1815 – Fame

Nell’ottocento a Borrello la produzione del pane rappresentava un argomento serio che doveva essere previsto e programmato per tempo dal Comune. Sicuramente molte famiglie cuocevano il pane in casa e tantissime altre ricorrevano ai forni del paese, ma la gran parte della popolazione non possedeva terreni propri e molto spesso la resa agricola non era sufficiente a sfamare la propria prole per tutto l’inverno. Contemporaneamente le famiglie più benestanti, che avevano una abbondante riserva di granaglie, si contendevano l’appalto della panificazione comunale. Per i più poveri inoltre si profilava una ulteriore difficoltà poichè, non possedendo denaro contante, si trovavano costretti a dover acquistare il pane pagando con altri prodotti della terra o peggio ancora a credito, impoverendo ulteriormente. Il periodo peggiore era la primavera inoltrata, la tristemente famosa “costa di maggio”, quando erano esaurite le ultime scorte e ancora non era giunta a maturazione la produzione della nuova stagione.
Nel 1815 il Regno di Napoli usciva da un periodo storico particolarmente difficile: nel 1799 c’era stata l’occupazione francese dello Championet che aveva instaurato la Repubblica dopo la fuga del re a Palermo, poi era seguita la riconquista del Regno da parte dei Sanfedisti del cardinale Ruffo con tutte le atrocità contro coloro che avevano appoggiato i Francesi, poi di nuovo i Francesi con Giuseppe Bonaparte a cui successe Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, fucilato a Pizzo Calabro nell’autunno del 1815. Infine nel maggio del 1815 erano tornati i Borboni con l’appoggio della Santa Alleanza. In questo clima politico e storico i rapporti tra le varie Istituzioni del Regno erano guardinghi e talvolta rasentavano la diffidenza e la situazione peggiorava quando si trattava di risolvere questioni pratiche, strettamente connesse con le problematiche economiche e in particolare con il problema della fame dei più poveri. I singoli Comuni del Regno di Napoli, interpretando e prevedendo le difficoltà alimentari in base ai raccolti cercavano di tutelarsi attraverso l’Annona e la Panatica. La prima era un provvedimento legislativo che consentiva di costituire grandi riserve di cereali e la conseguente distribuzione del grano gratis o a prezzi agevolati alla popolazione. L’annona derivava il nome dalla dea Annona che nell’antica Roma era la protettrice dei magazzini del frumento e che poi venne usato per indicare gli stessi magazzini. Successivamente il termine Annona fu utilizzato per indicare la politica degli approvvigionamenti alimentari di uno stato o di un Comune. In sintesi le intenzioni del Comune di Borrello, erano volte ad impedire che il grano fosse venduto al di fuori del paese per evitare rialzi dei prezzi, carenza di grano e pericolosi tumulti popolari. La Panatica, pur essendo un termine del linguaggio della marina, consisteva in una ricca provvista di pane, distribuito gratuitamente in occasioni particolari, in grado di far fronte almeno momentaneamente alle esigenze della popolazione meno abbiente. A Borrello nelle annate difficili, da un punto di vista alimentare, la Panatica si svolgeva nei giorni delle feste di S. Antonio patrono del paese e, anche se non risolveva del tutto il problema della fame, costituiva in ogni caso un momento di sollievo per la popolazione più povera.

Un vecchio forno per la cottura del pane in casa

Un vecchio forno per la cottura del pane in casa

Molto spesso chi si aggiudicava l’esclusiva della vendita del pane imponeva prezzi eccessivi che in alcuni casi causavano turbolenti malumori da parte della popolazione meno abbiente e le autorità locali si sentivano in obbligo di vigilare e, se necessaro, intervenire per prevenire situazioni difficili. Infatti alla fine del mese di luglio del 1815 il Sottointendente di Lanciano inviò una nota all’Intendente di Chieti rassicurandolo di aver dato le dovute disposizioni affinchè nel Comune di Borrello non si speculasse sulla vendita del pane, “… onde evitare che i venditori non profittino di vantaggio sulla popolazione, arbitrariamente, vendendolo (il grano) al prezzo eccessivo di grana 28 la decima, siccome hanno finora praticato …”.

