Il fiume Verde

 

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Il percorso del fiume Verde dalla sorgente alla confluenza nel Sangro

Il percorso del fiume Verde dalla sorgente alla confluenza nel Sangro

La valle dei Laghi dell'Anitra dove scaturisce la sorgente del fiume Verde

La valle dei Laghi dell’Anitra dove scaturisce la sorgente del fiume Verde

Il Verde nella valle dell'antica badia di S. Giovanni in Verde

Il Verde nella valle dell’antica badia di S. Giovanni in Verde

Il fiume presso il Piano del Verde

Il fiume presso il Piano del Verde

Erosioni in località Il Mulino

Erosioni in località Il Mulino

Ruderi del vecchio mulino

Ruderi del vecchio mulino

I primi due salti delle cascate del Verde

I primi due salti delle cascate del Verde

La prima cascata, m. 14

La prima cascata, m. 14

Particolare della prima cascata

Particolare della prima cascata

La prima cascata vista dal lato ovest della valle

La prima cascata vista dal lato ovest della valle

La pozza sotto il primo salto

La pozza sotto il primo salto

La seconda cascata, m. 62

La seconda cascata, m. 62

Particolare della seconda cascata (Foto Amelio Ferrrari)

Particolare della seconda cascata (Foto Amelio Ferrrari)

La pozza sotto la seconda cascata

La pozza sotto la seconda cascata

La terza cascata, m. 15

La terza cascata, m. 15

Schema altimetrico delle cascate del Verde; dislivello 218 m.

Schema altimetrico delle cascate del Verde; dislivello 218 m.

Il verde attraverso la gola delle Coste 'Rling

Il verde attraverso la gola delle Coste ‘Rling

Il Terrajone alto 164 m. fotografato dalla valle della Gravara

Il Terrajone alto 164 m. fotografato dalla valle della Gravara

Il ponte Zi' Lonardo

Il ponte Zi’ Lonardo

La confluenza del Verde nel fiume Sangro

La confluenza del Verde nel fiume Sangro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Numerosi sono i corsi d’acqua che nella terra d’Abruzzo confluiscono nel fiume Sangro lungo tutto il percorso di 117 Km. dal Passo del Diavolo, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, al mare Adriatico. Sono affluenti piccoli e grandi, più o meno lunghi, fiumi, torrenti e rivi che scendendo impetuosi dalle pendici calcaree della Maiella e dei monti Pizi confluiscono dal lato sinistro del fiume Sangro, mentre le acque che vi giungono da destra solcano un territorio meno aspro, ondulato, con ampi terrazzamenti che anticipano le caratteristiche del paesaggio molisano più a sud. Tra questi corsi d’acqua il Verde, che immette le sue acque nel Sangro nel territorio del comune di Borrello, in provincia di Chieti, merita senz’altro una attenzione particolare: per i territori che attraversa, per la flora e la fauna del suo ambiente fluviale, per la storia delle sue contrade e per il ruolo importante che esso ha assunto in passato per le attività di pastori e agricoltori.

Innanzi tutto un po’ di chiarezza sul nome: fiume Verde o Rio Verde? La dizione ufficiale, indicata sulla Carta d’Italia in scala 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare, è Torrente Verde, ma nella toponomastica locale il corso d’acqua è semplicemente “Il Verde” e le alte cascate che si trovano nel territorio del comune di Borrello sono dunque le “Cascate del Verde”.La terminologia Rio Verde è stata usata a partire dagli anni ‘80 quando compare sulla cartellonistica che delimitava quella zona delle cascate che era stata posta sotto la protezione del WWF; successivamente a partire dal 2001 l’intera area delle cascate è stata tutelata mediante l’istituzione, in base alla legge regionale 19/12/2001 n. 72, della Riserva Naturale Guidata denominata “Cascate del Verde”. In realtà le caratteristiche del Verde, lungo il percorso che separa la sorgente dalla foce, in particolare per l’abbondante portata, fanno pensare più all’aspetto di un fiume piuttosto che ad un torrente. La sorgente è situata al centro di un anfiteatro che raccoglie le acque del disgelo delle abbondanti nevicate che in inverno cadono sulle pendici del versante nord del Monte Campo in territorio molisano. La portata d’acqua però varia, anche se non in modo sensibile, in conseguenza delle abbondanti piogge autunnali e primaverili e in estate ce n’è ancora a sufficienza per alimentare il superbo spettacolo delle cascate.

L’unica particolarità che propende per la caratteristica del torrente è che talvolta nella tarda estate, anche se il fenomeno si verifica in maniera incostante e a distanza di anni, alcuni tratti del letto del fiume restano in secca, ma in realtà ciò è dovuto al fatto che il minore apporto idrico stagionale non riesce a compensare in alcuni brevi tratti la quantità di acqua che si inabissa nel terreno per poi riaffiorare qualche centinaio di metri più a valle. Ad un esame più attento però si osserva che questo fenomeno, quando si verifica, si manifesta per un brevissimo tratto presso il Colle della Sorgente a quota 962 m. e principalmente nel segmento di fiume compreso tra la terza cascata e le Lame Rosse, quindi si tratta del percorso fluviale non distante dalla foce che invece dovrebbe essere quello più ricco di acqua anche nella stagione più secca. Non si tratta di una situazione riconducibile al carsismo, ma di un fenomeno conseguente alla conformazione detritica del letto fluviale. Queste secche si verificano raramente e sono limitate ad aree circoscritte, per cui ci si può riferire al Verde interpretandolo come un elemento molto più vicino al fiume che non al torrente. In passato il Verde non ha avuto sempre lo stesso corso, infatti in epoca relativamente recente aveva un ulteriore ramificazione attraverso il Vallone dei Piccioni, oggi precluso al fiume a causa di spostamenti franosi dell’area delle cascate.

