Il nome Borrello

13 marzo 2011

Sulle origini del nome Borrello 

L'abitato di Borrello e sulla sinistra la selvaggia valle delle cascate del Verde

L’abitato di Borrello e sulla sinistra la selvaggia valle delle cascate del Verde

L’origine del nome Borrello è strettamente connesso con quello della famiglia medioevale dei Borrello, che ebbe origine dal ramo valvense dei Conti dei Marsi e dette origine ai Conti di Sangro. L’ipotesi più diffusa tende a considerare il nome del piccolo insediamento di Borrello, presso il fiume Sangro, derivante dal nome della famiglia feudale, ma analizzando attentamente alcune considerazioni al riguardo ci si rende conto che anche l’ipotesi opposta può essere ritenuta ugualmente valida.

Riflettendo sul nome Borrello non si può non risalire nel tempo verso la fine del primo millennio e riallacciarsi alle vicende della famiglia medioevale dei conti Borrello che, intorno all’anno mille estendeva i suoi domini dalle valli del medio Sangro alle montagne dell’alto Trigno. Inoltre, approfondendo l’argomento, si scopre che, fra i tanti riferimenti al termine Borrello che si riscontrano in Italia e in Europa, il collegamento con i contemporanei conti Borrello della Marca di Spagna, l’attuale regione di Barcellona, presenta delle analogie veramente sorprendenti. Va però precisato che queste analogie non corrispondono a legami storici o familiari, ma esse derivano da situazioni del tutto casuali.

Nel tomo XLV della España Sagrada viene citato il conte di Borrello della terra di Barcellona che compie una donazione nel 949, narrata nel capitolo XXXV, per amore di Dio e per la redenzione della sua anima, in una località denominata Angles. L’aspetto singolare è che nella stessa epoca un altro conte di Borrello compiva una analoga donazione con la stessa formula, queste erano simili in tutta Europa, nel territorio di Anglone (Agnone); località che in origine veniva chiamata Castrum Angelorum, cioè Castello degli Angeli, da cui derivò Anglone e quindi Agnone. “Anno Incarnationis dominice DCCCCXLVIIII ….. Ideoque ego Borrellus comnes in die dicationes harum ecclesiarum dono ibidem pro amore Dei et remedium anime mee alodem quem abeo in commitatu jerundensi in valle que dicitur Angles …..”

Nel 1017 sotto Raimondo Borrello, quinto Conte di Barcellona, fu fondato il monastero di San Martino, poco dopo sotto il dominio dei Borrello di Agnone veniva fondato l’eremo si San Martino di Pilo a Borrello. Cronice regun Aragonum et comitum Barchinone (Barcellona) et populacionis Hispanie. “….. Tempore autem predicti Raymundi Borrell, comes Guiffre Ceritanie edificavit monasterium Sancti Martini …..”

In un altro documento del 26 novembre del 966 sottoscritto da Burrello conte della Marca di Spagna (Barcellona) si parla dei Fratelli Borell; ancora più specificatamente il 30 settembre del 992 Borrello II Conte di Barcellona firma un documento insieme ai suoi figli, i Figli di Borell e è che la famiglia dei conti Borrello dell’Abruzzo erano noti in tutta l’Italia centrale e meridionale con il nome di Figli di Borrello.

La coincidenza più sorprendente è la donazione del 26 settembre del 989 ad un monastero spagnolo da parte di un membro della famiglia dei conti Borrello di Barcellona di nome Rosello: anche in questo caso la relazione tra il Borrello e il Rosello abruzzesi è però solo una coincidenza. REGESTA: MAS, Taula, 290; Notes, iv, 129 (n.° cciii). A. C. A., Cart, f. 20 v, n.° 52. Rosell y su esposa entregan al Monasterio una casa con sus tierras, sita en el termino de “Aqualonga”. “In nomine Domini Ego Rosello et uxor mea Ermelle, donatores sumus domum s. Cucuphati cenobio, qui est situs in comitato Barch., in locum Octaviano. Manifestum est enim quia donamus terra nostra cum casa, cum solo et superposito, ad cenobium iam dictum. …..”. Firmano: “S+m Rosello; S + m Ermelle, qui ista donatione fecimus et firmare rogavimus”

Tralasciando le citazioni sin qui riportate, le quali costituiscono una serie di pure coincidenze, ci si chiede perché il paese abruzzese si chiamasse Borrello e, anche se le origini, le citazioni e la storia erano state già trattate nel libro sui “Feudi dei Borrello tra Abruzzo e Molise”, l’idea che tutto derivasse dal capostipite dell’antica famiglia non sembrava del tutto esaustiva.