Nell’estate dell’anno 1815 il Sindaco di Borrello, Luigi Cristini, si rese conto che il raccolto del grano era stato scarso e che il conseguente rincaro del prezzo della farina avrebbe quasi sicuramente datio origine a dei movimenti di piazza, soprattutto verso la fine dell’inverno. Per cercare di prevenire tale difficoltà nella seconda metà di agosto il Sindaco si rivolse direttamente all’Intendente di Chieti, senza seguire la prassi burocratica secondo la quale il referente più diretto era il Sottointendente di Lanciano e ciò indica quanto grave fosse stimato il rischio di sommosse per fame.

Borrello 21 agosto 1815
Al Signor Intendente di Chieti
Il Sindaco di Borrello
Signore, la scarsa raccolta di grano qui avuta ed il caro prezzo di esso che corre, mi fa conoscere il bisogno di doversi formare l’Annona per la panizzazione del pane, facendo servire a tale scopo i terraggi comunali. Vengo perciò a domandare la vostra approvazione e la norma come devesi questa formare, per così occorrere ai bisogni della popolazione che potrebbe morire di fame.
Vi ricontesto gli sinceri attestati della mia predetta stima e rispetto.
Cristini Sindaco.
Appunto dell’Intendente a margine della lettera:
“Proponga al Decurionato quel che riguarda l’Annona e ne rimetta la deliberazione in duplice copia. 28 agosto 2015”.

Lettera del Sindaco di Borrello Cristini all'Intendente di Chieti

Lettera del Sindaco di Borrello Cristini all’Intendente di Chieti

Per quanto riguarda i cereali che avrebbero dovuto costituire la riserva cerealicola annonaria, il Comune di Borrello aveva la possibilità di utilizzare i terraggi comunali. Questi erano le tasse che i contadini pagavano al Comune in natura, cioè con una parte del raccolto di vari prodotti, i quali successivamente venivano venduti e il ricavato costituiva l’entità delle tasse che il Comune doveva versare all’erario. Ovviamente il Comune di Borrello, come del resto la maggior parte dei Comuni del Regno, cercava, quasi mai riuscendovi, di versare annualmente il meno possibile, chiedendo che almeno una parte delle entrate fosse utilizzata per lavori pubblici all’interno del territorio comunale. L’erario però su questo punto era intransigente in quanto era perfettamente a conoscenza del fatto che quasi sempre i terraggi venivano venduti ai possidenti del paese, spesso parenti o amici delle autorità comunali, i quali avevano denaro contante disponibile e spesso a prezzi ribassati. Anche per l’Annona il controllo della Pubblica Amministrazione era severissimo, dato che la riserva di cereali avrebbe dovuto essere prelevata dalla quota destinata all’erario. Quindi il Decurionato di Borrello, nel settembre del 1815, con l’intenzione di utilizzare completamente la riserva dei terraggi comunali destinati all’erario, propose all’Intendenza di Chieti che, qualora i terraggi si fossero rivelati insufficienti, si sarebbero potute prelevare ulteriori granaglie dai depositi cerealicoli presso le Cappelle Laicali e infine si poteva chiedere grano in prestito ai possidenti.

Borrello 10 settembre 1815
Il Sindaco del Comune alli Signori Decurioni del medesimo.
Signori, con l’invito anticipatovi vi ho fatto noto l’oggetto della vostra riunione, che qui vi replico di esser quello che riferj al Signor Intendente, di essere necessario di formarsi in questo Comune l’Annona e detto Signor Intendente si è compiaciuto riscrivermi che l’avessi proposto a voi Signori Decurioni affinchè deliberiate su detta formazione dell’Annona per assicurarsi la panizzazione in questo Comune, onde invito ha deliberare su tale necessario urgente oggetto.
Inteso da noi quanto ci ha proposto il Signor Sindaco e considerando la necessità positiva di questa Annona di grano deliberiamo che la medesima si abbia a fare per accorrere alla sussistenza di questa popolazione e detta Annona può formarsi col grano de terraggi comunali, con quello di queste laicali Cappelle e, non bastando, rateizzarsi gli possidenti di tal genere (grano) ed i facoltosi in denaro, sottoponendo sempre questa nostra deliberazione al savio discernimento del Signor Intendente e dei Consiglieri d’Intendenza e così abbiamo deliberato.
Michelangelo D’Auro, Decurione
Domenico Evangelista, Decurione
Nicola Jannamico, Decurione
Francesco Antonio Caruso, Decurione Segretario
Luigi Cristini, Sindaco
Vi è il suggello comunale

