1827 – 1828 Sul conto del Sindaco di Borrello

La vicenda che nel 1827 coinvolse il sindaco di Borrello Antonio di Francesco mostra le modalità con le quali venivano, grosso modo, amministrate le risorse pubbliche del Comune e in particolare come venivano controllate le amministrazioni locali dagli Organi competenti. Inoltre la documentazione trascritta mette in evidenza la rilevante importanza che i boschi avevano in passato per le economie rurali montane e per la stessa Amministrazione e illumina a sprazzi i rapporti tra i singoli amministratori locali, con gli addetti alla vigilanza e con il potere provinciale il quale rappresentava direttamente lo Stato, cioè il Regno delle Due Sicilie.
I fatti consistono in una denuncia predisposta da sette dei dieci Deurioni (Consiglieri) del Comune di Borrello contro l’operato del sindaco Antonio di Francesco. Nell’autunno del 1927 alcuni cittadini di Borrello in diverse occasioni erano stati sorpresi mentre facevano provviste di legname nei boschi appartenenti al demanio comunale, in particolare nelle quercete di Pilo e San Martino. Il locale Guardaboschi, in accordo con il Sindaco, sequestrò ai tagliatori abusivi sia gli attrezzi usati per il taglio che la legna già tagliata. In seguito il Sindaco aveva rivenduto, a locali e a forestieri, il legname sequestrato, impossessandosi dei relativi proventi, come pure del pagamento preteso dai colpevoli per restituire loro gli attrezzi da lavoro. La cupdigia del Sindaco scontentò il Guardaboschi che, sentendosi coinvolto e non soddisfatto, rivelò la macchinazione ai Decurioni, cercando di giustificare il prorpio operato facendo ricadre tutta la responsabilità sul primo cittadino Antonio di Francesco. In seguito agli accertamenti espletati dal Sottintendente di Lanciano e dall’Intendente di Chieti il Sindaco di Francesco venne sospeso all’inizio del 1828, ma fu reintegrato nelle sue funzioni dopo qualche mese.
A Borrello, come in tutta l’area interna del fiume Sangro, gli inverni rigidissimi costituivano ogni anno un serio ostacolo da superare e avere una riserva di legna da ardere sufficiente era la prerogativa essenziale per arrivare senza patimenti eccessivi alla primavera successiva. I cittadini di Borrello che possedevano boschi da taglio e gli artigiani e notabili che potevano permettersi di acquistare legname non avevano grandi problemi nel corso dell’inverno, ma molti contadini, braccianti e poveri erano costretti, tra rischi e difficoltà, a tagli abusivi nei boschi demaniali del Comune per cercare di accumulare un po’ di legname. IL Comune da parte sua utilizzava i boschi amministrati per ricavarne legna da vendere allo scopo di incrementare gli introiti della cassa.
Molto probabilmente succedeva che l’Amministrazione Comunale chiudeva un occhio sui tagli abusivi per non gravare eccessivamente le difficoltà della povera gente, forse non dichiarava il reale valore della legna tagliata destinata alla vendita con l’intento di versare meno tasse allo. Questa situazione quasi certamente era nota alle Autorità provinciali e lo si deduce anche dall’ammissione del Sindaco di Borrello davanti al Sottintendente che sosteneva “…così si è praticato dai Sindaci antecessori …”. La situazione assunse una piega diversa quando il signor di Francesco, non nuovo a interpretazioni disinvole dei regolamenti (vedasi i lupi uccisi a Borrello nel 1827, stranamente sprovvisti degli orecchi ch ne avrebbero dovuto testimoniare l’autenticità) pretese di riservare a se stesso tutti i vantaggi derivanti dalla gestione dei boschi comunali, provocando l’irritazione del Guardaboschi, suo ex complice, e  la reazione dei Decurioni che sollevarono il caso davanti alla Intendenza Provinciale dell’Abruzzo Citeriore a Chieti. Autorità che, essendo a conoscenza di come venivano condotti gli affari comunali nei diversi centri del Regno, applicarono decisioni non drastiche cercando di non inasprire eccessivamente i rapporti tra i vari soggetti coinvolti.