Il Verde nel suo breve tratto, poco più di 11 chilometri, copre un dislivello di 609 m., con una discesa media di circa 53 m. per chilometro e il suo corso può essere suddiviso in tre parti diverse, con distinte caratteristiche morfologiche, ambientali e paesaggistiche. Il Corso Superiore, lungo poco più di 7 chilometri, caratterizzato da un dislivello altimetrico di 237 m., dalla sorgente giunge fino al Ponte del Verde, inizia nel comune di Pescopennataro nel territorio molisano della provincia di Isernia per passare, prima ancora di scendere sotto i 1.000 metri di altitudine, nella provincia abruzzese di Chieti, nel comune di Rosello. Il Corso delle Cascate, interamente nel territorio del comune di Borrello, lungo poco più di 3 chilometri, presenta un dislivello di 260 m., superiore in altezza al segmento precedente il quale è lungo però più del doppio, esso comprende anche il tratto pianeggiante del Piano del Verde e i grandi salti fino alle piccole cascate sotto le Coste ‘Rling. Il

Corso Inferiore, brevissimo, anche esso tutto nel territorio borrellano, poco meno di 1 chilometro che separa l’ultima cascata dalla confluenza nel fiume Sangro. Lungo quasi tutto il corso del Verde veramente pochi e comunque molto antichi sono i segni di antropizzazione per cui si può affermare che il fiume rappresenta una vera oasi di integrità naturale.

Nel fiume Verde si possono facilmente individuare esemplari della trota fario con le caratteristiche genetiche pure del ceppo appenninico, del granchio di fiume e del gambero di fiume, tutte presenze che testimoniano la presenza di acque pressoché incontaminate.

 

Il Corso Superiore del Verde

I Laghi dell’Anitra, a 1.055 m. di altezza, costituiscono le sorgenti del fiume Verde, essi sono situati al centro di una vasta area che per la particolare conformazione orografica raccoglie le acque del versante Cannavine a nord del crinale che congiunge il Monte San Nicola (m. 1.517), la Sella di Monte Campo (m. 1.194) e il Monte del Cerro (m. 1.240). Più precisamente questi laghi sono dei punti di raccolta delle acque, quasi completamente asciutti in estate, circondati dai canneti tipici della vegetazione delle zone umide e si trovano al centro del Bosco degli Abeti Soprani. Questa area dal punto di vista geologico è costituita da una zona argillosa risalente al periodo delle formazioni continentali dell’Olocene, cioè degli ultimi diecimila anni, e presenta uno strato di riempimento detritico tipico di molte conche montane dell’Abruzzo. Questa zona argillosa tende ad impedire le infiltrazioni delle acque superficiali e a portare in affioramento le acque che si raccolgono nel sottosuolo, però col tempo la deposizione costante di materiale vario ha quasi completamente ricoperto l’area fluvio-lacustre.

Il pianoro dei Laghi dell’Anitra è stato fatto oggetto in passato di interventi finalizzati sia al rimboschimento delle specie autoctone, sia alla canalizzazione delle acque con migliorie e piccoli interventi non invasivi, ma nel contempo sono state intraprese anche opere con l’intento di captare le sorgenti allo scopo di avviare una attività per l’imbottigliamento delle acque, ma che avrebbero anche ridotto sensibilmente la portata del fiume. Fortunatamente questo piano, che avrebbe causato seri danni all’intero ecosistema fluviale, alla flora, alla fauna e all’ambiente, è stato bloccato grazie all’intervento attivo di gran parte della popolazione locale affiancato a quello decisivo del WWF che creando l’Oasi delle Cascate del Rio Verde attirò l’attenzione dei media locali su questa delicata problematica. Oggi ai margini dei Laghi dell’Anitra sussistono ancora delle costruzioni, peraltro di gusto assai discutibile rispetto alle caratteristiche del territorio, in stato di abbandono dopo il fermo del progetto di captazione, ma è ancora possibile percorrere in estate i sentieri della valle tra i colori svariati dei fiori, intensi profumi, tra farfalle e altri insetti interessanti, il tutto con la cornice di faggi ombrosi e lussureggianti, mentre in inverno campeggia il bianco della neve sostituitosi al giallo e al rosso autunnale della faggeta.

La caratteristica del Bosco degli Abeti Soprani è che in realtà si tratta di una faggeta secolare eccezionalmente interessante, con alberi dal tronco gigantesco e dal fogliame fitto e rigoglioso che rende il sottobosco pulito e soffice per le foglie depositate ad ogni autunno, solo qua e la qualche abete bianco vecchissimo. La zona sulla quale si sviluppa il bosco è interessata da una faglia che si protende all’incirca in direzione ovest-est verso i sottostanti Laghi dell’Anitra ed è costituita in prevalenza da calcari marnosi, cioè rocce sedimentarie composte da calcare e in parte da argilla, e marne pulverulenti risalenti all’epoca del Miocene, cioè tra 24 e 5 milioni di anni fa.