In effetti coloro che nel corso degli anni hanno studiato le vicende storiche medioevali d’Abruzzo concordano con l’asserzione che il nome della potente famiglia feudale dei Borrello ha lasciato traccia del suo illustre passato nel nome del comune di Borrello in Abruzzo. Inoltre tale toponimo si è diffuso, attraverso i suoi numerosi discendenti che si trasferirono un po’ ovunque nell’Italia meridionale all’indomani dell’unificazione ad opera dei Normanni, in Calabria, Laureana di Borrello e in Sicilia, Borrello di Catania e Borrello di Palermo. Molti poi sono i cognomi Borrello presenti in queste aree, ma più che dall’antica stirpe abruzzese questi originano dai toponimi geografici locali appena citati. Molti cognomi simili si riscontrano in Piemonte, ma quelli sono i Borrelli e hanno tutta un’altra storia.

Lo stesso Benedetto Croce nella “Storia del Regno di Napoli” parla dei Figli di Borrello, nipoti di un Borrello vissuto intorno all’anno 1000, che dominavano tra il medio Sangro e l’alta valle del Trigno “… dove hanno lasciato il segno parlante della loro signoria in quella ch’è stata innanzi mentovata, di Borrello, … la Civitas Burrelli …”

In effetti questo è il nome che più frequentemente è stato utilizzato dai cartografi nel corso dei secoli: il Magini nel 1500 indica il paese come Civita Burella, come pure riportano le carte di Danti del 1580 nella galleria vaticana citate da Eugenio Maranzano nel suo libro su Borrello, mentre il Mercatore nel 1589 lo chiama semplicemente Burello, Magini nella carta del 1620 riporta Civita Burella e lo stesso fa il cartografo Blaeu nel 1665 e Bonne nel 1787 cita Civita Borella, si trovano poi sparpagliate nel tempo citazioni di Borrielo, Borrellus, Civitas Burrelli e altri ancora.

Gli storici, soprattutto quelli dei secoli scorsi, hanno studiato e raccontato i personaggi, specie quelli che contavano, e con essi gli avvenimenti che li videro coinvolti e quindi per questi studiosi era naturale che una località prendesse e conservasse nel tempo il nome di uno dei protagonisti della storia locale: feudatario, capitano di ventura, cardinale o altro che fosse. Un’altra precisazione da fare è che in passato, in particolare nel periodo tra ‘500 e ‘700 gli autori per indicare un paese, un centro abitato o una cittadina, anche di dimensioni ragguardevoli per i tempi, utilizzavano il termine Terra e spesso lo specificavano meglio riferendosi per esempio alla “Terra di Borrello, con i suoi abitanti e le sue abitazioni”. Questo perché la Terra veniva intesa non solo più o meno come l’estensione dell’attuale Comune, ma con un significato più ampio. Allora non era concepibile parlare di un paese come tale senza considerarlo nel suo complesso di edifici, di persone che lo abitavano e del territorio che dava sostentamento alla vita e all’esistenza stessa della Terra.

Dalla documentazione disponibile, nessuno fino ad oggi risulta aver preso in considerazione l’ipotesi opposta e cioè che il nome dell’antica famiglia dei Borrello abbia derivato il proprio nome dal piccolo paese abruzzese. Ad un primo esame sembra una ipotesi con una scarsa possibilità di essere sostenuta ma, dopo i primi approfondimenti, questa considerazione risultava tutt’altro che trascurabile.

Se si considera il primo caso, quello cioè in cui gli storici sostengono, con lievi divergenze tra loro e nel corso degli anni, che uno dei figli del Conte di Valva (Sulmona) di nome Oderisio, soprannominato Borrello, si era impossessato di terre e castelli nella regione a sud del fiume Sangro e che questi possedimenti, che andavano appunto da Borrello verso sud, con gli anni si estesero fino al fiume Trigno.

Relativamente a questa affermazione è opportuno fare riferimento alla derivazione del nome Borro, del quale Borrello costituisce un diminutivo, da un vecchio termine della lingua celtica, secondo cui Borro era la traduzione del significato di Fiero, Altero, Grande, Eroe. Inoltre, se associamo il significato celtico di questa parola al carattere e al comportamento di Oderisio Borrello I, nessuno avrà dubbi sulla opportunità di tale appropriato soprannome.

Fin qui sembrerebbe tutto semplice, lineare, ma alcuni aspetti risultano poco convincenti se li analizziamo nel dettaglio.

La prima domanda riguarda perché di tutte le castella possedute dalla famiglia denominata dei Figli di Borrello solo Borrello ne abbia conservato il nome e non altri centri, all’epoca più grandi, più importanti e maggiormente rappresentativi, posseduti dalla stessa famiglia. In secondo luogo si potrebbe considerare il fatto che un altro signore Oderisio Borrello II abbia effettivamente abitato con sua moglie nel suo castello di Civita Burella, così era chiamato il paese in quell’epoca, ma questo avvenne intorno al 1040 e solo per un periodo talmente breve da non giustificare l’assegnazione del nome. D’altra parte se questo centro era già così importante non si spiega perché le fonti lo citano a partire dal 1060, trascurandolo per tutto il tempo in cui visse Borrello I e per gran parte dell’epoca di suo figlio Borrello II.