A volte il Sindaco cercava di favorire un determinato offerente, spesso senza consultarsi con gli altri Decurioni, come avvenne il 30 dicembre 1815 quando il Sindaco di Borrello, Luigi Cristini, scrisse all’Intendente della Provincia di Chieti per sottoporgli “… una offerta avanzata al Comune da parte del signor Pietro Fantini per l’appalto della Panatica …”. Tale richiesta, nel mese di gennaio 2016, venne respinta perchè alla stessa non erano state allegate le osservazione dei Decurioni, cioè del Consiglio Comunale.
Per comprendere la gravità della situazione alimentare di Borrello nella prima metà dell’ottocento, è significativa la lettera del sindaco Cristini all’Intendente provinciale di Chieti datata 19 marzo 1816; corrispondenza che nell’occasione giungeva dal Comune direttamente all’Intendente di Chieti, senza passare per la Sottointendenza di Lanciano.

Borrello 19 Marzo 1816
Al Signor Intendente della Provincia
Il Sindaco del Comune medesimo
Signore, conosco che questa mia popolazione potrebbe perire di fame se in questo Comune medesimo i possessori di grani lo vendessero ai forestieri a discapito dei propri cittadini e dei panettieri. Sarei del parere di agire affinchè la popolazione a me affidata non perisca per la mancanza del genere (il grano) il quale rimanga nel proprio Comune e sia pagato dai cittadini al prezzo che i possessori di grano lo vendono ai forestieri. Impedire la vendita (ai forestieri) in maniera che i locali (fornai) lo acquistino per panizzarlo a pro della popolazione che compra il pane al dettaglio. Se finora non ho osato di impedire che i forestieri prelevassero da quì i grani che vengono a comprare, ora ho ravvisato che facendo uscire il grano dal Comune la popolazione mia perirebbe dalla fame per non trovare a comprarlo (il pane). Mi attendo sollecito riscontro alla autorizzazione affinchè il grano non esca più dal mio Comune e la popolazione non perisca dalla fame e non dia motivo di riclamare. Vi ricontesto gli attestati di mia sincera stima ed ossequio, Luigi Cristini Sindaco.

L’inverno 1815-1816 fu terribile, poi tra il mese di aprile e il mese di maggio la situazione delle famiglie più povere divenne davvero insostenibile, tanto che il Sindaco di Borrello ritenne opportuno informare l’Intendente Provinciale di Chieti della situazione. Egli stesso fu più volte minacciato dalla popolazione nei tumulti causati dalla fame, trovandosi più volte in pericolo di vita; la situazione era delicatissima, non bastavano più i terraggi e le riserve delle Cappelle Laicali, i più ricchi erano anche disposti ad auto tassarsi pur di evitare il degenerare della situazione.

Borrello 3 aprile 1816
Il Sindaco del Comune
Al Signor Intendente della Provincia
Signore conviene da me di riferirvi lo stato infelice di questa popolazione per la mancanza de’ generi (alimentari) in modo che i più miserabili minacciano i più violenti rimedi pel loro sostentamento. Non vi è giorno che io non soffra le loro lagnanze ed io vedo già in pericolo la mia vita. L’unico riparo sarebbe di assicurare per essi la panizzazione e perciò occorrerebbero almeno cento tomoli di grano. (Prima del 1840 a Borrello erano in vigore “le misure di capacità abusive per gli aridi”, in base alle quali 1 Tomolo equivaleva a 24 Misure e 1 Misura aveva la capacità di 2,3049 litri)
Questa quantità può benissimo aversi dalle Cappelle e da alcuni proprietari possessori de’ grani ed anche con una tassa fra i cittadini. L’anticipazione potrebbe farsi dal Comune cogli avanzi (dei terraggi); ma per tutto ciò occorre la vostra autorizzazione ed io con tutto l’impegno vi prego di darla colla massima sollecitazione.
Ho l’onore di segnarmi con il solito rispetto,
Luigi Cristini Sindaco.
Appunto dell’Intendente a margine della lettera:
“Si risponda a norma degli ordini ministeriali”