Dalla Piana dei Laghi dell’Anitra il Verde prosegue oltre la strada provinciale Istonio Sangrina e si arricchisce di alcune risorgive che provengono dalle falde acquifere alimentate dalle nevi del complesso del Monte Campo (m. 1.746) in località Quarto del Pesco (m. 1.039), qui una curata area attrezzata per la sosta e il pic-nic consente di fruire della tranquillità di un’oasi immersa nel verde, tra i freschi rivoli delle acque limpide della Fonte del Quarto (m. 1.039), nel rispetto dell’ambiente. Nella contrada Quarto, al Verde si aggiungono da sinistra le acque del vallone che ha origine ai piedi del Colle Canalicchio (m. 1.352), si insinua tra La Morgia (m. 1.224) e il Monte Pasquale (m. 1.188) e supera anch’esso la provinciale Istonio Sangrina giungendo in località Quarto, non distante dalla confluenza nel Verde delle acque che provengono dal Vallone delle Vespe, di quelle che scendono dalla lontana Fonte Mastacchino (m. 1.229) e delle acque della Fonte Cavuto di Rosa (m. 1.039).

Lasciato il Quarto del Pesco il Verde, quando ancora è poco più di un ruscello, inizia la sua corsa verso nord e, insinuandosi tra il Colle Iapoce (m. 1.079) a destra e il Colle Pali (m. 1.036) a sinistra, passa dal territorio molisano a quello della regione abruzzese a quota 1.004 m. di altitudine. In questo tratto il fiume scorre su un terreno che vede la presenza di marne bituminose risalenti al periodo tra l’Oligocene e l’Eocene, all’incirca tra 45 e 25 milioni di anni fa, con alternati blocchi di formazione più antica. Poco oltre attraversando un’area di calcari marnosi del Miocene il Verde, incrementato dal fosso che raccoglie da est le acque della piccola valle Cannavara (m. 1.060), compie una brusca deviazione di circa 90° verso sinistra, in direzione nord-nord/ovest per evitare il Colle Montagnola (m. 1.153) e percorre, sempre nella medesima direzione, il pianoro del Colle della Sorgente (m. 962) dove dalla destra confluiscono nel Verde i valloni con le acque di Pedecagna (m. 1.002) e del Perazzeto (m. 973).

A questo punto il Verde compie un’ampia curva che devia prima verso ovest e poi verso nord, per circoscrivere il Colle Mauro (m. 1.013). Quest’ansa del fiume, oggetto di estenuanti e secolari contese tra il comune di Pescopennataro, in provincia di Isernia, e il comune di Rosello, in provincia di Chieti, è caratterizzata dalla presenza a ovest del fosso proveniente dalla località Grotta (m. 1.031) che poco prima di confluire nel Verde genera la Fonte dei Monaci (m. 925) e dal lungo Vallone del Monaco che convoglia le acque delle contrade Lago di Marco (m. 1.145), dei Cinque Cerri (m. 1.086), del Prato Martello (m. 1.139) e del Vutino (m. 1.103), tutte nel comune di Pescopennataro. A metà dell’ansa nel Verde si immette da ovest un secondo vallone, che percorre il piano della contrada Grotta (m. 1.003), situato nel territorio di Pescopennataro. Alla sinistra del fiume, sempre lungo la medesima ansa di fronte al Colle Mauro, insiste un piccolo colle, quota 963 m., sul quale si trovano gli esigui resti di una fiorente badia benedettina, San Giovanni in Verde che, se pur appartenente al comune di Rosello, per secoli fu la vera motivazione del contendere con il comune di Pescopennataro.

Questa badia era in piena attività intorno all’anno mille e viene citata per la prima volta in un atto di donazione del 1.068, quando Oderisio Conte di Sangro, della potente famiglia dei Borrello, cedette alcuni suoi possedimenti ai monaci della badia, che il Chronicon Vulturnense indica presso Pesco Pignataro nella Terra Borrellense. Questi monaci, oltre ad occuparsi degli aspetti religiosi della vita di queste contrade, cercavano, secondo lo spirito benedettino dell’epoca, di diffondere in tutto il territorio circostante alla badia un minimo di istruzione, un artigianato essenziale e i primi rudimenti di tecnica agricola per la lavorazione dei campi. Successivamente, intorno alla metà del ‘300 il luogo sacro appartenne ai Padri Olivetani della congregazione benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto con sede in Toscana. Col tempo, dopo un lungo periodo di florida attività della vita monastica, in seguito alle difficoltà della congregazione a partire dalla fine del ‘600, la badia decadde, fu abbandonata, aggredita dalla vegetazione e con gli anni dimenticata.

In questa area del fiume è stata rinvenuta, tra i numerosi ritrovamenti dell’industria litica preistorica, una importante testimonianza risalente al Paleolitico quando in queste zone, profondamente diverse da come si presentano oggi, vivevano gli uomini dell’età della pietra. Tra i diversi reperti risalenti a quell’epoca è stata trovata una selce dalle venature rosso giallastre che è stata finemente lavorata e rappresenta una testa di cavallo. Da recenti ricerche portate avanti dall’Università del Molise si può ritenere che i territori del corso superiore del fiume Verde siano stati frequentati e abitati da circa 250 mila a 10 mila anni fa da uomini preistorici, con diverse tipologie di ominidi, che risalgono fino all’uomo aeserniensis.