Diversamente si potrebbe presumere che il paese sia stato fondato da un Oderisio Borrello, primo o secondo che sia non fa molta differenza, e che vi abbia edificato inizialmente una rocca o un castello, in seguito divenuto un centro abitato di una certa rilevanza, in primo luogo militare. Questa argomentazione potrebbe reggere all’analisi di alcuni riferimenti cronologici, infatti la Civitas Burelli viene citata, come si è detto, a partire dalla metà del XI secolo e se si osserva che Oderisio Borrello I arrivò per la prima volta a sud del Sangro intorno al 1004 ci sarebbe stato tutto il tempo sufficiente per costruire la roccaforte e favorire la sua crescita in importanza e in numero di abitanti. Questa teoria però cozza contro il nome stesso del paese e cioè Civita Burella, dove la parola Civita sta appunto ad indicare in quel periodo una città con una propria storia o più frequentemente un luogo abitato già anticamente, talvolta distrutto e in seguito riedificato. Quindi all’arrivo di Oderisio quasi certamente la Civita Burella era già una solida realtà.

E’ possibile però anche tentare di percorrere una strada diversa e cioè che il soprannome Borrello sia derivato a Oderisio dal paese e non viceversa.

In questo secondo caso l’origine etimologica dal Borro celtico non può ovviamente avere molto peso, per cui occorrerà trovare una spiegazione alternativa. La derivazione del toponimo Borrello può più appropriatamente essere ascritta al termine Borro che sta a significare: torrente, orrido, crepaccio.

Ludovico Antonio Muratori nella Dissertazione XXXIII sulle Antichità Italiane, scrive che la voce “Burrone deriva dal greco bothrion, significante una fossa, un luogo cavo sotterra. Di qui ancora pare noto borro, non essendo necessario che acqua scorra per esso; e certamente ne viene burella, diminutivo di borro, per denotare una piccola fossa …”.

Il dizionario etimologico della lingua italiana del Pianigiani, alla voce borro cita, tra l’altro “… il Muratori, colpendo più nel segno, crede alterato da botro. Luogo scosceso ed incassato, dove, quando che sia, scorre l’acqua …”, mentre alla voce burella dice “ … luogo sotterraneo, stretto ed oscuro …”.

Inoltre nel dizionario della lingua italiana del De mauro, borro viene descritto come “ … stretto valloncello, canale in declivio scavato dall’erosione delle acque …” e Francesco Buti, nel Vocabolario degli Accademici della Crusca dice di borro “… fossato rivestito di pruni dove corra acqua …” e di burella “… luogo scuro, ove non si vede raggio di sole …”.

E ancora il Petrocchi nel suo dizionario “… borro, corrosione fatta dall’acqua in una valle, rivestita di piante selvatiche …”.

Da queste citazioni, più o meno recenti, si deduce che l’interpretazione che maggiormente le accomuna è riferita ad una valle incisa in profondità, attraversata da un corso d’acqua, oscura e selvaggia. D’altronde anche oggi se si osserva Borrello dai monti del versante nord della vallata del Sangro, all’incirca dal pianoro di Civitaluparella, da dove cioè lo guardava Oderisio, ci accorgiamo subito che la burella si riferisce alla cupa valle scavata dal torrente Verde tra le cascate e le Lame Rosse e la civita è il centro abitato di Borrello, anch’esso peraltro posto in cima alla linea del burrone delle Rupi.

A questo punto alcuni aspetti risultano sicuramente più chiari: in primo luogo avrebbe una sua logica il fatto che soltanto Borrello abbia conservato questo nome, semplicemente perché lo aveva sempre avuto. Poi avrebbe senso la residenza, anche se temporanea, di Oerisio Borrello II in un centro già da tempo consolidato sia per quanto riguarda il numero degli abitanti, un vero problema in queste zone nel medioevo, sia per ciò che si riferisce all’importanza strategica dal punto di vista militare. Infine avrebbe pure una giusta collocazione il termine civita, l’antico centro abitato, sicuramente ampliato e rafforzato dai Borrello, che non avrebbe avuto un significato chiaro se il paese fosse stato fondato da Oderisio Borrello.

In conclusione si potrebbe dire che Borrello era la Civita che tanto aveva sollecitato la cupidigia di Oderisio, il quale probabilmente fu soprannominato Borrello per aver conquistato, primo dei suoi domini a sud del Sangro, la Terra della Civita Burella.

 

España Sagrada

España Sagrada

España Sagrada

España Sagrada

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España Sagrada

 

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Giovanni Antonio Magini (1555-1617) “Civita Burella”

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Mercatore_1590(0)Gerardo Mercatore (1512-1594) “Civita Burella” “Burello”

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Guglielmo Blaeu (1571-1638) “Civita Burella”

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Rigoberto Bonne, (1727 – 1795) “Civita Borella”

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