Finalmente la primavera fu superata e i nuovi raccolti erano pronti, ma il Sindaco di Borrello cercò di assumere iniziative concrete per evitare di trovarsi nelle medesime difficoltà dell’anno precedente, con tumulti e minacce da parte della popolazione affamata. In particolare cercò di cautelarsi sempre attraverso l’Annona, predisponendo una scorta sufficiente di generi alimentari per il periodo invernale. Egli già dal mese di agosto mise al corrente della situazione l’Intendente di Chieti, con lo scopo primario di evitare che il grano prodotto nei campi di Borrello fosse venduto ad acquirenti forestieri..

Borrello 5 agosto 1816
Al Signor Intendente della Provincia
Il Sindaco del Comune
Signore, mi vedo a tempo di far presente a Vostra Eccellenza che in questo corrente anno sia troppo necessaria l’Annona, acciò questa mia popolazione non la vedo perire dalla fame.
Questi terraggi comunali non possono affatto bastare per l’annona, ma potrebbesi cercare altro poco grano da particolari cittadini benestanti, senza che col Decurionato andassimo trovando il grano in mora per la compra del cennato pane. Mi è parso un dovuto dovere cercare pria da Vostra Eccellenza le autorizzazioni all’uopo per riuscire a me più facile di comprare una giusta quantità di grano per l’annona.
Se poi questi stipendiati (creditori) facessero fracasso per essere loro pagati i loro stipendi (crediti) avranno la pazienza pagarli come rivendo il pane, con i loro corrispondenti ricavi.
Mi lusingo che mi terrete riscontrato coll’organo della posta.
Vi ricontesto gli umili attestati di mia discreta stima e rispetto,
Luigi Cristini, Sindaco

La situazione precipitò nei giorni seguenti la mietitura dell’estate del 1816, la quale fu veramente scarsa in tutta la regione e a Borrello giungevano numerosi forestieri a comperare il grano, causando la drastica riduzione delle scorte e un eccessivo aumento del prezzo dello stesso. Il Sindaco inviò una seconda lettera all’Intendente che era quasi una supplica.

Borrello 13 agosto 1816
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Il Sindaco di questo Comune
Signore, in questo Comune a me affidato preveggo che in questo anno è necessarissimo formarsi l’Annona, senza la quale perirà la maggior parte della popolazione e a causa di qualche disordine ed eccessi che la fame potrà partorire.
Primieramente, Signor Intendente, per venire a si giusto fine, domando alla benignità vostra l’autorizzazione di non far estrarre grano da questo Comune ma comprarsi (il grano) per detto uso di Annona col danaro degli avanzi dello scorso esercizio di questo Comune; che di quelli (avanzi) di queste laicali Cappelle, come pure serviranno per Annona i grani dei terraggi a quelle sudette Cappelle e finalmente rateizzarsi i possessori di tal genere (il grano) ed i facoltosi in danaro con qualche indennità che sarete per prescrivermi.
L’affare è serio e rimarchevole e non ammette la minima dilazione perchè tutti i giorni vengono de’ forestieri a comprar grano ed a rincarare i prezzi. Mi aspetto dunque i vostri regolamenti all’uopo e le autorizzazioni per eseguirli.
Vi riprotesto i sentimenti della mia umile stima e ossequio.
Luigi Cristini Sindaco.

Da parte sua l’Intendente di Chieti, pur non fidandosi completamente dei Sindaci dei Comuni, alcuni giorni dopo dette disposizioni al Sottointendente di Lanciano affinchè vigilasse sia sulla costituzione della riserva annonaria sia sulla successiva Panatica, cioè la produzione del pane da distribuire gratuitamente alla popolazione. La Panatica fu rapidamente assegnata, tramite le tre aste con le candele, a Pietro Fantini, come già era avvenuto l’anno precedente; molto più complicato fu l’iter burocratico con le Intendenze.

