domanda di questi civici cacciatori autorizzati, sarebbero stati i medesimi, giusta lo spirito delle Leggi suddette, vieppiù riempiuti di zelo e di premura a perseguitare ed uccidere in avvenire i lupi, che cotanto nuocciono alle greggie di questi contadini, che trovandosi nella circostanza di doverle pascolare accanto e dentro i boschi.
La prego per tanto Signor Sott’Intendente, anche per parte di questi miei Amministrati Concittadini possessori di animali minuti di provocare i debiti ordini del Signor Intendente uniformemente a quanto di sopra è detto, onde diasi il dovuto premio a questi uccisori de’ due lupi, i quali si sono resi e potrebbonsi sempre più rendere benemeriti per tal riguardo a questi loro concittadini.
Il Sindaco Antonio di Francesco

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SOTTOINTENDENZA del Distretto di lanciano n° 1125
Lanciano 9 Aprile 1827
Signor Intendente
Sarà compiacente di prendere in seria considerazione quanto dal Sindaco di Borrello si deduce coll’annesso originale rapporto, che è di replica alla sua pregevolissima de’ 17 ora caduto mese, in ordine al premio domandato per l’uccisione dei due lupi e quindi manifestarmi i suoi savi risultati in proposito.
Il Sotto Intendente
C. F. C.

Note
Bozza per la risposta dell’Intendente
Si deve osservare (verificare) se i civici descritti nel verbale (gli uccisori dei lupi) furono facoltati a tale impiego e in più se hanno la patente da caccia

1810 – Corrisposta in grano

Borrello 20 Novembre 1810
Corrisposta in Grano netta di 5° del Comune di Borrello in quest’anno 1810.

Biase Simonetti, al Colle della Lupara                          # 0.1.0
Cristoforo D’Orfeo, alla Vallechiara                              # 0.0.4
Cosmo Annecchino, all’Arenara                                   # 0.2.4
Carmine Di Giacomo Spagnuolo, alla Gravara            # 0.0.2
Donatantonio Spagnuolo, all’Arenara                          # 0.0.5
Domenico Di Felice Palmieri, Sotto le Querce1            # 0.0.2
Domenico Di Michele Di Francesco, a S. Martino        # 5.0.0
Evandro D’Evandro, a S. Martino                                # 1.0.0
Domenico Del pesco, a S. Martino                              # 0.0.4
Francesco Di Cosimo Annecchini, alla Vallechiara      # 0.1.0
Francesco Di paolo Simonetti, alla Vallechiara           # 0.1.0
Francesco Di Berardo Annecchini, alla Vallechiara    # 0.1.2
Francesco D’Angelo Simonetti, alla Vallechiara          # 0.1.0
Francesco Di Domenico Zocchi, alla Vallechiara
Falco D’Orfeo, a S. Martino                                        # 0.1.1
Giuseppe D’Angelo Di Nunzio, alla Gravara               # 0.1.0
Giuseppe Di Blasio, a S. Martino                                # 1.3.0
Giuseppe D’Onofrio Cavallaro, a S. Martino              # 0.2.0
Gregorio Spagnuolo, a S. Martino                             # 1.1.0
Giuseppe Antonelli,  a S. Martino                              # 0.3.2
Giueseppe Di Berardo Di Nunzio, (a S. Martino)       # 1.0.0
Giuseppe Di Dionisio Palmieri, (a S. Martino)            # 0.1.4
Gregorio Vinciguerra, (a S. Martino)                          # 0.1.4
Giuseppe D’Orfeo, (a S. Martino)                               # 0.1.0
Giovannantonio Spagnuolo, (a S. Martino)                # 0.1.0
Giuseppe Nicola Zocchi, (a S. Martino)                      # 0.2.0
Nazzario D’Orfeo, (a S. Martino)                                 # 0.2.0
Nicola Di Dionisio Palmiero, (a S. Martino)                 # 0.1.2
Pasquale Evangelista, (a S. Martino)                         # 0.1.0
Pasquale Di Bartolomeo Simonetti, (a S. Martino)      # 0.1.0
Pasquale di Nazzario Palmieri, (a S. Martino)             # 0.1.0
Sebastiano Evangelista, (a S. Martino)                      # 0.2.0
Savino Palmiero, (a S. Martino)                                  # 0.2.0
Tommaso Palmiero, (a S. Martino)                              # 0.1.0
Venanzio Antonelli, (a S. Martino)                               # 0.2.0
Collettiva