Superato il Colle Mauro, dopo la Fonte delle Candele (m. 900), il letto del fiume, incassato fra pareti che presentano alcune rotture di pendio dalla colorazione giallastra, prosegue rigorosamente verso nord, passando da quota 900 m. a quota 834 m., attraverso le strette gole delimitate dalla contrada Pupulo a est, dalla quale scendono diversi fossi e il vallone con le acque provenienti dalle Coste Petrilli (m. 1.036), dalla contrada Cannavele (m. 911), dal pianoro Castagna (m. 952) e dal Monte la Quercia (m. 976) sulla sinistra del fiume. All’interno di questa serie di strette gole, in territorio di Rosello, avviene la captazione di una parte delle acque del fiume che va ad alimentare la rete idrica del centro abitato di Borrello. Il piccolo edificio in pietra adibito a tale scopo è stato realizzato nel 1928 dall’amministrazione comunale di Borrello, come cita la scritta scolpita sulla pietra subito al di sopra della porta di entrata.

Oltre le gole il fiume rallenta la sua corsa e, superato il Monte la Quercia alla sua sinistra, devia dolcemente verso ovest non distante dal tratto Borrello-Rosello della strada provinciale Sangritana che rasenta le Coste del Verde (m. 940), riceve a quota 820 m. le acque del fosso che scende dalle propaggini orientali del Bosco di Vallazzuna (m. 1.002), per giungere subito dopo al Ponte del Verde con la fontana, chiamato anche Ponte di Rosello, a quota 818 m. Qui, dove sull’altra sponda del Verde si intravedono i resti del vecchio mulino di Rosello, termina il percorso superiore del fiume Verde.

Il tratto di fiume appena descritto presenta una particolare caratteristica geologica, infatti il letto del Verde presso il ponte della Riserva Naturale delle cascate è situato lungo una stretta striscia composta da uno strato di alluvioni ciottolose limose dell’Olocene che si riscontrano lungo tutto questo segmento dell’alveo fluviale.

 

Il Corso delle Cascate

Poco oltre il Ponte del Verde il fiume passa, a quota 816 m., dal territorio del comune di Rosello a quello del comune di Borrello, il confine in questo tratto è segnato dal fosso che scende dal Piano Ciavarrello (m. 918) e si immette nel Verde da sinistra. Il fiume ora, segnando il confine tra i due comuni, percorre in direzione nord la Piana del Verde, mantenendosi sulla destra del pianoro circolare, costituito a destra dalla Piana del Verde (m. 803) e a sinistra dal Piano del Verde (m. 807) dove sempre in direzione nord corre la provinciale Sangritana.

In questo tratto il fiume assume una caratteristica interessante, infatti esso si divide in due piccoli rami che per qualche centinaio di metri corrono parallelamente non distanti l’uno dall’altro e ciò contribuisce ad ampliare in modo significativo un importante ecosistema fluviale. Questa larga fascia costituisce ancora un importante area ecologica per la vegetazione e in particolare per le specie floreali locali e per la fauna, soprattutto quelle ittica e avicola, nonostante recentemente siano stati compiuti invasivi interventi di sistemazione idrica della zona.

Lungo tutta la Piana del Verde (m. 940) il fiume non riceve apporti idrici da est a causa dell’arido terreno, formato da calcari marnosi, delle Coste del Verde e della Piana delle Macchie (m. 869). Diversamente da ovest, poco oltre il fosso del Piano Ciavarrello si immette nel Verde a quota 793 m. il fosso della sorgente (m. 803) della Piana del Verde. Ancora più a nord l’acqua del Vallone Meltinello che scende da quota 899 m., incrocia la provinciale Sangritana a quota 818 m. e finisce nel Verde a quota 788 m. Queste acque provenienti da ovest attraversano il vasto pianoro caratterizzato da strati arenari di roccia sedimentaria detritica, derivanti dalla cementazione della sabbia, alternati a strati di argille siltose derivanti da depositi fangosi; l’area si estende fino al Montalto (m. 965) ai piedi del quale si insinua una fascia argillosa con riempimento detritico che accompagna tutta la parte superiore del Vallone delle Querce.

Prima di lasciare il Piano del Verde il fiume, passato sotto un ponte di tavole di recente costruzione, compie una curva verso sinistra e, raccolte le acque del fosso che scende dal Colle Palazzo (m. 874) presso il ponte della Riserva Naturale (m. 786), piega a destra nuovamente verso nord ancora su calcari marnosi. Ormai in prossimità delle cascate il Verde, raccolte le acque del fosso proveniente dal Colle Mattone (m. 864) presso i resti del vecchio mulino di Borrello (m. 778), percorre ancora qualche centinaio di metri prima dei grandi precipizi. In questo breve tratto il letto del fiume è delimitato alternativamente sui due lati da pareti scoscese di roccia di colorazione giallastra, con evidenti macchie di colore grigio scuro, causate dall’azione dell’acqua piovana che attraverso piccole fessure percola lungo le pareti ricche di vegetazione. Le rocce sono formate da strutture sedimentarie costituite da poderose bancate messe in evidenza grazie alla loro maggiore resistenza nei confronti del lavorio delle acque e sono alternate a strati più sottili e maggiormente erodibili da parte dell’azione fluviale, specie quando prevale in essi la presenza di argille e marne. I clasti, pietre più o meno grandi, presenti su questa area del letto del Verde sono i residui dei brandelli crollati della roccia dei vecchi strati, erosi dal fiume e successivamente levigati a sfera dallo scorrere dell’acqua. Lungo le anse del fiume presso il vecchio mulino di Borrello sono presenti limitati strati sabbiosi, conseguenza di vecchi depositi alluvionali.

