La chiesa di S. Egidio Abate

Egidio_2003 - Copia

 La chiesa di S. Egidio Abate a Borrello costituisce una possente costruzione risalente, nella sua parte esterna, al XVIII secolo e se osservata da nord, cioè dal basso, si protende verso il cielo come un naturale prolungamento in verticale delle rocce scure delle Ripi, le quali dalla valle del fiume Sangro in quel punto si innalzano a strapiombo per oltre 130 m., fino a sostenere e delimitare il piano roccioso del centro storico del paese.

Nei secoli scorsi, quando la popolazione di Borrello superava i 1.600 abitanti, il nucleo abitato del paese era essenzialmente costituito da quella parte urbana che oggi viene chiamata centro storico. Sul territorio del comune non esistevano i grandi casali come quelli che alleggerivano la pressione demografica sul vicino Pizzoferrato e similmente non era presente la tipologia delle masserie sparse che si riscontrava per esempio nella vicina area molisana di Agnone. Diversamente la popolazione di Borrello risultava concentrata in uno spazio limitato, ad altissima densità demografica, in una costante carenza di suolo edificabile, in case quasi sempre piccole a sviluppo verticale, a ridosso della chiesa parrocchiale, fino quasi a soffocarla.

All’interno dell’area storica di Borrello ad un primo esame la chiesa di S. Egidio occupa, a nord-est, in maniera insolita, la parte più periferica e più bassa del paese, mentre su tutte le abitazioni si erge l’edificio quadrangolare del palazzo baronale, oggi sede del municipio, dalla parte opposta dell’abitato, a sud-ovest. Ad una riflessione più attenta però si nota subito che S. Egidio è situata nell’angolo più sicuro del paese, all’estremità del pianoro abitato, sul ciglio dello strapiombo delle Ripi, fino a fondersi con esse e certamente in passato veniva considerato un luogo sicuro, l’ultimo rifugio nei momenti di pericolo, cosa che nei tempi antichi spesso veniva presa in seria considerazione.

Perché la chiesa principale di Borrello, un antico centro che risale nelle citazioni all’anno 1.000, è dedicata a S. Egidio? Costui era un abate eremita che viveva nel sud della Francia, in Provenza, il quale divenne molto popolare nei secoli immediatamente successivi alla sua morte, avvenuta nella prima metà dell’VIII secolo, secondo alcune fonti nel 725, ma la data è molto incerta. Successivamente nel X secolo sul luogo della cripta dove era sepolto S. Egidio venne innalzata l’abbazia di Saint-Gilles (Egidio: Gilles in francese, Gil in spagnolo) e il culto del santo si diffuse prima in quasi tutta la Francia e in seguito venne portato in terre lontane dai Francesi che si recavano nel medio oriente, nel nord Europa, nelle regioni Baltiche e in Italia. Se si prende in considerazione il fatto che le regioni dove visse S. Egidio e dove era maggiormente venerato era la terra di Arles, nella Francia meridionale, e che proprio da questa città nel X secolo partì per l’Italia Ugo di Provenza, detto anche Ugo di Arles, al cui seguito era Berardo il Francico, infeudato dell’Abruzzo marsicano, dal quale ebbe origine la famiglia medioevale dei Borrello, è da ritenere che molto probabilmente sin dalla fine del XI secolo vi fosse a Borrello una chiesa dedicata a S. Egidio.

La leggenda del santo narra che Egidio era giunto nella Provenza provenendo dalla Grecia, infatti il nome Egidio dal greco lo si può far risalire a Egeo, nato dal mar Egeo, e divenne famoso per essere riuscito ad ottenere il perdono di Dio per un peccato inconfessabile commesso da Carlo Magno (ovviamente in questo caso la data della morte del santo andrebbe posticipata). In seguito la tradizione popolare lo rappresentava insieme ad una cerva la quale si recava quotidianamente presso l’eremo di Egidio per consentirgli di prendere il suo latte, finché un giorno l’eremita venne colpito alla gamba da una freccia del re dei Goti scagliata contro la cerva. Il re allora per farsi perdonare concesse a Egidio il terreno sul quale si trovava l’eremo e dove in seguito sorse l’abbazia di Saint-Gilles.