Primo Foglio          #    9.1.0
Secondo Foglio      #  10.0.0
Terzo foglio            #    0.3.0
Totale                    #  20.0.0

Borrello 20 Novembre 1810
Elisio ………….. Agrimensore
Di Francesco Sindaco

Note
I totali delle somme presentano lievi imprecisioni.

 

1825 – Cittadini eleggibili

_Timbro Borrello Aquila

 

Borrello 13 Marzo 1825
Al Sign. Intendente di Chieti

Signor Intendente
Le respingo la lista degli Eleggibili certificata da questo cancelliere per la seguita affissione nel termine da Ella stabilito col suo venerato de’ 15 Febbraio ultimo-
Il Sindaco
Clemente Di Luca

Note
Si rispedisca perché vi ponga i gradi di parentela che intercedono tra ciascuno individuo e dopo aver a tanto adempito la rimetta al Sotto Intendente del Distretto

 

STATO DEGLI ELEGGIBILI DEL COMUNE DI BORRELLO, REDATTO DAL DECURIONATO

A DI’ 31 GENNAIO 25

N.

Nome e Cognome

Condizione

Età

Imponibile

Se sa scrivere o leggere o no

Osservazioni

1

Pasquale Di Francesco Agricoltore

48

23:55

Sa scrivere

 Fratelli germani

2

Tommaso di Francesco Agricoltore

34

32:19

Sa scrivere

3

Domenico di Francesco Agricoltore

66

30:22

Sa scrivere

Decurione, zio dei sudetti

4

Pietro di Luca Armiere

29

44:22

Sa scrivere

Decurione, niuna parentela cogli listati

5

Egidio Evangelista Contadino

37

14:34

Sa scrivere

Simile

6

Giuseppe di Giacomo di Luca Agricoltore

53

49:00

Sa scrivere

Fratello germano di Carlo Di Luca, notato al n. 40

7

Gaetano di Fiore Agricoltore

37

24:00

Sa scrivere

Cassiere del Comune, niuna parentela cogli  allistati

8

Floriano Spagnuolo Contadino

48

11:80

Sa scrivere

Simile

9

Antonio di Nardo Agricoltore

42

28:00

Sa scrivere

Fratello germano di Gaetano e Mattia di Nardo n. 34 e n. 31

10

Gramazio di Luca Pastore

60

30:82

Illetterato

Padre dei sottoscritti

11

Giuseppe di Luca Agricoltore

27

Sa scrivere

 Figli del sudetto

12

Pasquale di Luca Agricoltore

24

Sa Scrivere

13

Michele Mariano Muratore

41

7:93

Sa Scrivere

 Fratelli germani

14

Domenico Mariano Muratore

39

10:00

Sa Scrivere

15

Emitio Mariano Muratore

29

5:00

Sa Scrivere

16

Carmine Ferraro Muratore

44

7:03

Sa Scrivere

Niuna parentela

17

Domenico di Francesco di Nillo Vaticale (Vetturale)