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Borrello li 22 Novembre 1827
Dai Decurioni del Comune di Borrello
Innanzi a Sua Eccellenza l’Intendente della Provincia di Abruzzo Citra
Eccellenza,
i rappresentanti il Decurionato di Borrello con fervide e vive suppliche rappresentano all’Eccellenza Vostra quanto segue.
Da qualche tempo i cittadini del Comune suddetto profondamente si dolgono della condotta dell’attuale Sindaco in ordine alla amministrazione poco confacente che il medesimo tiene de’ beni comunali; costui invece di mostrarsi aministratore de’ beni citati, addimostrasi, in contrasto, qual distruttore e depredatore de’ beni medesimi. Ed in effetti la conclusione di tali doglianze prende origine da giusti e legittimi motivi, quali son quelli in ordine a incalcolabili e continui danni che per lo passato, e tutto dì si commettono per sua intelligenza e suo assenso, di tagli nell’ex Feudo del Comune (Feudo di Pilo) soggetto alla sua amministrazione con vincoli forestali.
Tante volte con giusta rimostranza gli esponenti (i Decurioni) han fatto conoscere al medesimo (il Sindaco) i suoi traviamenti per ricondurlo a calcare un sentiero più conducente ai vantaggi Comunali. Ma questi sordo a tali piucchè motivati intendimenti, ha con protervia continuato ed impunemente a vendere quel che non è suo, (sostenendo) che egli non è che il mero amministratore e tutore insieme; nulla ostante che gli si siano minacciati  rapporti a’ Legittimi Superiori per invocarne la punizione.
Al Guardabosco si son fatte le consimili rimostranze il quale ha cercato di giustificarsi con il fatto che tutti i danni anteriormente commessi e che tuttora si commettono sui boschi  del Comune, appartenenti alla di lui custodia, abbiano avuto ed abbiano origine dal primo amministratore (cioè dal Sindaco), mentre per quanti  pegni consistenti in scuri ronche ed in altri istrumenti silvani, abbia egli presso il Sindaco depositati, sono stati tutti riconsegnati ai delinquenti per transazione illecita ……………. lasciando così impuniti i delitti di taglio, defraudando così il Comune sia della multa che dell’indennizzamento de’ danni. Ed oltracciò va aggiunto che non trascorra giorno in cui il suddetto (Sindaco) non venda a bassissimi prezzi con ulteriori danni, li alberi a forestieri e cittadini contro il suo assenso (del Decurionato).
I supplicanti senza darsi carico dei gravi danni che siano commessi per intelligenza del solo Sindaco o del solo Guardabosco, o dall’uno e l’altro in consenso, compiangono solo profondamente la miseria de’ poveri aministrati, inoltre tra poco mancherà un cespite d’introito alle rendite del proprio Comune, cui dovrassi supplire con nuove imposte, gravando i suddetti (cittadini) d’ulteriori dazi.
Il dovere d’invigilare ai regolari andamenti dell’amministrazione, la responsabilità alla quale i rappresentanti (Decurioni) vanno soggetti e lo scrupolo di coscienza ….. sul tacersi ciò che son tenuti a strettamente rivelare ai Legittimi Superiori, giusta promissione con giuramento allorchè furono istallati, far ricorre loro alla Eccellenza Vostra, a ciò si prenda la conveniente misura, commettendo (predisponendo) la verifica a un soggetto che non guardi ad altro che all’azione della giustizia e che si metta dall’Eccellenza Vostra un argine agli ulteriori danni e ad un tempo siano puniti i di già commessi.
Per ultimo gli esponenti fan conoscere all’Eccellenza Vostra che siccome il divisato Sindaco, se ha poco da prendere, così essendo in sua mente che de’ danni i più immensi che rechi colla sua dolosa amministrazione ai beni comunali non sia già astratto all’indennizzamento, non avendo ove il Comune rifarsi e ripartendone i suoi beni depositati (i risparmi). Ne pregano per la qual cosa instantimente l’innata bontà dell’Eccellenza Vostra onde tosto commetta (predisponga) la cennata verifica per quindi far conoscere a Sua Eccellenza il Ministro di Grazia e Giustizia la situazione del Sindaco suddetto e insieme quella del Guardabosco; imperocchè sembra cosa appoggiata al diritto che ai dolosi aministratori debba essere tolta qualunque aministrazione per la conservazione e bene della cosa aministrata e a quei che con essa hanno uno stretto rapporto, e l’avranno a grazia ut Deus.
I Decurioni: Francesco Zocchi, Pasquale di Liscia, Domenico Zocchi, Biase Simonetti, Gloriano Spagnuolo, Marcello Di Nunzio, Giocondo di Nardo Decurione Segretario
Note: Registrato al N. 9682, Chieti li 7 Dicembre 1827. Al Signor Sottintendente del Distretto di Lanciano, che informi. L’ntendente Fernando D.