Quello che è molto difficile da ipotizzare, se non impossibile, è se la venerazione per S. Egidio, portata nella terra abruzzese della valle del Sangro dalla cultura franco-provenzale dei Figli di Borrello, abbia rappresentato un fenomeno innovativo sovrappostosi a quelli locali preesistenti; in altre parole se la chiesa dedicata al santo in quell’epoca fu innalzata ex novo per S. Egidio oppure se venne utilizzato un edificio sacro preesistente. Con ogni probabilità, se le cose andarono così, S. Egidio fu dapprima semplicemente affiancato agli altri santi già venerati in paese e in seguito ne divenne il patrono, invocato a protezione contro il delirio della febbre, la paura e la follia.

In seguito agli interventi eseguiti negli anni ’90 del secolo scorso, riguardo al corpo della chiesa, all’abside e in particolare alle lesene di pietra tufacea (in Borrello tra i vicini comuni della Val di Sangro, Ianeri Editore, Casoli, 1998) si ritiene che la chiesa di S. Egidio giunta sino a noi sia il risultato di ampliamenti, demolizioni, modifiche, abbattimenti e ricostruzioni. Un’altra conferma riferita all’antichità dell’edificio religioso si manifestò quando, durante i citati lavori degli anni ’90, fu osservato che sotto il pavimento risalente al ‘700, quando cioè la chiesa venne ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1706, ne esisteva un altro molto più rozzo e molto più antico. Inoltre alcuni se pur piccoli tratti del muro perimetrale presenterebbero delle tecniche di realizzazione che si possono far risalire all’incirca all’anno 1.000.

Dopo circa 15 anni dal terremoto dei primi anni del 1.700 S. Egidio venne completamente rinnovata: sul pavimento nuovo erano state sistemate diverse pietre sepolcrali incassate, l’ambiente era diviso in tre navate separate da due file di arcate le quali sostenevano un tetto coperto con le lisce, pietre piatte e larghe di colore grigio, localmente chiamate chienghe. L’altare maggiore era di legno scolpito e dorato e presentava le statue di S. Egidio Abate, di S. Antonio e di S. Carlo Borromeo. Altri altari laterali, pure di legno dorato esponevano quadri con la Madonna del Rosario, la Madonna del Carmine, S. Lorenzo, S. Giovanni e nella navata di sinistra era collocato un elaborato altare, sempre in legno, sul quale era appeso il quadro della Beata Vergine e le Anime del Purgatorio. Completavano l’arredo banchi di legno, confessionali, il fonte battesimale e le fonti per l’acqua santa, oltre a calici, pissidi, patene, incensieri e elaborate pianete. All’esterno il campanile aveva un’altezza decisamente superiore rispetto all’attuale, con due campane fuse ad Agnone, che scandivano quotidianamente i momenti felice e tristi della comunità.

I frequenti terremoti, il costante movimento franoso dell’area delle Ripi non hanno mai consentito un lungo periodo di tranquillità alla chiesa di S. Egidio e per tutto l’800 vennero intraprese continue iniziative allo scopo di organizzare numerosi interventi di consolidamento e ristrutturazione, i quali ogni volta venivano fortemente condizionati dalla difficoltà di reperire i fondi necessari e che modificarono più e più volte, stravolgendolo, l’impianto architettonico della chiesa.

Finalmente verso la fina dell’800 il sacro edificio aveva assunto grosso modo la forma che osserviamo oggi, con il tetto in un’unica volta e il campanile più elevato dell’attuale. All’interno oltre all’altare maggiore, con le statue del Sacro Cuore, dell’Immacolata Concezione e di S. Michele, vi erano altri quattro altari con le rispettive nicchie per la venerazione delle sculture di S. Vincenzo Ferreri, S. Egidio, la Madonna Addolorata e la Madonna del Rosario. In altre nicchie ricavate lungo le pareti laterali erano sistemate le statue di S. Onofrio e S. Lucia, oltre alla statua del Cristo Morto e a quella di Gesù Bambino.

Nel corso della prima metà del ‘900 il terremoto del 1925 e più ancora quello del 1933 non dettero tregua al luogo sacro rendendolo praticamente inagibile, tanto che nel 1935 la chiesa fu definitivamente chiusa al culto e al pubblico, dopo che gli elementi sacri e le statue dei santi furono trasferiti nella chiesa di S. Antonio. In pochi anni l’usura del tempo, l’abbandono e l’incuria degli uomini peggiorarono a tal punto la situazione che si resero necessari alcuni, anche se discutibili, interventi di demolizione per assicurare maggiore stabilità all’edificio ormai pericolante, il quale cadde nell’oblio dopo gli ultimi scempi subiti nel corso della seconda guerra mondiale anche se non direttamente imputabili agli eventi bellici.

