La vigna della Chiusa

Un contratto enfiteutico del 14 agosto 1699

Un antico documento, a tratti poco leggibile, conservato negli archivi della Diocesi di Trivento, riguarda la concessione in contratto enfiteutico nel 1699 di un terreno di Borrello adibito a vigneto, situato nella contrada La Chiusa. L’esame del breve manoscritto fornisce alcuni spunti per interessanti considerazioni relative a Borrello risalenti a trecento anni fa. Lo scritto del notaio inizia con la seguente affermazione: “Ill.mo, Rev.mo, Sig.e D. Francesco Spagnolo Arciprete nella Mensa del Borrello ….. possiede un vigneto della stessa Mensa Archipresbiteriale ….. proprio nel luogo dove si dice La Chiusa, quale vigneto hanno deciso a darlo in enfiteusi” L’enfiteusi per il codice civile attuale è un diritto di godimento a favore del concessionario di un fondo, che rimane di proprietà del concedente. Il concessionario ha l’obbligo di pagare un canone e di eseguire migliorie. Nei secoli scorsi l’enfiteusi ebbe larga diffusione sulla proprietà ecclesiastica ed era caratterizzata dall’obbligo da parte dell’enfiteuta, colui al quale veniva concesso il fondo, di eseguire miglioramenti del terreno e di pagare un canone iniziale in denaro molto elevato, rispetto ai successivi canoni annuali. Il contratto poteva essere rescisso in caso di mancato pagamento del canone o di eccessivo deterioramento del fondo. L’atto notarile è datato “Borrelli 1699” in modo generale, al suo interno però vengono menzionate altre tre date più dettagliate, due di queste relative alla parte preparatoria alla stesura vera e propria del contratto. Infatti nell’introduzione all’atto si richiedevano le autorizzazioni per procedere alla stesura ulteriore. La prima autorizzazione è del 14 agosto 1699 “Ad Borrelli die 14 mense Augusti 1699”, mentre il benestare della Diocesi, quando era vescovo Antonio Tortorello, è datato il 18 agosto 1699 “Die decimo octavo mense Augusti 1699 in Terra Borrelli” ed è un tempo ragionevole di quattro giorni per consentire il viaggio fino a Trivento del notaio o di un suo incaricato; infatti le calligrafie delle differenti parti del contratto appartengono a persone diverse. Le autorità ecclesiastiche esortavano il notaio a compiere gli accertamenti necessari “….. si faccino li debiti requisiti …..” per confermare il possesso dei beni in questione e cioè il vigneto della Chiusa da parte della “…..Mensa Archipretale …..” della Parrocchia di Borrello. Il notaio come primo passo dovette procedere alla dimostrazione della proprietà della vigna e nell’atto cita come testimone degno di attendibilità un anziano di 68 anni “….. distintissimus D. Palmerio… etatis sue annorum sexaginta octo …..” il quale “…..interrogatus, si esso testimonio sa, che la Mensa Archipresbiteriale di essa terra del Borrello posseda vigna sul luogo, dove si dice La Chiusa, pertinenza di detta Terra, in che modo e con chi confina? …..” rese la seguente deposizione relativamente al possesso della vigna. “…..sò molto bene, che sul luogo, dove si dice La Chiusa pertinenza di questa medesima Terra la Predetta Mensa possiede una vigna di quattro mila due cento settant’otto viti, e là vi è anche una Cortina cioè pezzo di territorio senza viti attaccato all’istessa vigna con cinqui piedi di noci di capacità …..” In questo caso la cortina non si riferisce al sistema di impostare un vigneto, ma ad una area limitrofa al vigneto stesso, probabilmente poco adatta per l’impianto dei filari delle viti e quindi meglio utilizzata per la produzione delle noci.