Condotta Sindaco Borrello 1827 11 01 Firme)

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio del Segretariato – Num.° 59
Lanciano 10 Gennajo 1828
Al Signor Intendente della Provincia, Chieti
Signor Intendente,
non prima di quest’epoca mi è riuscito di risultare il di Lei incarico affidatomi con provvediment al margine di un ricorso di diversi Decurioni di Borrello, pertanto la data de’ 7 Dicembre scorso N° 9682, è che con la presente ho l’onore di ritornarla, dapoichè tardi mi sono pervenuti gli elementi.
Adempiendo ora le fo conoscere che sia vero quanto si è dedotto contro tal Sindaco e ciò perchè quel Guardabosco credendo di poter fare gli suoi interessi associato al medesimo, trascurando il dovere del suo ufficio nella rappresaglia de’ delinquenti forestali, invece di redigere de’ verbali, si serviva di presentare al Sindaco gli oggetti pignorati (quelli usati per il taglio absivo della legna: asce, seghe, ecc.), perchè così d’accordo fra loro, coll’esigere da ogni delinquente qualche cosa, ne avrebbe avuto la rata di suo guadagno; ma come esso Sindaco è riconosciuto da tutti per un misrabile, nell’eseguire quanto era di concerto come sopra, si appropriava a se geloamente. Il Guardabosco ingannato si diede la premura di svelare ciò, che da prima era un’arcano e per conseguenza il carico (la colpa) si è per di lui opera gettato sul detto Sindaco, il quale d’altronde non ha mancato in altro modo abusare chi permetteva de’ tagli ne’ Boschi Comunali senza profitto del Comune. Il che per altro dovrebbe essere verificato con una perizia sopra luogo. Il certo però si à che gli affari comunali, relativi alla conservazione de’ cennati Boschi in detto Comune, non sono ben condotti sotto l’amministrazione dei soggetti menzionati.
Il Sotto Intendente P. F. Carrunchio

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INTENDENZA DI ABRUZZO CITERIORE
Uffizio di Affari Interni
Chieti il dì 15 Gennaio 1828
Al Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni,
avendo rilevato da un rapporto del Sottintendente del Distretto di Lanciano che il Sindaco di Borrello abbia impunemente permesso de’ danni al Bosco Comunale, esigendo anche delle somme da taluni delinquenti, trovati nella flagranza, l’ho sospeso dalla carica e vado a scrivere al Sottintendente perchè lo noti ne’ discarichi, onde prendere in seguito le convenienti determinazioni.
Mi dia l’onore di rassegnare tutto ciò all’Eccellenza Vostra perchè si degni di inviarmene intesa.
Firma illegibile

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MINISTERO E REAL SEGRETRIA DI STATO DEGLI AFFARI INTERNI
2° Ripartimento – Carico N. 92
Napoli 19 Gennaio 1828
Al Signor Intendente di Abruzzo Citeriore, Chieti
Signore,
Resto inteso di quanto ella mi ha riferito al 15 dell’andante sulla sospensione del Sindaco di Borrello.
Il Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni
Marchese Amati ..
Note: Ai 28 Marzo 1828, si solleciti il Sottintendente (di Lanciano) all’adempimento delle disposizioni de’ 15 Gennaio ultimo (1828).

