1823 – Il lavatoio della Fonte Vecchia

 

Il lavatoio pubblico era, nei tempi passati, un’opera di rilievo tra quelle a disposizione delle comunità agricole e pastorali dell’Italia meridionale e ancor più se ci si riferisce al periodo del Regno delle Due Sicilie. Il lavatoio, oltre ad essere il mezzo per lavare la biancheria, svolgeva anche una importante funzione sociale, momento di incontro soprattutto per donne e ragazze che avevano modo di scambiarsi pareri, opinioni e perché no anche divertenti pettegolezzi; non era raro che si formassero veri e propri cori da parte delle donne in attesa del loro turno per fare il bucato. All’epoca non era possibile immaginare un paese, un borgo e nemmeno una contrada, senza la presenza di un lavatoio pubblico. Borrello era una delle eccezioni dove la costruzione del lavatoio pubblico avvenne assai tardi e con molte difficoltà.
Fino ai primi anni dell’’800 l’iniziativa per la realizzazione dell’opera avrebbe potuto essere presa dal Barone Mascitelli, ma questi evidentemente non ne sentiva un urgente bisogno per cui non se ne parlò neppure. Subito dopo negli anni in cui vennero iniziate le faticose procedure inerenti all’eversione feudale, in base alla quale,molte terre di Borrello passarono dal baronaggio al Comune e in seguito ai cittadini, il problema del lavatoio pubblico tornò ad essere un problema sentito e si cercò di risolverlo in maniera definitiva, senza non poche difficoltà. Queste nascevano da un problema di fondo relativo alla individuazione dei soggetti che avrebbero dovuto sostenere le spese per la realizzazione della fabbrica. In base alla normativa vigente all’epoca nel Regno delle Due Sicilie, la costruzione di un’opera pubblica, ma di interesse locale, come appunto la realizzazione di un lavatoio, doveva essere autorizzata dall’Intendente regionale che in questo caso era quello di Chieti, competente per la regione di Abruzzo Citra, ma allo stesso tempo le spese da sostenere competevano ai cittadini del Comune interessato. Ne derivava che il lavatoio costituiva un bene per l’intera popolazione e le spese per la sua realizzazione dovevano essere sostenute attraverso le tasse comunali imposte ai cittadini.
Ai primi dell’’800 però il problema della riscossione delle tasse era un vero incubo, sostanzialmente queste venivano pagate in denaro o, per la maggior parte in terraggi, cioè in natura mediante il versamento al Comune di parte del raccolto, ma quasi mai il ricavato era bastante per coprire l’intera somma delle tasse dovute allo Stato, per cui ogni anno, alla chiusura dello Stato Discusso, cioè del bilancio consuntivo, il Comune risultava perennemente in debito e non era mai possibile accantonare una somma da utilizzare per le opere pubbliche. L’alternativa era quella di stabilire, in via eccezionale, una tassa specifica, una tantum, che avrebbe consentito di raccogliere il denaro necessario alla costruzione. Questa soluzione presentava però una controindicazione e cioè che, data l’estrema povertà della maggior parte della popolazione di Borrello, il sostegno per le spese sarebbe ricaduto sulle famiglie benestanti o possidenti. Queste ultime d’altronde non avevano un grande interesse per un pubblico lavatoio in quanto da sempre i loro panni venivano lavati dalle donne meno fortunate del paese che prestavano la loro opera di lavandaie presso le famiglie più ricche, in poche parole non ne avvertivano la necessità.
In assenza di un lavatoio in grado di soddisfare le esigenze della popolazione, dove venivano lavati i panni, la biancheria, ecc.? In alcuni casi, quando cioè si presentava l’esigenza di lavare grandi quantità di bucato, come ad esempio il corredo, si andava in gruppo, la solidarietà era la norma, al fiume Verde per avere a disposizione acqua pulita in quantità e ampi spazi per stendere la biancheria, ma ciò era possibile solo nei mesi estivi, quando la temperatura era mite e le giornate sufficientemente lunghe. Invece del sapone si utilizzava spesso un miscuglio di acqua e cenere fatto bollire, filtrato e versato sui panni sporchi, che venivano messi in ammollo per un giorno intero, poi si strofinavano decisamente e infine venivano portati al lavatoio per essere risciacquati. Di solito al pomeriggio del sabato si lavavano secchi e caldai. Non avendo la disponibilità di un lavatoio pubblico per il bucato giornaliero, le donne di Borrello avevano risolto il problema con una soluzione che oggi potrebbe apparire quanto meno opinabile. Portavano cioè i loro panni alla Fonte Vecchia e li immergevano e strofinavano nell’acqua dell’abbeveratoio per gli animali, con conseguenze facilmente immaginabili ma anche sorprendenti. Infatti le lamentele e i reclami riguardo a questa pratica, non proprio igienica, venivano avanzati dai possessori degli animali i quali, come scriveva il Sindaco, “… aborriscono l’acqua per il troppo sudiciume in essa contenuto …”. La situazione divenne insostenibile quando, a causa del’intenso utilizzo l’abbeveratoio cominciò a disgregarsi e a cadere in pezzi.