24

12:00

Sa Scrivere

Venditore di sale a’ minuto, figlio del sottoscritto Francesco

18

Francesco di Nillo Proprietario

59

10:00

Sa Scrivere

Decurione, padre del sottoscritto

19

Giovanni di Nillo Contadino

28

20:00

Sa Scrivere

Altro figlio del sudetto Francesco e fratello di Domenico

20

Evangelista d’Evangelista Contadino

49

23:58

Sa Scrivere

Niuna parentela

21

Francesco di Domenico Zocchi Contadino

47

1:83

Sa Scrivere

Niuna parentela

22

Signor Diodato di Nardo Agrimensore

33

17:11

Sa Scrivere

Fratello germano di Giuseppe di Francesco di Nardo, n. 33

23

Antonio Palmiero Contadino

47

30:35

Illetterato

Attuale membro di De… ficenza, niuna parentela

24

Marcello di Nunzio Armiere

57

15:66

Sa Scrivere

Niuna parentela

25

Signor Raffaele di Nunzio Pittore

49

22:86

Sa Scrivere

Supplente di polizia, fratello germano di Eliodoro e Camillo di Nunzio, n. 35 e n. 36

26

Biase Simonetti Agricoltore

61

38:45

Sa Scrivere

Nipote di Domenico di Giovanni Simonetti n. 32

27

Pasquale di Liscia Sarto

66

21:51

Sa Scrivere

Decurione padre del sottoscritto

28

Francesco di Liscia Sarto

33

Sa Scrivere

Cassiere dei luoghi pii, figlio del sudetto

29

Giuseppantonio Zocchi Falegname

38

8:05

Sa Scrivere

Niuna parentela

30

Liberatore Festa Contadino

25

17:62

Sa Scrivere

Niuna parentela

31

Giulio Spagnuolo Contadino

34

9:35

Sa Scrivere

Niuna parentela

32

Domenico di Giovanni Simonetti Agricoltore

43

53:43

Sa Scrivere

Nipote di Biase Simonetti, n. 26

33

Giuseppe di Francesco di Nardo Armiere

25

03:00

Sa Scrivere

Fratello di Diodato Di Nunzio n.22

34

Mattia di Nardo Agricoltore

25

30:00

Sa Scrivere

Fratello di Antonio di Nardo n. 9 e di Gaetano di Nardo n. 36

35

Eliodoro di Nunzio Contadino

33

14:40

Sa Scrivere

Decurione, fratello germano del sottoscritto Camillo  e figlio di Pasquale

36

Camillo di Nunzio Contadino

27

19:33

Sa Scrivere

Simile

37

Gaetano di Nardo Contadino

29

46:00

Illetterato

Fratello germano di Antonio di Nardo

38

Bonaventura di Nardo Agricoltore

63

40:61

Sa Scrivere

Zio di Antonio, Gaetano e Mattia di Nardo, n. 9, 34, 37

39

Antonio di Francesco Agricoltore

40

22:86

Sa Scrivere

Fratello germano di Pasquale e Domenico di Francesco e nipote di Domenico di Francesco, n. 1, 2, 3