Nel passato relativamente recente lungo il corso del Verde esistevano due mulini, uno come si è già detto presso il Ponte del Verde ad uso principalmente degli abitanti di Rosello e l’altro presso Borrello situato poco prima delle cascate. Probabilmente anticamente ne esisteva anche un terzo presso la badia di San Giovanni in Verde, era infatti consuetudine nel medioevo dotare i centri benedettini, specie quelli più isolati, di un efficiente mulino che, oltre a soddisfare le esigenze dei monaci, fosse pure di utilità per l’intero circondario. Questi mulini, se pur dotati di ingegnosi macchinari per la lavorazione e di complessi sistemi per la captazione delle acque, soffrivano ciclicamente per le conseguenze dei momenti di magra del fiume e, anche se l’acqua scorreva più o meno con una certa regolarità per tutto l’anno, il regime minimo coincideva sfortunatamente con il periodo della mietitura. Nei secoli scorsi proprio per superare questa difficoltà, gli abitanti di Borrello avevano messo in funzione, sulle terre più a valle del paese, in località denominata appunto Il Mulino, un più efficiente e attrezzato complesso per la macinazione del grano, annesso alla struttura di una cartiera, che sfruttava le più abbondanti acque del fiume Sangro.

Nella toponomastica tradizionale locale le cascate del Verde sono tre: la prima, la seconda e la terza, ma ad una osservazione più attenta si scopre che in realtà si tratta di un complesso sistema di dislivelli significativi, a volte meno, articolato su un territorio in continua trasformazione a causa degli agenti esogeni e in particolare per il lavoro incessante di corrosione dello scorrere delle acque.

La prima cascata copre un dislivello di 29 m., da quota 776 m. a quota 747 m., ed è costituita da un salto verticale di 14 m. dove l’acqua del Verde, tra rocce coperte di licheni, precipita da una ampia parete verticale direttamente in una profonda pozza verde (m. 762), circondata da vecchi tronchi d’alberi secchi precipitati nell’acqua in seguito all’azione delle piene e da enormi massi staccatisi, anche in epoche recentissime, dai ripidi fianchi della gola incisa profondamente dal fiume. Lungo la parete della cascata in alcuni tratti il fenomeno dell’erosione viene in parte attenuato da strati di formazioni di cratoneuron commutatum un tipo di muschio che trattiene e rallenta la discesa dell’acqua. Questo muschio riveste un ruolo primario nella formazione dell’habitat delle sorgenti pietrificanti, chiamato appunto cratoneurion, che è alla base dei processi di formazione del travertino. Anche se questo muschio è presente, in maniera più o meno evidente, lungo tutte le pareti delle cascate, la rapida caduta dell’acqua lavora comunque incessantemente gli ampi strati delle pareti verticali, dove molte dure rocce sporgenti vengono modellate in levigati sferoidi.

Gli strati di roccia, che compongono la parete di destra di questa strettissima valle, si presentano decisamente bancati e continuamente interrotti da linee di fratturazione verticali, le quali rendono maggiormente sensibile la roccia all’azione erosiva dell’acqua ruscellante, soprattutto quando nei periodi freddi l’acqua gela dentro le fessure. Diversamente gli strati che formano la parete di sinistra, rispetto alla discesa del fiume, sono costituiti da rocce di diversa composizione, in prevalenza da calcari marnosi e quasi certamente dal tritume derivato dal movimento di una faglia sottostante.

Subito dopo l’acqua defluisce attraverso decine di balzi, cascatelle e piccoli salti che complessivamente scendono, a partire da quota 762 m., di altri 15 m. prima di giungere su un breve tratto quasi in piano, a quota 747 m. La spinta del fiume rallenta e si manifesta una minore energia del lavoro dell’acqua con la conseguente diminuzione dell’azione erosiva.

All’improvviso appare il ciglio della Seconda Cascata da dove si dipartono diversi rami di discesa delle acque, più numerosi in inverno e in primavera, quando tutta la larghezza del letto fluviale viene invasa dalle acque, meno in estate e nel primo periodo autunnale; particolarmente veloci sono i canali posti sulla parte destra del fiume a ridosso di una parete calcarea stratificata dove alcuni esemplari di carpino nero radicano nelle numerose fessure di fratturazione.

Questa cascata che porta le acque da quota 747 m. a quota 655 m. con un dislivello complessivo di 92 m., inizia con un precipizio pressoché verticale di 61 m. dove l’acqua spumeggiante, scivolando con fragore lungo le pareti di roccia marrone scuro, si raccoglie in una profonda pozza tra i massi a quota 686 m. Da qui sussegue una serie di piccoli salti per una discesa complessiva di 15 m., da quota 686 m. a quota 671 m., dove si incontra un altro salto di 9 m. che scende fino a quota 662 m., non ragguardevole in altezza ma di significativa spettacolarità per la presenza di gradini, quasi regolari per forma e dimensione, attraverso i quali i giochi d’acqua si riversano con colori e suoni particolari. Si tratta del risultato del lavorio dell’acqua conseguente ad una azione erosiva differenziata sugli strati di roccia più compatta e su quelli più erodibili.

Ancora altri 7 m., da quota 662 m. a quota 655 m., e si giunge sullo slargo che anticipa la Terza Cascata, dove l’attività di erosione avviene su una ampia superficie di strato mediante l’aggressione e lo spezzettamento degli strati più sottili.