Fonte Vecchia, o Fontana Vecchia, era il nome con il quale veniva chiamata l’attuale Fonte a Ball’ e in passato veniva descritta come “… fonte che scaturisce per canale di pietra …” ed era molto diversa dalla forma in cui si trova oggi, conseguenza di trasformazioni e rifacimenti apportati nel tempo. Si trattava di una fonte molto antica e molto semplice nella struttura, la quale veniva utilizzata essenzialmente per attingere acqua da bere. Nella seconda metà del ‘700 i cittadini di Borrello attraverso le deliberazioni dell’Università di Borrello (cioè del Comune) sistemarono la fontana e l’area antistante nella forma molto simile a quella attuale. Anche se sulla sommità del muro che sostiene la fontana vi è ancora lo stemma del Marchese Benedetti, la sistemazione della sorgente fu opera della cittadinanza e non del Marchese che all’epoca deteneva il Feudo di Civita Borrello. Infatti nell’atto di vendita del Feudo, datato 1776, al Barone Mascitelli non si fa cenno a tasse sull’acqua attinta alla Fonte Vecchia, imposizione che certamente il feudatario avrebbe preteso dalla popolazione qualora vi fosse stato un precedente diritto di proprietà sull’acqua della Fonte. A quel tempo la Fonte a Ball era costituita soltanto dalle bocche per attingere l’acqua e dall’abbeveratoio, non proprio come sono al presente, ed era costruita con materiale meno rifinito e meno stabile, mancava il lavatoio. Tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800 l’intera struttura della fonte cominciò a rovinarsi e nel corso di qualche decennio l’abbeveratoio iniziò a deteriorarsi fino a divenire quasi inutilizzabile e più volte il Decurionato (Consiglio Comunale) di Borrello aveva inviato a Chieti, all’Intendenza dell’Abruzzo Citra, delibere con la richiesta di intervento per la ristrutturazione dell’abbeveratorio della Fonte Vecchia.
Nel 1820 il Sindaco di Borrello, il signor Domenico di Nardo, in seguito alla sospensione dei lavori per il nuovo camposanto, aveva riscontrato un avanzo nelle casse del Comune di Borrello di ducati 365,73, accantonati dalle amministrazioni precedenti e utilizzati solo in parte, e chiese in maniera energica alla Intendenza di Chieti di poter utilizzare detti fondi per alcune opere “… di cui il Comune aveva urgenza e indispensabile bisogno …”.
Tra i lavori indicati vi erano:
- La ricostruzione del ponte a fabbrica del Torrente Verde, e non più di legname che in ogni anno è nella necessità di essere rifatto, come avvenne nell’alluvione di settembre nell’anno scorso (1819) per cui vari cittadini nel passato inverno, non che il ….., per poco non vi perdettero la vita.
– La costruzione del lavatoio nella pubblica fontana, tanto necessario per la popolazione, di cui ne è sprovveduta.
– La costruzione dell’archivio nella Casa Comunale.
– E finalmente la riattazione delle fabbriche e tetto del molino, che sono per crollare.
Nella richiesta del Sindaco, datata 11 novembre 1822, veniva ricordato al Signor Intendente che “… sebbene in passato fossero state avanzate diverse richieste al Consiglio di Intendenza per l’esecuzione di detti lavori e se ne fosse ricevuta la relativa autorizzazione, erano sempre mancati i fondi per realizzarli …”. Inoltre il Sindaco minacciava, neppure troppo velatamente, che in caso di rifiuto era intenzionato a presentare una dettagliata rimostranza al Parlamento Nazionale. Subito dopo però indicava all’Intendente una pratica soluzione per realizzare il Lavatoio e cioè che si sarebbe provveduto a supplire ad eventuale mancanza di denaro mediante la mano d’opera gratuita fornita dai cittadini di Borrello.