Chieti 16 agosto 1816
Al Sottointendente di Lanciano.
Il Sindaco di Borrello mi fa pervenire per espresso un rapporto colla domanda dell’annona e colla richiesta di non permettersi l’estrazione de’ generi da quel Comune per farsene la compra a favore della panizzazione cogli avanzi dello scorso esercizio e con atti delle Cappelle laicali.
Chiede in fine che i grani de’ terraggi comunali e quelli delle Cappelle siano addetti alla panatica ed ogni altra quantità di grano che manca sia supplita con un ratizzo fra i proprietari e possessori de’ generi. La prego, in considerazione di siffatte richieste ed uniformemente alla Ministeriale de’ 24 luglio comunicatavi con riserva, disporre l’appalto della panatica con privativa o una conserva annonaria, col metodo prescritto tenendo presente i mezzi che proporrà il Decurionato.
Vi raccomando gli ordini corrispondenti in questo affare che è della massima importanza e vi compiacerete darmi conoscenza del risultato.
L’intendente.

Borrello 16 settembre 1816
Al Signor Intendente della Provincia
Il Sindaco del Comune di Borrello
Signore, mi fu presentata l’annessa offerta per la panatica al comodo di questa popolazione sulla quale si è accesa la prima candela e mi veggo nel dovere di domandarne l’approvazione pel prosieguo degli altri atti e se può sussistere la privativa che domanda l’offerente, come pure lo stesso Comune debba somministrare denaro per andar accaparrando grano, come si pretenda.
Vi ricontesto gli attestati della mia profonda stima
Luigi Cristini Sindaco

Borrello 29 dicembre 1816
Al Signor Intendente di Abruzzo Citeriore
Il Sindaco del Comune sudetto
Signor Intendente, l’appalto di questa pubblica panatica, per ultima aggiudicazione è rimasto a sei e mezzo a tomolo a Pietro Fantini. Lo passo alla vostra notizia affinchè vi compiaciate autorizzarmi di aprirci gli additamenti di decima e sesto.
Vi riprotesto la mia stima e giusto rispetto.
Luigi Cristini Sindaco

Borrello 27 Gernnaio 1817
Al Signor Marchese di S. Agapito Intendente di Abruzzo Citeriore
Il Sindaco del Comune suddetto
Signor Intendente, di riscontro al vostro pregevole foglio de’ 21 andante con cui mi fate sentire che essendovi stata offerta per l’appalto della panatica senza richiesta di dotazione in grano, che perciò non doveva questa accordarsi all’oblatore con incomodo del Comune e mi chiedete conto dell’esito delle due subaste, vengo a rassegnarvi che veggo giusta l’inibizione per la dotazione sudetta, ma in riguardo all’esito delle subaste vengo assicurato dal mio predecessore (il Sindaco Cristini) che egli ve ne diede immediato ragguaglio verso la fine dello spirato dicembre, senza ottenersene verun riscontro, onde proseguire gli ulteriori additamenti. Vi replico dunque che la candela definitiva si estinse a favore di Pietro Fantini col rimborso del sei e mezzo giusta l’offerta e perchè non si è ottenuta una autorizzazione per l’apertura di detti additamenti detto appalto non ancora si è conchiuso e perciò l’attendo in risposta.
Tanto debbo in … del mio dovere nell’atto che porgo a voi contestandovi la mia profonda stima e rispetto,
Romualdo Di Luca Sindaco

Un altro modo per alleviare ai poveri le difficoltà derivanti dalla penuria di grano era la Settima di pane o Pane di S. Antonio, una consuetudine in base alla quale sette tomoli di grano dei terraggi comunali, cioè delle tasse pagate in natura dai contadini, veniva panizzata e distribuita gratuitamente nel giorno della festa del patrono di Borrello. I beneficiari di questa Panatica erano solitamente i cittadini più deboli: bambini, vedove, orfani, mendicanti e indigenti di vario livello. Questa tradizione aveva avuto inizio in tempi antichi quando venne effettuato un lascito al Comune di sette tomoli appunto per scopi umanitari verso la popolazione più bisognosa.