40

Carlo di Luca Agricoltore

53

49:73

Sa Scrivere

Fratello germano di Giuseppe di Giacomo di Luca, n. 6

41

Nicola Jannamico Proprietario

53

38:15

Sa Scrivere

Decurione, niuna parentela cogli allistati

42

Biase di Biase Contadino

30

6:29

Sa Scrivere

Membro di Beneficienza, simile

43

Pietro Fantini Falegname

59

17:62

Sa Scrivere

Zio del sottoscritto Andrea Caruso, n. 48

44

Francesco di Giuseppe Zocchi Contadino

55

22:69

Sa Scrivere

Esattore fondiario, zio del Secondo Eletto Tommaso Spagnuolo, n. 53

45

Don Giocondo di nardo Medico

23

58:82

Sa Scrivere

Decurione, nipote del soprascritto Bonaventura Di Nardo, n. 38

46

Clemente di Luca Agricoltore

43

32:00

Sa Scrivere

Sindaco, niuna parentela cogli allistati

47

Nicola Palmiero Agricoltore

30

28:11

Sa Scrivere

Simile,  niuna parentela cogli allistati

48

Don Andrea Caruso Medico

31

63:83

Sa Scrivere

Segretario di Beneficienza, nipote di Pietro fantini, n. 43

49

Signor Vincenzo Vecchiarelli Agricoltore

31

17:17

Sa Scrivere

Decurione e Primo Eletto, niuna parentela cogli allistati

50

Domenico Zocchi Sarto

43

13:60

Sa Scrivere

Simile, niuna parentela cogli allistati

51

Pasquale Spagnuolo Agricoltore

59

42:71

Illetterato

Padre del sottoscritto

52

Giovanni Spagnuolo Agricoltore

25

Sa scrivere

Figlio del sudeto

53

Tommaso Spagnuolo Calzolaio

29

14:20

Sa scrivere

Secondo Eletto, nipote di Francesco di Giuseppe Zocchi, n. 44

54

Signor Don Giovanni Elisio Legale

57

47:50

Sa scrivere

Conciliatore, Ispettore delle scuole del Circondario, niuna parentela coi allistati

55

Carmine di Domenico Palmieri Contadino

39

6:77

Sa scrivere

…i…t. dopo le ….. … ….stici e maniaco

      Fatto nel Borrello oggi li 31 Gennaio 1825

      Firmati:
Francesco di Nillo, Decurione
Nicola Jannamico, Decurione
Giocondo di Nardo, Decurione
Eliodoro di Nunzio, Decurione
Pietro di Luca, Decurione
Domenico di Francesco, Decurione
Pasquale di Liscia, Decurione
Clemente di Luca, Sindaco
Per copia Conforme, il Sindaco, Clemente di Luca

Borrello 14 Marzo 1826
Certifico io Sottoscritto Cancelliere e Archivario del Comune medesimo di aver affissa sul portone della Casa Comunale copia della presente lista degli Eleggibili nel dì 5 del sopraggiunto corrente mese e di averla daffissa oggi sudetto giorno.
In fede, il Cancelliere
Berardino Elisio

1824 – Permesso d’armi a Michele Antonelli

Direzione Generale
de’ Ponti, Strade, Acque, Foreste e Caccia
1° RIPARTIMENTO – Num. 3362

Napoli 7 Settembre 1824
All’Intendente di Chieti

Signor Intendente,
ho l’onore di manifestarle che col corriere di oggi ho spedita a costesto Ispettorato la patente e la permissione d’armi rilasciata al nominativo Michele Antonelli di Venanzio del Comune di Borrello proposto dal Signor Pasquale …… di San Buono per la custodia di boschi che possiede nel tenimento di Castiglione.
Io gli ho ingiunto di conformarsi a quanto vien prescritto nell’art. 38 del regolamento per la Contabilità di questa Direzione, del 27 dicembre 1822. Mi ho il dovere di prevenirla per le disposizioni  che crederà dare direttamente.
Il Direttore Generale
Il Segretario Generale
M.F.

Note
Appunto per la risposta: Chieti 15 Settembre 1824
Si passi a notizia della Sotto Intendenza di Lanciano per farsi adempiere al giuramento.

1844 – Epidemia dei porci

Nel corso dell”800 nelle località montane dell’Abruzzo, i contadini consumavano prevalentemente carne di maiale e quasi ogni famiglia ne possedeva uno che veniva acquistato alla fiera degli animali e veniva nutrito con gli avanzi della casa fino alla macellazione e salatura che avveniva nei mesi più freddi. In passato i maiali erano di razza nera e fornivano una carne magra e saporita, ma nel corso dell”800 pian piano furono sostituiti dai maiali di razza bianca (o rosata) i quali se preventivamente castrati ingrassavano rapidamente e abbondantemente. Il grasso di maiale era un elemento importante nell’economia familiare contadina, da esso si ricavava, oltre la carne e i suoi prodotti lavorati, innanzitutto lo strutto per la conservazione degli insaccati e per il condimento quotidiano del monotono pasto costituito quasi tutti i giorni dalla polenta e dalla pizza gialla, di granturco. Data l’importanza dell’allevamento dei maiali per le famiglie rurali, esse temevano fortemente le epidemie, come la peste suina, che frequentemente causavano la moria di molteplici capi, mettendo in crisi il delicato equilibrio alimentare dell’intera annata specie quando si trattava di superare il rigido inverno.