Per comprendere l’importanza di un lavatoio pubblico per la comunità di Borrello bisogna tenere presente che nelle case non vi erano cisterne per la conservazione dell’acqua, come avveniva nelle città maggiori del Regno di Napoli, e più volte nel corso della giornata era necessario provvedere al rifornimento idrico per le diverse necessità familiari recandosi presso le divere fontane del paese. Nei primi due decenni dell’’800 le donne di Borrello, come abbiamo visto, erano solite portare a lavare i loro panni nell’abbeveratorio per gli animali della Fonte Vecchia e non era semplice mettere a mollo capi di abbigliamento, biancheria intima, lenzuola, coperte e altro ancora, soprattutto perchè si era costretti a contendere l’orario con l’abbeverata degli animali che rientravano in paese dal pascolo o dal lavoro nei campi. E non era tutto: il Sindaco lamentava che spesso a causa del sudiciume dell’acqua, conseguente al lavaggio dei panni, gli animali si rifiutavano caparbiamente di bere e talvolta molti capi contraevano malattie con grave danno per l’economia pastorale e contadina e ulteriori lagnanze da parte di pastori e contadini. Per non parlare in ultimo delle liti e “… delli schiamazzi …” alimentati dalle frequenti contese per i turni delle lavandaie e allo stesso tempo in competizione con pastori e contadini. Il protrarsi dell’eccessivo utilizzo dell’abbeveratoio, specie per usi impropri, e la mancanza di manutenzione causarono il rapido degrado della struttura che via via divenne sempre meno funzionale e causò le vivaci proteste delle donne del paese nei confronti del Decurionato Comunale. Il Sindaco Domenico Di Nardo risolse a questo punto di non attendere oltre le lungaggini burocratiche e chiese al Maestro Muratore Michele Mariani una perizia, così allora venivano chiamati i preventivi, di seguito riportata, riguardo alla costruzione del lavatoio e al ripristino della funzionalità dell’abbeveratoio.

Preventivo dei lavori
Borrello 20 Dicembre 1822
A richiesta del Sindaco di questo suddetto Comune essendomi presentato io sottoscritto Maestro Muratore Michele Mariani a far la perizia per il Lavatoio che s’intende costruire nella pubblica fontana, poco distante da questo abitato, per comodo dell’intiera Cittadinanza, ho detto che vi occorre la seguente spesa in docati.
– Per palmi 122 (1 palmo = 26,36 cm.) di pezzi di pietra (circa 32 metri lineari) lavorata e sagomata secondo l’arte, che occorrono per mensa e cordone del medesimo, nella lunghezza di palmi 12 per ciascuno dei lati opposti e della lunghezza di palmi 3 per ciascuno degli altri due lati di maniera che venga formato a guisa di parallelogrammo, ossia quadrilungo, Docati 29,28
– Terra d’e..ca, ossia pozzolana, rot. 15 (Circa 13,5 Kg.) Docati 01,50
– Ciappe di ferro per concatenare i pezzi n. 16, Docati 01,22
– Piombo libre quattro, Docati 00,40
– Calce tomoli 20, Docati 02,00
– Arena tomoli 30, Docati 01.00
– Pietre per uso di fabbrica Canna 1 (18,515 m3), Docati 02,60
– Compositura del medesimo, Docati 06,00
– Per un pezzo di pietra lavorato della lunghezza di palmi otto, largo un palmo e più, doppio mezzo, che dovrà situarsi e connettersi lungo il sottoposto pezzo dell’abbeveratoio che trovasi troppo basso (rispetto) alla mensa ove cade l’acqua della fontana, Docati 04,00
– Maestria pel riattamento del medesimo, Docati 02,00
Ascende in tutto la spesa a Docati 50,00
Ho redatto la presente perizia oggi suddetto giorno, mese ed anno: Michele Mariani
Per copia conforme, Il Sindaco: Domenico Di Nardo