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Lanciano 20 Gennaio 1828
Oggi che sono li venti due Gennaio mille ottocento vent’otto, nella Sottintendenza di Lanciano dinanzi a Noi Carlo Filippo Cancenchi(?) Sott’Intendente del Distretto è comparso dietro nostra chiamata il Sindaco di Borrello Antonio di Francesco al quale avendo imposto di scaricarsi sulle imputazioni addossategli di aver egli a se appropriate le multe esatte da diversi naturali di detto Luogo (Borrello) colti nella flagranza dal Guardabosco, allorchè commettevano i danni alle querce comunali trascurandosi la redazione dei verbali in regola.
Ha risposto esser vera l’esazione di diverse somme fatta dai danneggiatori, ma che egli non ha inteso mai di appropriarle a se, ma di darne conto in fine dell’Amministrazine, avendosene all’uopo formato un notamento che promette di ricapitare a questa Sott’Intendenza appena si sarà restituito in residenza; e che ha tanto aspettato è stato perchè così si è praticato dai Sindaci suoi antecessori.
Dichiarando infine la sua ignoranza in materia di Amministrazione perchè contadino, non essendo stato istruito da nessuno.
Ha quindi firmato la presente
Antonio di Francesco

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio del Segretariato – Num.° 630
Lanciano 5 Aprile 1828
Al Signor Intendente della Provincia, Chieti
Signor Intendente,
le sue disposizioni contenute nel pregevole foglio de’ 15 Gennaio ultimo sul conto del sospeso Sindaco di Borrello, furono da me eseguite fin dal 22 dello stesso mese, come si compiacerà rilevare, dall’annesso foglio di discarichi; ma comecchè disse di avere un notamento delle somme esatte per multe dai danneggiatori delle querce comunali e che prometteva farmi tenere, appena si rstituiva nel Comune non potei riferirle l’occorrente, come fo presentemente, dicendole di essere riuscite inutili le mie premure per avre il detto notamento, per cui lo credo mensogniero e di non avere mezzi da potersi discaricare sulle imputazioni addossategli e che egli stesso non ha saputo negare.
Il Sotto Intendente P. F. Carrunchio
Note: (Appunto) Dica se crede di poter il controscritto Sindaco meritarsi la destituzione.

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio del Segretariato – Num.° 686
Lanciano 14 Aprile 1828
Al Signor Intendente della Provincia, Chieti
Signor Intendente,
considerando che la mancanza commessa dal Sindaco di Borrello non sia derivata da una positiva malizia, ma piuttosto da inespertezza, crederei sufficiente la mortificazione datagli colla sospensione, rimproverarsi ed obbligarsi a versare nella cassa comunale il denaro introitato da’ danneggiatori del Bosco giusta la di lui dichiarazione.
Ciò di replica al suo pregevole foglio  de’ 12 corrente, Uffizio di Affari Interni.
Il Sotto Intendente P. F. Carrunchio
Note: (Appunto) A’ 17 Aprile corrente. Come propone il relatore (Sottintendente) cui si dica che faccia rimettere in esercizio il controscritto Sindaco.
(Appunto sul retro) A’ 4 Luglio 1828. L’annesso nuovo ricorso de’ Decurioni di Borrello contro il Sindaco si rimetta al Sottintendente che informi e riferisca tenendo presenti gli antecedenti.