Sottindendeza Distretto lanciano 1825b

SOTTOINTENDENZA
Del Distretto di Lanciano
4499 – Epidemia di porci, Borrello

Lanciano 4 luglio 1844
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Signore,
sulla malattia degli animali porcini manifestata in Borrello io riferii a lei che avea incaricato un dotto professore medico per definire se era contagiosa o epidemica, indicare la sorgente del male e quali i rimedi curativi. Egli vi ha corrisposto e non saprei meglio di lui fargliene la descrizione, per cui le invio originalmente il suo rapporto. Conchiudo poi che non mancherò tenerla informata del progresso o cessazione ulteriore, e per adesso non crederei doversi spedire sopra luogo il veterinario di Vasto, com’Ella suggeriva (28 luglio N. 4324) attesocchè ivi non mancano professori di capacità che possono consultarsi.
Il Sotto Intendente

_Timbro Borrello Aquila

Borrello 1 luglio 1844
Al Signor Sottointendente del Distretto di Lanciano

Signore,
la malattia che finora à fatto qui perire oltre gli ottanta porci è incontrastabilmente epidemica e non contagiosa; imperocchè à colpito individui di tale specie affatto isolati fra loro ed anche quelli appartenenti ad altri Comuni, senza il menomo sospetto quindi di contatto immediato o mediato qualunque.
Per quanto accusate e filosofiche (e sempre sulle norme della più severa etiologia patologica) fossero state le nostre investigazioni, non è stato possibile di riconoscere il preciso principio vettore dell’epidemia in discorso: esso è talora affatto incognito, ma non può nel generale considerare che in un tal quale atmosferica costituzione dell’anno atta bensì a destare malattia di genie violentemente flogistico. Infatti l’autopsia de’ cadaveri di tali animali à apporto in moltissimi una profonda infiammazione dell’intestino duodeno e di porzione del digiuno non senza risultamenti cangrenosi in alcuni e con raccolta in quelli di eccedente quantità di bile alterata; ed è apporto in pochi altri con infiammazione intensissima dei polmoni pervasi fino all’apodizzazione.
Tutti i fenomeni morbosi sono stati consoni (ragion ten.. della specie dell’animale) a tale condizione essenziale morbosa.
Si sono praticati in correlazione dei salassi, ma questi non si sono potuti istituire in tale specie di animali in modo da trarsene tant’abbondanza di sangue da soddisfare pienamente all’indicazione. Gli altri mezzi antifloggistici praticati e praticabili unicamente nei primi tempi dell’acutissimo malore neanche à potuto e potranno corrispondere al bisogno: quindi tale malattia gigante rispetto ai rimedi à menato a morte tutti detti animali fortemente attaccati.
Il bene può trarsi dalla sola profilassi. E’ stato perciò raccomandato un parco cibo agli animali sani, stalle senza stabbio, ariose e chiuse da soli cancelli; da tenersi dappresso ad acqua limpida nelle ore diurne e rimenarli di sera ai porcili senza obbligarli a moto celere che accrescendo la circolazione aumenterebbe oltremodo la sensibile traspirazione.
Tanto potevo dirle di riscontro al suo foglio del 23 maggio.
Americo Carusi

Sottindendeza Distretto lanciano 1825b

SOTTOINTENDENZA
Del Distretto di Lanciano
5297 – Sull’epizoozia dei porci in Borrello