L’acqua di questo salto deborda dall’ampia superficie di una roccia marrone scuro semicircolare e precipita da un’altezza di 15 m. in una pozza più piccola delle precedenti, delimitata da massi levigati e colorati con diverse tonalità di marrone e striature violacee. Complessivamente la Terza Cascata scende, da quota 655 m. a quota 598 m., per 57 m. e l’acqua dopo il primo balzo precipita attraverso decine di piccole cascate tra una impressionante distesa di massi giganteschi che custodiscono due ampi pantani, rispettivamente a quota 635 m. e a quota 630 m., poi prosegue fino al Ponte Zi’ Lonardo (m. 598). Questo era stato costruito subito dopo la seconda guerra mondiale utilizzando uno chassis prelevato dalla carcassa di un camion militare abbandonato e per più di mezzo secolo aveva consentito l’attraversamento del fiume in uno dei tratti più selvaggi. Purtroppo il ponte nell’inverno del 2006 è stato travolto dalla forza d’urto di alcuni tronchi che la violenza del fiume ha scagliato contro di esso.

Ora sulla destra si può ammirare in tutta la sua potenza la superba mole del Terrajone, una colonna di roccia che rispetto al Ponte Zi’ Lonardo si innalza per 164 m. fino a quota 762 m. e divide la stretta valle delle cascate dalla contigua ampia valle della Gravara, quest’ultima delimitata a sud dal circo di una paleofrana che da circa 10 mila anni scivola con un movimento naturale lentissimo lungo la Gravara, verso la sottostante valle del Sangro trascinando detriti e brandelli delle rocce originarie. Da un confronto di fotografie scattate al Terrajone a distanza di circa ‘90 anni è interessante notare che ad un primo esame visivo non risulterebbero sostanziali mutamenti, nonostante tutta l’area sia in continua trasformazione per l’incessante lavorio del fiume, ma osservando con più attenzione si registra che nella parte superiore si sono comunque verificati nel tempo distacchi di una certa importanza.

Subito dopo la località del ponticello distrutto il Verde discende rapidamente per altri 26 m. passando da quota 596 m. a quota 570 m. ed è caratterizzato da tre salti consecutivi, il primo di 6 m. di altezza (596 m. / 590 m.) il secondo di 8 m. (590 m. / 582 m.) e il terzo salto, separato dai primi due da un profondo pantano a quota 577 m., di 7 m. (577 m. / 570 m.).

Segue un breve tratto in lieve discesa dove i grandi massi sul letto del fiume si diradano, si fanno meno ingombranti e il Verde offre uno spettacolo tra i più suggestivi con una cascata di 12 m., da quota 570 m. a quota 558 m., caratterizzata alla sommità dalla sovrapposizione di massi enormi che sbarrando il letto fluviale sul bordo del pantano dal quale prende avvio la cascata e costringono il fiume attraverso una strettoia imprimendo all’acqua una spinta notevole attraverso lo stretto passaggio. Ciò rende la cascata stupenda per il fragore dell’acqua tra i massi levigati, gli schizzi che rimbalzano tra il fogliame di una vegetazione multicolore e i mille rivoli che non contenuti nella strettoia spingono con forza in ogni direzione. Qui, in corrispondenza della confluenza del fosso della Gravara (m. 648), a quota 558 m. si conclude il Corso delle Cascate.

 

Il Corso Inferiore

L’ultimo tratto del Verde, in leggera discesa, quasi che il fiume volesse riposare dopo la violenza del passaggio delle cascate, è assai breve ma non per questo meno interessante.

Tra l’ampia valle della Gravara a est e il Colle Pizzuto (m. 645) a ovest il fiume scorre su un letto scavato profondamente in un canyon le cui pareti raggiungono i 100 m. di altezza. Il fiume scorre sulla sinistra del fondo di questa stretta gola che la toponomastica locale indica con il termine Coste ‘Rling; la parete da questo lato è costituita da strati marnosi risalenti al Miocene e quindi più facilmente erodibile dall’azione dell’acqua. Diversamente la parete est, pur essendo costituita da materiale non compatto, come del resto tutta la valle, è formata da strati di argilliti e argille siltose con tratti di livelli arenacei, calcareo marnosi e calcarenitici, con inglobati blocchi e lembi di formazioni più antiche dell’Eocene. Lungo tutta la parete le rocce si presentano alterate, fratturate, marce e pericolosamente instabili.

Sul lato est l’azione incessante del Verde ha staccato centinaia di massi e altrettante frane di crollo. Queste ultime sono la conseguenza dell’elevata sismicità dell’area e delle infiltrazioni dell’acqua piovana che compie un discreto lavoro di aggressione all’interno delle fessure rocciose, per cui la sponda destra del fiume risulta ricoperta da un’arida pietraia di colore grigio scuro.

L’attraversamento delle Coste ‘Rling inizia a quota 544 m. e termina a quota 504 m., il letto del fiume lungo questa lieve pendenza è caratterizzato da una serie di ampi e tranquilli pantani che si dischiudono tra l’alternarsi di giganteschi macigni molto levigati di colore chiarissimo, quasi bianchi.