La chiesa di S. Egidio che oggi è possibile visitare nell’area storica dell’antico abitato di Borrello è il risultato di un articolato, complesso e costoso intervento di rifacimento che, nell’ultimo decennio del ‘900, ha portato al consolidamento, al restauro, alla messa in sicurezza e finalmente alla riapertura al culto dell’antica chiesa parrocchiale. Certamente il complesso religioso oggi si presenta diverso per molti aspetti dalla chiesa che venne abbandonata nella prima metà del secolo scorso, ma per i cittadini di Borrello, specie quelli più anziani, che tanto soffrirono per questa triste vicenda, è stato un vero motivo di orgoglio e di fede il poter nuovamente partecipare alle sacre funzioni nella medesima chiesa dove molti di loro erano stati battezzati.

L'interno della chiesa oggi

L’interno della chiesa oggi

Basamento dell'arco che separa l'abside dalla navata

Basamento dell’arco che separa l’abside dalla navata

La Donna di Pietra, scolpita su un blocco levigato che attende ancora di essere studiato approfonditamente, rinvenuta durante i lavori di restauro del 1990

La Donna di Pietra, scolpita su un blocco levigato che attende ancora di essere studiato approfonditamente, rinvenuta durante i lavori di restauro del 1990

Quadro della Madonna di Casal Bordino, particolare in cui si riconosce il palazzo baronale con il ponte levatoio e più indietro i contorni di un edificio che potrebbe essere la chiesa di S. Lucia, anche se la collocazione non sarebbe esatta

Quadro della Madonna di Casal Bordino, particolare in cui si riconosce il palazzo baronale con il ponte levatoio e più indietro i contorni di un edificio che potrebbe essere la chiesa di S. Lucia, anche se la collocazione non sarebbe esatta

La sagrestia restaurata

La sagrestia restaurata

Particolare dell'altare maggiore

Particolare dell’altare maggiore

 

 

Prospetto dell'altare maggiore

Prospetto dell’altare maggiore

 

Prospetto attuale del portale dove il vecchio portone in legno è stato sostituito da ante di rame, anni '90

Prospetto attuale del portale dove il vecchio portone in legno è stato sostituito da ante di rame, anni ’90

 L'altare maggiore negli anni '40
L’altare maggiore negli anni ’40
L'altare laterale, anni '40

L’altare laterale, anni ’40

Il campanile di S. Egidio nel 1940

Il campanile di S. Egidio nel 1940

La sagrestia sul lato sud, adibita ad abitazione negli anni '50

La sagrestia sul lato sud, adibita ad abitazione negli anni ’50

L'altare maggiore negli anni '50

L’altare maggiore negli anni ’50

Immagine dell'abside negli anni '50

Immagine dell’abside negli anni ’50

S. Egidio alla fine degli anni '50

S. Egidio alla fine degli anni ’50

L'area del centro storico ancora distrutta, anni '50

L’area del centro storico ancora distrutta, anni ’50

S. Egidio intorno al 1975

S. Egidio intorno al 1975

L'abside della chiesa e la sagrestia, 1977

L’abside della chiesa e la sagrestia, 1977

Immagine scattata intorno al 1975

Immagine scattata intorno al 1975

Il complesso religioso negli anni '70

Il complesso religioso negli anni ’70

Il complesso di S. Egidio dopo il rifacimento della chiesa, anni '90

Il complesso di S. Egidio dopo il rifacimento della chiesa, anni ’90

L’area antistante la chiesa di S. Egidio probabilmente lascia un po’ a desiderare per ciò che si riferisce al ripristino storico e culturale della zona, ma in ogni caso la nuova sistemazione consente alla Piazza Vecchia di svolgere nuovamente il ruolo di centro sia delle attività religiose che culturali e sociali della comunità

L’area antistante la chiesa di S. Egidio probabilmente lascia un po’ a desiderare per ciò che si riferisce al ripristino storico e culturale della zona, ma in ogni caso la nuova sistemazione consente alla Piazza Vecchia di svolgere nuovamente il ruolo di centro sia delle attività religiose che culturali e sociali della comunità

S. Egidio nell'inverno del 1995

S. Egidio nell’inverno del 1995

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immacolata Concezione

Immacolata Concezione

S. Michele Arcangelo

S. Michele Arcangelo

Sacro Cuore

Sacro Cuore

S. Antonio da Padova

S. Antonio da Padova

Madonna Addolorata

Madonna Addolorata

S. Rocco

S. Rocco

S. Egidio Abate

S. Egidio Abate

Madonna di Casalbordino

Madonna di Casalbordino