Lanciano 22 luglio 1844
Al Signor Intendente della provincia di Chieti
Signor Intendente,
in seguito dei miei precedenti rapporti e dietro i comandi che ella mi diede (9 corrente, 2° Uffizio, N. 4499) circa la epizoozia sviluppata in Borrello negli animali neri, mi è grato annunziarle che intieramente è cessata, meno per gli adottati espedienti che per lo cangiamento dell’atmosferica costituzione, poiché quella contrada fu bonificata dalla pioggia.
Il Sotto Intendente
Gaetano Solima

1825 – Raccolta delle ghiande di Pilo

_Timbro Borrello Aquila

Borrello 22 Agosto 1825

Innanzi al Signor Sindaco e Decurioni del Comune di Borrello,
Pietro Fantini del Comune medesimo, volendo applicarvi all’affitto per anni sei, delle ghiande del Feudo di pertinenza di questo Comune e propriamente: ne’ luoghi denominati Pilo, S. Martino, Colle Sterlingo, Costefosche, offre la somma di docati trenta, con i seguenti patti e condizioni.
Che il Comune, o chi ne rappresenta le sue veci, sia tenuto a punire ogni contravventore ne’ tagli di querce, o di rami, far stimare il danno che apporterebbe all’offerente per la mancanza  de’ frutti in anni sei per esserne ingravato suddetto affitto.
Facendo emanare bandi a potersi fare le fascine per gli animali da’ rispettivi Cittadini, solamente: per tutto li dieci di Ottobre, e trascorso questo tempo non potervi accostare più niuno, a motivo esservi la gelosia1 per le ghiande già mature. Dette fascine nel farle, la recisione de’ ramoscelli debba esser fatta sotto la prima Croce della quercia e non già dilatarsi ne’ rami. Avvenendo che vi siano de’ Controventori , sian puniti con multarli e la multa incassarsi in beneficio del Comune medesimo.
Qualunque colono che si porterà coi buoi a seminare, sia tenuto pria che faccia notte uscirne dai sopradetti luoghi ed essendovi Controventori, sian come sopra multati per la trasgressione del bando in forza fatto preventivamente emanare. Detto affitto principierà in questo corrente anno 1825 e terminanzo nel 1830.
Ciò è quanto si rappresenta alle Signorie Loro, affinché si faccino delle giuste e non delle aliene osservazioni ed inviasi con prestezza al Signor Intendente per la dovuta approvazione ad esprimersi le subaste.
Pietro Fantini offre come sopra.
Borrello li 22 Agosto 1825
 
Note
N.° 48, Registrata a Villa S. Maria li ventitre agosto 1825 al Vol. 4 del Registro 2°, foglio 27
1 Per gelosia è da intendersi il significato “Cura attenta e scrupolosa”
 
Nei primi decenni dell’’800 le cariche comunali a Borrello erano appannaggio di poche famiglie di ricchi possidenti, agevolate dal prestigio derivante dalla proprietà terriera e soprattutto dalla possibilità di accedere all’istruzione da parte dei loro membri. Queste famiglie, gelose delle loro prerogative, non scritte ma di fatto esistenti, non accettavano che elementi estranei turbassero un equilibrio consolidato a loro favorevole. Conseguentemente a questa situazione gran parte delle attività redditizie del Comune, come l’affitto dei terreni demaniali, la vendita dei prodotti spontanei delle terre comunali, del legname e dei prodotti agricoli consegnati al Comune per il pagamento in natura delle tasse, finivano per favorire le famiglie più abbienti.
Il caso del signor Fantini, che avanzava al Comune una offerta di 30 ducati per l’appalto in sei anni per la raccolta delle ghiande sui terreni demaniali, metteva in crisi una prassi ormai abituale e il Decurionato (Consiglio Comunale) respinse tale richiesta. Il rifiuto da parte del Comune si basava non tanto sul fatto che l’importo dell’offerta fosse ritenuto troppo basso ( nel 1834 la raccolta delle ghiande fu concessa per 40 ducati), ma perché il Fantini non aveva proprietà terriere sufficienti a dare garanzie al Comune: cioè non era un vero possidente.
Segue la lettera del Decurionato all’Intendente per non approvare la richiesta del sgnor Fantini.
 