A quota 477 m. il Verde alterna tre deviazioni, prima a sinistra, poi a destra e ancora a sinistra per riprendere sostanzialmente la direzione verso nord. In quest’ultimo tratto la riva destra è costeggiata dalle Lame Rosse, una vasta area di calanchi dove l’erosione delle acque di dilavamento e l’assenza di una adeguata vegetazione di contenimento hanno inciso profondamente il terreno e hanno lasciato allo scoperto particolari strati di argille siltose dell’Eocene dalle colorazioni sorprendenti, con prevalenza del rosso, del verde e talvolta del giallo. Nello specifico le marne assumono la colorazione rossastra quando le rocce contengono l’ossido di ferro, mentre l’aspetto giallastro rivela la presenza di elementi di zolfo.

Nell’anno 2007 lungo l’ultimo tratto del fiume appena descritto si è verificata in maniera evidente una siccità che ha causato la morte di molti esemplari della trota fario, dei gamberi e dei granchi di fiume, che in un primo momento avevano trovato scampo nelle poche ultime pozze d’acqua, ma hanno finito comunque per diventare preda di uccelli rapaci, bisce e piccoli mammiferi man mano che l’acqua si ritirava. Sono stati rilevati numerosi tratti in secca e precisamente: tra quota 602 m., poco prima del Ponte Zi’ Lonardo e quota 596 m., in corrispondenza dei tre salti consecutivi prima descritti; tra quota 565 m., prima della cascata con la strettoia di massi, e quota 527 m., nel punto in cui il Verde sta per uscire dalla gola delle Coste ‘Rling; tra quota 478 m. e quota 469 m. nel tratto che costeggia le Lame Rosse; infine tra quota 462 m. e quota 456 m. nel breve percorso situato tra i ruderi del piccolo ponte delle Lame Rosse e la confluenza nel fiume Sangro. Facendo riferimento alla conformazione geologica del letto fluviale nei tratti interessati, si può ritenere che il fenomeno sia dovuto essenzialmente alla presenza sul letto del fiume di uno strato di deposito detritico più o meno spesso, costituito da rocce di diversa grandezza e con differente porosità.

Sulla sinistra man mano che il Colle Pizzuto degrada si scorge non lontana dal fiume la parete imponente della Rupe Campanile (m. 669) a ridosso del letto del fiume Sangro. A questo punto il Verde, dopo essersi allargato in un ampio pantano a quota 453 m., raccoglie le acque dei fossi che defluiscono dalle Lame Rosse in prossimità dei ruderi del piccolo ponte diroccato (m. 449) a qualche centinaio di metri dalla foce nel fiume Sangro.

In quest’ultimo segmento del percorso del Verde sono stati abbandonati da decenni vecchie rotaie e ferraglie varie dalla vicina ferrovia Sangritana, nel corso delle tante estenuanti ristrutturazioni iniziate nell’immediato dopoguerra e ancora in corso. Sarebbe necessario e auspicabile un intervento di bonifica e ripristino dell’ecosistema fluviale dell’area che risulterebbe nemmeno eccessivamente impegnativo, dal punto di vista finanziario, trattandosi di un tratto di poche decine di metri.

Subito dopo e il Verde, attraversando un breve tratto di detriti di falda sciolti e cementati con intercalazioni di terre rosse tra le quali si rinvengono bianchi cristalli di calcite, termina la sua corsa immettendosi nel fiume Sangro, a quota 446 m., presso la grande arcata del ponte della ferrovia che supera il fiume.

Il fiume Verde ha percorso 11,5 chilometri e disceso un dislivello di 609 metri.

 

Come già è stato accennato, nel fiume Verde abbondano interessanti esemplari della trota fario, gamberi e granchi di fiume, questi ultimi rappresentano un significativo indicatore biologico riguardo alla purezza e alla ossigenazione delle acque del fiume.

Una popolazione interessante che vive lungo il Verde è costituita dagli anfibi, distribuiti lungo tutto il corso del fiume.

É facile incontrare la rana italica che raggiunge la dimensione di 7-8 cm., con una colorazione marrone rossastra e a volte con dei riflessi giallo verde. Vive presso le fredde acque dei torrenti montani nascondendosi tra le rocce che sporgono dall’acqua dove cattura insetti e piccoli invertebrati e per superare la rigidità degli inverni si ripara sotto le radici degli alberi. Uno dei suoi nemici più temuti è la biscia d’acqua.

Pure la rana verde, chiamata anche rana comune, è diffusa lungo il fiume Verde, in particolare nel tratto che attraversa il Piano del Verde e oltre le cascate quando il fiume rallenta la sua corsa. É lunga fino a 12 cm., ha una colorazione verde brillante con diffuse macchie nere e si nutre di insetti, lumache, vermi, larve e perfino lucertoline e piccoli roditori. Nei pressi del ponte Zi’ Lonardo, tra i 450 e i 500 m. di quota sono stati osservati alcuni individui di salamandra rossa e gialla e anche il cervone e la luscengola.

Lungo tutto il corso del fiume Verde una interessante e preziosa vita bentonica costituisce una importante fonte di cibo per i predatori acquatici. In particolare abbondano individui appartenenti agli ordini dei Tricotteri, dei Plecotteri e degli Efemerotteri.

I primi sono insetti grandi dai 3 millimetri ai 2,5 centimetri, di colore bruno, particolarmente attivi all’imbrunire e durante la notte. Solitamente le uova per la riproduzione vengono deposte nella vegetazione riparia presso stagni e corsi d’acqua, altre volte la deposizione avviene sulle foglie pendenti sul fiume oppure direttamente nell’acqua. Nel momento in cui i tricotteri, dopo le fasi larvale e pupale, raggiungono il periodo dello sfarfallamento diventano facile preda degli uccelli che popolano l’ambiente fluviale i quali riescono facilmente ad individuare gli insetti che si alzano numerosi e contemporaneamente sulla superficie dell’acqua.