Per stringere i tempi il Sindaco convocò il Decurionato il giorno di Natale del 1822 per fare approvare una delibera in cui, pur di trovare il denaro per la realizzazione del lavatoio era disposto a rinunciare alla costruzione, già programmata per 20 ducati, dell’archivio comunale da ricavarsi all’interno della Casa Comunale. Inoltre si era verificata anche una situazione favorevole che aveva consentito una entrata extra nelle casse comunali: all’inizio dell’inverno un forte vento aveva investito il territorio di Borrello e aveva abbattuto numerose querce del demanio comunale dell’ex Feudo di Pilo e la somma ricavata dalla vendita del legname aveva fruttato 18 ducati. Infine ci sarebbe stato il ricorso alla mano d’opera gratuita dei cittadini e il contributo in denaro da parte dei possessori di animali, i quali avrebbero avuto la piena disponibilità dell’abbeveratoio. La delibera, oltre che dal sindaco, fu firmata dai Decurioni Raffaele Di Nunzio, Eliodoro Di Nunzio, S. Di C. Di Raffaele Spagnuolo, Domenico Di Francesco, Nicola Iannamico, Francesco Annecchini e Antonio di Francesco.
Di fronte all’evolversi della situazione l’intendente della Provincia di Chieti concesse l’autorizzazione per la costruzione del lavatoio e il Comune fu in grado di garantire le spese necessarie. I cinquanta ducati per la realizzazione dell’intera opera non furono ripartiti nella piena osservanza delle norme vigenti e cioè per mezzo di una tassazione straordinaria ed equa della popolazione del paese, ma attraverso decisioni e iniziative alquanto discutibili. 20 ducati furono prelevati dal fondo per la costruzione dell’Archivio Comunale dove erano stati accantonati dalle precedenti Amministrazioni. 12 ducati vennero recuperati in parte attraverso un piccolo contributo dei maggiori possessori di animali, gli unici a contribuire in denaro, ma d’altra parte erano coloro maggiormente interessati alla costruzione del lavatoio che avrebbe liberato l’abbeveratoio dalla costante presenza delle donne e in parte attraverso la fornitura di mano d’opera gratuita da parte della popolazione: manovali, aiutanti, uomini di fatica, ecc. Infine i restanti 18 ducati furono ricavati dalla vendita del legname delle querce abbattute dal vento nell’ex Feudo di Pilo, un bosco dove le normative impedivano il taglio incontrollato della legna che avrebbe portato in breve tempo ad una drastica riduzione del patrimonio boschivo della Nazione, a meno che non si fosse trattato di eventi derivanti da calamità naturali come appunto il forte vento abbattutosi sulle terre demaniali e risparmiando i terreni circostanti.
Le decisioni dell’Intendenza di Chieti sono di seguito riassunte nella corrispondenza con la Sottointendenza di Lanciano.
SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio di Affari Interni – Num. 43
Lanciano il dì 9 Gennaio 1823
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Signor Intendente,
coll’annessa deliberazione il Decurionato di Borrello propone di costruirsi un lavatoio nella pubblica fontana ed all’oggetto rimette la corrispondente perizia, proponendo di eseguirsi l’opera per economia. Io la rassegno a Lei perché trovandola regolare si compiaccia dare le convenevoli disposizioni.
Il Sotto Intendente
V. Corcioni
Appunto dell’intendente di Chieti per la risposta da parte del Consiglio di Intendenza.
Chieti 11 Gennaio 1823
AL Consiglio di Intendenza per l’avviso
L’Intendente
Addì 28 Gennaio 1823
Il Consiglio è di avviso approvarsi l’annessa deliberazione decurionale di Borrello circa la costruzione del lavatoio e riattazione dell’abbeveratoio nella pubblica fontana col metodo di economia, ma da eseguirsi sotto la sorveglianza di due probi deputati eleggendi dal Decurionato, cui si dovranno poi dar conto dettagliato delle spese che saranno all’oggetto erogate. E’ bene inteso che si ammette il concorso dell’opera gratuita e volontaria de’ cittadini.
Firma illeggibile
Comunque sia andata, per quanto si riferisce alla ripartizione della spesa, la costruzione del lavatoio pubblico a Borrello fu un’opera realizzata a regola d’arte, nel corso del 1823, dai muratori della famiglia Mariani, che già all’epoca avevano acquisito notevole considerazione per le elevate competenze nel campo dell’edilizia, anche nei paesi circostanti. Il lavatoio è rimasto attivo fino agli anni ’70 del secolo scorso e oggi costituisce una significativa testimonianza della civiltà contadina locale ormai appartenente alla storia. Cioè risalente ad un epoca in cui si poteva assistere al continuo, allegro via vai di donne e ragazze lungo le strade che dal paese portavano alla Fonte Vecchia con i panni dentro le ceste: andare, lavare, stendere, tornare; per poi ricominciare per le stesse vie il medesimo via vai ma ora con le conche dell’acqua sulla testa. Non era proprio una vita semplice.