_Timbro Borrello Aquila  Borrello li 11 Settembre 1825
Letta da noi Decurioni la presente offerta stimiamo di non riceversi, tenendo presente i seguenti ragionati motivi. 1° Perché una tale vendita è di già assicurata per questo anno al Comune per la vendita che rilevasi nelle querce, potendosi ritrarsi il triplo di quel che secondo ha esibito l’offerente. 2° In ultimo perché non ha addotta nessuna garanzia al Comune, non avendo l’offerente beni di fortuna.
Rimettiamo quindi i suddetti nostri pensieri al savio discernimento del Signor Intendente, essendo essi diretti a vantaggiare le rendite Comunali.
Pietro di Luca, Decurione
Domenico di Francesco, Decurione
Marcello di Nunzio, Decurione
Biaso Simonetti, Decurione
Giocondo di Nardo, Decurione
Vincenzo Vecchiarelli, Decurione
Clemente di Luca, Sindaco
 
Note
Villa Santa Maria 23 Agosto 1825 -  Num. 48, del controllo
Visto dal Giudice M.
1 Per gelosia è da intendersi il significato “Cura attenta e scrupolosa”

1825 – Vendita delle noci

_Timbro Borrello Aquila

Borrello 13 Agosto 1825

Sig. Intendente
Approssimandosi la raccolta di quel poco prodotto delle noci, che sono sparse in dettaglio nell’ex Feudo Comunale, si compiaccia al più presto possibile di autorizzarmi di venderlo economicamente per mezzo di una candela privata
1, affinché coll’alterco se ne possa sperare un vantaggio, altrimenti avverrà come l’anno scorso, che i venti impetuosi ne fecero cadere quel poco che vi era ed i Cittadini di soppiatto se lo raccolsero.
Il Sindaco
Clemente di Luca

Note
Borrello 1825
Autorizzazione per la vendita delle noci.
1 L’asta svolta con la candela consisteva nell’accendere, appunto, una candela in un locale pubblico, solitamente quello dove si riuniva il Decurionato (Consiglio Comunale) e si attendevano le singole offerte fino allo spegnimento della fiamma all’esaurimento della cera. L’asta pubblica veniva comunicata ai cittadini nei giorni precedenti tramite l’affissione di uno scritto alla porta della sede comunale e attraverso l’emanazione di un bando per mezzo del locale banditore, dato che la maggior parte della popolazione non era in grado di leggere.

1825 – Levatrice Nunziata Cavacini

Nell”800 la vita sociale nel Regno di Napoli era fortemente influenzata dalla religione che ne scandiva i ritmi con le festività, le ricorrenze importanti, ecc. Inoltre in una società dall’analfabetismo diffuso il clero collaborava alla gestione della pubblica amministrazione, specie nei piccoli centri dove i parroci tenevano nota dell’anagrafe tramite i registri delle nascite, dei matrimoni e delle morti. Il caso della levatrice Nunziata è alquanto singolare, infatti la segnalazione della sua cattiva condotta e della sua incompetenza arrivò al Sottointendente di Lanciano dall’Intendente di Chieti, al quale era stata inviata dal Presidente della Giunta della Pubblica Istruzione che aveva ricevuto la segnalazione direttamente dal vescovo di Trivento. In sintesi la richiesta aveva seguito un percorso inverso a quello della normalità. Forse ciò indicava che probabilmente la signora Nunziata non fosse poi così male come levatrice, nel qual caso le autorità comunali sarebbero subito intervenute a difesa delle partorienti e all’epoca non erano poche ogni anno. Piuttosto ciò che risultava più evidente era la reprensibile condotta religiosa della levatrice e anche questo aspetto era una costante caratteristica delle segnalazioni che dalla periferia raggiungevano le sedi amministrative competenti e con ogni probabilità, sul comportamento della signora Nunziata, il vescovo di Trivento fu informato dal parroco di Borrello.