Borrello 16 gennaio 1816
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Il Sindaco del Comune di Borrello
Signore, per antica tradizione sembra sia praticato nel giorno della festività del nostro Comprotettore S. Antonio da Padova di questo Comune, di farsi la Settima in pane, prendendosi tomoli sette di grano dalla massa dei terraggi comunali e dispensarsi a’ pupilli, vedove, orfani e mendici più indigenti e ciò in forza d’un pio legato lasciato a questo Comune per abbantico col cennato peso, come la stessa immemorabile tradizione vi ho manifestato. La settima in pane ab immemorabile anno per anno si è fatta in questo Comune senza interruzione, eccetto di soli due anni indietro, che’ il passato governo lo vietò.
Signor Intendente, la panariosa corrente e la seguente annata e la miseria che regna in questo infelice Comune, fervidamente mi stimo la apprezzar per uso la vostra pietà, affinchè vi benignaste; atteso la loro e mia preghiera di ripristinare si lodevole pio atto di carità, di permettermi di farlo in tal giorno la prelodata settimana a suffragio dei poveri ed orfani indigenti, con rilevare dal terraggio comunale i citati tomoli sette di grano, per farne tal caritatevole uso.
Sono sicuro che la pietà delle vostre visc… vi farà annuire alla divota mia domanda.
Vi ricontesto gli umili e sinceri attestati della mia profonda stima e rispetto.
Luigi Cristini, Sindaco

Borrello 12 febbraio 1816
Il Sindaco di Borrello ai Decurioni di questo Comune
Signori, vi ho in questa casa comunale riuniti per farvi sapere d’aver supplicato il Sig. Intendente di permetterci la solita dispensazione di tomoli sette di grano de’ terraggi ridotti in pane per farsi la settimana a pro de’ veri poveri. Il prelodato Signor Intendente con suo venerato foglio del 27 caduto gennaio si è compiaciuto rispondermi quanto segue. Proponete al Decurionato quanto mi significate col rapporto del 16 (gennaio) cadente circa la dispensazione del grano in tomola sette de’ terraggi comunali e quando il medesimo annuisce motivatamente alla vostra proposta l’eseguirete e farete eseguire a pro de’ veri poveri a qual effetto doversi nella deputazione, eligenda dal Decurionato stesso, comprendere eziandio il parroco. Perciò v’invito signori Decurioni a deliberare.
Inteso da noi quanto ci è stato proposto dal Signor Sindaco e quanto contiene la citata prelodata lettera del Signor Intendente: considerando che un tale pio e religioso atto, sempre praticato in questo Comune nel giorno della festività del nostro conprotettore S. Antonio da Padova, e come ab immemorabile abbiansi inteso che in questo dì dispensavasi a pro poveri e bisognosi la settima in pane e ciò in forza di pio legato lasciato a questo Comune col medesimo peso, la quale scrupolosamente l’ha eseguito senza veruna interruzione, eccetto di due anni indietro, che gli venne proibito dalla passata occupazione militare, onde stante ciò ci sembra giusto annuire al progetto fatto dal Signor Sindaco al lodato Signor Intendente di ripristinarsi questo umano e religioso atto di carità verso i poveri bisognosi e specialmente in questo penuriosissimo anno, che afflige tutti, quindi deliberiamo eligersi una deputazione per la panizzazione e distribuzione di questa Settima a rifocillazione de’ veri poveri e bisognosi in questa giornata della festività di S. Antonio, per cui eligemo per deputati a tal uopo il Signor Sindaco, il Signor Primo Eletto ed il Signor Parroco.
Così unanimemente abbiamo deliberato e risoluto:
Domenico Evangelista, Decurione
Francesco Antonio Caruso, Decurione
Michelangelo D’Auro, Decurione
Nicola Jannamico, Decurione
Carlo Di Luca, Decurione
Vincenzo Elisio, Decurione
Luigi Cristini, Sindaco
Vi è il suggello comunale

Lanciano 23 marzo 1818
Sottintendenza del Distretto di Lanciano
Ufficina dell’Interno
Num. 783
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Signor Intendente, il Sindaco di Borrello dimanda l’autorizzazione per avvalersi di tomoli sette di grano dei terraggi comunali e secondo il solito serbarlo per farsene pane e distribuirsi a poveri nel giorno dei 13 Giugno venturo, in cui si celebra colà la festa di S. Antonio di Padua.
Compiaciasi dunque rispondere alla domanda in questione.
Il Sottointendente

Appunto dell’Intendente a margine della lettera.:
“Ai 27 marzo 1818, Si approvi …”. 

Appunto del Sottointendente di Lanciano per il Sindaco di Borrello

Appunto del Sottointendente di Lanciano per il Sindaco di Borrello