Un’ultima considerazione riguarda lo spostamento di pochi metri dell’intero lavatoio per consentire la realizzazione di una nuova strada, avvenuto nel 2006, ma che nulla ha tolto all’importanza e alla bellezza di un’opera che ricorda nelle sue caratteristiche pietre scanalate tutta la storia e la vita quotidiana delle famiglie di Borrello nei secoli passati.

Il lavatoio di Borrello, progettato e costruito dal Maestro Muratore Michele Mariani nel 1823

Il lavatoio di Borrello, progettato e costruito dal Maestro Muratore Michele Mariani nel 1823

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'abbeveratoio della Fonte Vecchia di Borrello

L’abbeveratoio della Fonte Vecchia di Borrello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fonte Vecchia di Borrello, oggi Fonte a Ball, costruita nella seconda metà del '700

La Fonte Vecchia di Borrello, oggi Fonte a Ball, costruita nella seconda metà del ’700

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lavatoio pubblico di Borrello è stato utilizzato fino alla fine degli anni 60

Il lavatoio pubblico di Borrello è stato utilizzato fino alla fine degli anni 60

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fonte a Ball di Borrello dopo i recenti lavori di restauro

La Fonte a Ball di Borrello dopo i recenti lavori di restauro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Preventivo di spesa per la costruzione del lavatoio redatto dal Maestro Muratore Michele Mariani per il Comune di Borrello nel 1822

Preventivo di spesa per la costruzione del lavatoio redatto dal Maestro Muratore Michele Mariani per il Comune di Borrello nel 1822

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Deliberazione dell'Intendenza di Chiueti e della Sottintendenza di Lanciano relative alla costruzione del lavatoio pubblico di Borrello, 1823

Deliberazione dell’Intendenza di Chiueti e della Sottintendenza di Lanciano relative alla costruzione del lavatoio pubblico di Borrello, 1823

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I blocchi di pietra del lavatoio di Borrello, realizzati da Michele Mariani,  durante la fase di spostamento del 2006

I blocchi di pietra del lavatoio di Borrello, realizzati da Michele Mariani, durante la fase di spostamento del 2006