_Timbro Borrello Aquila

 

Napoli 8 Gennaio 1825

PRESIDENZA
DELLA REGIA UNIVERSITA’ DEGLI STUDI E
DELLA GIUNTA DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
2° Ripartimento – 1° Carico – N.° 92

Signor Intendente (Chieti)
Sono stato informato dal Monsignor Vescovo di Trivento, che in Borrello esercita il mestiere di levatrice Nunziata Cavacini ignara delle necessarie competenze e specialmente del modo di amministrare il Sacramento del Battesimo, ignorandone sino la formola, e che inoltre sia costei stupida, e bestemmiatrice. Stante siffatte pessime qualità della Cavacini, la prego di sospenderla dall’esercizio gelosissimo1 di ostetricia.
Il Presidente
M. D’Angelo

Membro della Giunta
L’Aggiunto
A Coppola

Note
Si comunichi al Signor Sottintendente di Lanciano perché faccia desistere dalle funzioni di levatrice Nunziata Cavacini.
1 Per gelosia è da intendersi il significato “Cura attenta e scrupolosa”

DOCUMENTI – Presentazione

I documenti sono contenuti nella sezione STORIA in ordine cronologico, mentre le nuove trascrizioni vengono indicate per un breve periodo anche nella sezione NEWS.

I documenti che vengono illustrati sono alcuni degli atti amministrativi del Comune di Borrello emessi tra il 1806 a 1867, conservati presso gli Archivi di Stato, dai quali è possibile ricavare uno spaccato della vita sociale de Paese, dei rapporti con le Istituzioni locali e con la Capitale del regno di Napoli. Non è stata presa in considerazione la documentazione relativa agli Usi Civici e alla distribuzione della terra demaniale, argomenti già ampiamente trattati nel libro “La terra dei poveri“.

Nella trascrizione dei testi dai documenti originali, eventuali errori ortografici sono stati riportati fedelmente, come pure i termini locali o i vocaboli obsoleti, mentre le parole risultate illeggibili, per cattiva calligrafia o per lo stato di conservazione del supporto cartaceo, sono state sostituite da “…..”. Quando il documento presenta delle note a margine, esse sono state riportate alla fine della trascrizione, mentre in alcuni casi la stessa viene preceduta da un testo esplicativo che meglio inquadra l’argomento del documento nel contesto sociale dell’epoca.

Per una più agevole consultazione delle trascrizioni è opportuno citare la struttura amministrativa nella quale era inserito il Comune di Borrello. Esso faceva parte del Circondario di Villa S. Maria (sede del Tribunale locale), Distretto di Lanciano (sede del Sottointendente provinciale), Provincia di Abruzzo Citeriore con capoluogo Chieti (sede dell’Intendente provinciale).

Altre utili precisazioni sono quelle relative agli Amministratori del Comune i quali, eletti in numero di dieci, formavano il Decurionato (Consiglio comunale) ed erano chiamati Decurioni. Tra costoro vi erano il Sindaco, il Primo Eletto, il Secondo Eletto, il Cancelliere, il Segretario, il Cassiere, ecc. È da notare anche che per lunghi periodi i nominativi delle cariche elettive erano abbastanza ricorrenti e ciò era dovuto al fatto che risultava difficile trovare, all’interno della comunità, persone in grado di leggere e scrivere, come veniva richiesto dalle norme che regolavano la vita amministrativa dell’epoca.

Nella gestione amministrativa della comunità di Borrello, un ruolo importante era svolto dal parroco, quale primo conciliatore nei dissidi tra i cittadini, con lo scopo di evitare se possibile il ricorso al tribunale di Villa S. Maria, nella stesura dei documenti inerenti alla situazione anagrafica e a quella dei certificati di buona condotta per i giovani sorteggiati per il servizio militare di leva.