Il contratto enfiteutico della vigna della Chiusa

Il contratto enfiteutico della vigna della Chiusa

Il contratto enfiteutico della vigna della Chiusa

Il contratto enfiteutico della vigna della Chiusa

La posizione esatta della vigna viene indicata nel documento dallo stesso testimone: “…..confina da una parte con li beni della venerabile Cappella del SS.mo Rosario di questa Terra, con li beni patrimoniali del Rev.do D. Lorenzo di Luca, con l’Ospidale, con la vigna di Lonardo di Evangelista e dall’altra parte con la via pubblica, et è stata coltivata, e più volte affittata dall’hodierno Arciprete il Rev.mo D. Francesco Spagnuolo, come sempre l’hò vista coltivata, et affittata da suoi Antecessori particolarm.e dal Sig.r Arciprete D. Lonardo di Nunzio …..”. Per il vigneto della Chiusa, che contava 4.278 viti, veniva stimata la superficie in tomoli (l’indicazione esatta non è leggibile), ma il solo tratto di cortina era di “….. mezzo tomolo, in circa …..”. Da essa si ottenevano “….. quasi tre salme di mosto di reddito l’anno, et hora quasi quattro salme …..”. Infine il contratto riporta la valutazione del terreno con la conta delle viti e del valore presunto, escluso la cortina delle noci che ora vengono indicate con il numero di sei invece di cinque. “…..sò che detta vigna pe’ essere lo stato richiesto dal Parroco hodierno Sig.ree Arcip.te D. Francesco Spagnuolo si stimava essa vigna, ho trovato, che sia di quattro mila due cento settant’otto viti, e pure in detto luogo vale dodici docati il migliaro, in tutto arrivano alla somma di docati quaranta nove, carlini sette e grana otto, e la Cortina, che stà contigua con sei arbori di noci …..”.

Vale la pena ricordare il sistema delle misurazioni in vigore anticamente nelle aree dell’Italia meridionale. In passato nella provincia di Chieti l’unità di misura delle superfici agricole era il Tomolo con la seguente scala delle misure correlate: Salma, Tomolo, Mezzetto, Coppa, Misura.

     1 salma    =    3 tomoli

         1 tomolo   =    2 mezzetti

1 mezzetto    =    2 coppe

      1 coppa    =    6 misure

Il Tomolo equivaleva a 32,4361 are, cioè a 3.243,61 mq., ma tale valore variava leggermente nelle singole località e nella medesima località a seconda se la valutazione veniva conteggiata per la vendita o per l’affitto del fondo. Per esempio il Tomolo a Capracotta equivaleva a 3.386 mq. per la valutazione degli affitti e 2.468 per i contratti di compravendita. Il Tomolo di Agnone valeva 3.085 mq., quello di Pescopennataro era di 2.499 mq, il Tomolo di Borrello, Castel del Giudice, S. Angelo del Pesco e S. pietro Avellana equivaleva a 2.469 mq.

Come fu calcolato il Tomolo? Questa misurazione era equivalente ad un rettangolo che misurava 30 x 40 Passi, cioè pari a 720 Passi quadrati; ilPasso a sua volta era formato da 7 palmi di 26,45 cm. l’uno. Il Palmo era l’unità di misura minima, all’epoca del contratto della vigna della Chiusa era poco più di 23 cm., successivamente esso era stato definito come la settemillesima parte del grado medio del meridiano terrestre ed essendo il Metro la quarantamilionesima parte del meridiano stesso si ottiene:

40.000.000 / (360 x 60 x 7.000) = 0,2645m = 26,45cm

Nella determinazione del valore della vigna della Chiusa vengono indicate alcune monete in uso all’epoca: ducato, carlino e grana.

Ducato del 1684 coniato da Carlo II (1674-1700), equivalente a 4,25 lire, moneta d’argento in uso nel Regno di Napoli e poi nel Regno delle due Sicilie fino al 1865

Ducato

Carlino del 1794 coniato da Ferdinando IV (1759-1816), equivalente a 0,425 lire moneta in oro e argento coniata da Carlo I. Equivalente a 10 grani, a 20 tornesi, a 0,4368 lire, fino al 1784; a 0,4249 lire dal 1784 al 1814

Carlino

Grana del 1720 coniato da Carlo di Borbone, equivalente a 2 tornesi o 3 quattrini, a 12 cavalli, a 0,0437 lire fino al 1784

Grana