I plecotteri sono insetti che spesso, durante la fase ninfale, vivono sotto le pietre dei torrenti dalle acque veloci e tumultuose in ambienti montani freddi. Durante la loro vita nell’acqua possono essere preda dei pesci, mentre dopo lo sfarfallamento, che solitamente avviene nelle notti di primavera e di autunno, costituiscono le prede degli uccelli che nidificano presso il corso d’acqua. La presenza dei plecotteri nel fiume Verde indica un ottimo stato della qualità delle acque, infatti le ninfe di questi insetti hanno bisogno di acque fredde e molto ricche di ossigeno e inoltre sono particolarmente sensibili alla minima variazione inquinante.

Gli efemerotteri sono insetti con le ali nervate e trasparenti sempre in vista, da adulti vivono circa una giornata a causa del rapido atrofizzarsi dell’apparato boccale che impedisce l’alimentazione. L’accoppiamento di solito avviene in volo presso il corso d’acqua e le uova vengono lasciate cadere direttamente sulla superficie dell’acqua o sulle foglie immediatamente presso il fiume. Nella fase larvale costituiscono un ottimo cibo per le trote fario che risalgono le acque fredde del Verde e nella fase adulta diventano preda dei diversi uccelli che volano presso il fiume. Questi insetti, tipici delle acque non inquinate, costituiscono un valido indicatore per ricavare un primo quadro sulla salute dell’acqua del fiume e sulla situazione ecologica dell’ambiente immediatamente circostante.

Nell’area influenzata dall’ambiente fluviale del Verde nidificano numerose specie di uccelli che costituiscono una avifauna varia e interessante. Si possono avvistare il merlo acquaiolo e la ballerina gialla tra le rocce delle cascate e, tra le pareti che si ergono fra il Verde e la valle della Gravara, rapaci come il nibbio reale, il falco pellegrino, la poiana e con un po’ di fortuna anche il gufo.

Riguardo agli uccelli sono particolarmente interessanti le informazioni fornite dal sito web Borrello Natura, curato da Mario Di Nunzio e accessibile dal sito internet www.borrellosite.com. La documentazione è corredata da foto scattale lungo il Verde nel territorio di Borrello e riguardano tra gli altri alcuni passaggi dell’airone cenerino e della cicogna cenerina sul Piano del Verde, la presenza delle averle, di cinciarelle, di picchi muratori e di codirossi, del gheppio, dell’upupa e di altri ancora.

I boschi che, alternati a vasti prati ed ex coltivi, accompagnano il fiume Verde per tutto il percorso, costituiscono l’habitat per molti mammiferi, come i cinghiali e i lupi che scendono verso il corso d’acqua rispettivamente dal bosco di Montalto (Borrello) e dal bosco di Vallazzuna (Pescopennataro). É inoltre facile imbattersi in piccoli mammiferi come il tasso, il gatto selvatico, l’istrice, la puzzola e lo scoiattolo. Recentemente sono stati liberati in queste aree alcuni esemplari di capriolo che, perfettamente adattatisi, si sono moltiplicati e non è raro incontrarli anche lungo le strade rotabili.

Infine un cenno alla presunta presenza della lontra lungo le acque del basso Verde: se ne è parlato in diverse occasioni, ma per quanto questo tratto di fiume sia stato percorso, osservato e fotografato in più circostanze non se ne è trovata traccia.

Tutto il letto fluviale del Verde è arricchito da una rigogliosa vegetazione che si diversifica notevolmente in riferimento alle altitudini dove sono situate le aree attraversate dal fiume. All’inizio il corso d’acqua è contornato dalle faggete del bosco degli Abeti Soprani e poco oltre da fitti boschi di cerri, roverelle, abeti bianchi, aceri, tigli selvatici e ginepri. Al di sotto dei 1.000 m. di altitudine lungo il fiume crescono diversi tipi di salici e ovunque distendono le loro ampie foglie i farfaracci, mentre in prossimità delle cascate sono diffusi il ginestrino, i lecci, gli ornielli e il salice a cespuglio e ovunque, sulle pareti rocciose, abbonda il carpino nero.

Nel tatto di fiume tra le cascate e la confluenza nel Sangro vegeta una ricca macchia mediterranea che si inoltra anche a quote inusuali lungo le strette gole delle cascate, favorita dal clima della zona. Questa particolare condizione ambientale, ricca di umidità, le rocce delle pareti rupestri che si scaldano al sole, le zone d’ombra costanti, permettono lungo le strette gole che caratterizzano le cascate del Verde l’incontro e l’intersecarsi di differenti tipologie vegetazionali. Infatti, procedendo dal basso, alla macchia mediterranea, costituita prevalentemente da ginestre, ornielli e sorbi, si alternano gli esemplari del bosco mesofilo con carpini neri, cornioli, meli e peri selvatici e maggiociondoli. Subito dopo si inseriscono le roverelle, i cerri, fino all’abete bianco, il quale è stato individuato anche a quota 450 m. nella valle della Gravara nel tratto che costeggia il Verde.

Per quanto riguarda la flora si riscontra una presenza significativa di orchidee, ancora non studiate sistematicamente, nei territori del comune di Borrello attraversati dal Verde.