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1815 – Fame

Nell’ottocento a Borrello la produzione del pane rappresentava un argomento serio che doveva essere previsto e programmato per tempo dal Comune. Sicuramente molte famiglie cuocevano il pane in casa e tantissime altre ricorrevano ai forni del paese, ma la gran parte della popolazione non possedeva terreni propri e molto spesso la resa agricola non era sufficiente a sfamare la propria prole per tutto l’inverno. Contemporaneamente le famiglie più benestanti, che avevano una abbondante riserva di granaglie, si contendevano l’appalto della panificazione comunale. Per i più poveri inoltre si profilava una ulteriore difficoltà poichè, non possedendo denaro contante, si trovavano costretti a dover acquistare il pane pagando con altri prodotti della terra o peggio ancora a credito, impoverendo ulteriormente. Il periodo peggiore era la primavera inoltrata, la tristemente famosa “costa di maggio”, quando erano esaurite le ultime scorte e ancora non era giunta a maturazione la produzione della nuova stagione.
Nel 1815 il Regno di Napoli usciva da un periodo storico particolarmente difficile: nel 1799 c’era stata l’occupazione francese dello Championet che aveva instaurato la Repubblica dopo la fuga del re a Palermo, poi era seguita la riconquista del Regno da parte dei Sanfedisti del cardinale Ruffo con tutte le atrocità contro coloro che avevano appoggiato i Francesi, poi di nuovo i Francesi con Giuseppe Bonaparte a cui successe Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, fucilato a Pizzo Calabro nell’autunno del 1815. Infine nel maggio del 1815 erano tornati i Borboni con l’appoggio della Santa Alleanza. In questo clima politico e storico i rapporti tra le varie Istituzioni del Regno erano guardinghi e talvolta rasentavano la diffidenza e la situazione peggiorava quando si trattava di risolvere questioni pratiche, strettamente connesse con le problematiche economiche e in particolare con il problema della fame dei più poveri. I singoli Comuni del Regno di Napoli, interpretando e prevedendo le difficoltà alimentari in base ai raccolti cercavano di tutelarsi attraverso l’Annona e la Panatica. La prima era un provvedimento legislativo che consentiva di costituire grandi riserve di cereali e la conseguente distribuzione del grano gratis o a prezzi agevolati alla popolazione. L’annona derivava il nome dalla dea Annona che nell’antica Roma era la protettrice dei magazzini del frumento e che poi venne usato per indicare gli stessi magazzini. Successivamente il termine Annona fu utilizzato per indicare la politica degli approvvigionamenti alimentari di uno stato o di un Comune. In sintesi le intenzioni del Comune di Borrello, erano volte ad impedire che il grano fosse venduto al di fuori del paese per evitare rialzi dei prezzi, carenza di grano e pericolosi tumulti popolari. La Panatica, pur essendo un termine del linguaggio della marina, consisteva in una ricca provvista di pane, distribuito gratuitamente in occasioni particolari, in grado di far fronte almeno momentaneamente alle esigenze della popolazione meno abbiente. A Borrello nelle annate difficili, da un punto di vista alimentare, la Panatica si svolgeva nei giorni delle feste di S. Antonio patrono del paese e, anche se non risolveva del tutto il problema della fame, costituiva in ogni caso un momento di sollievo per la popolazione più povera.

Un vecchio forno per la cottura del pane in casa

Un vecchio forno per la cottura del pane in casa

Molto spesso chi si aggiudicava l’esclusiva della vendita del pane imponeva prezzi eccessivi che in alcuni casi causavano turbolenti malumori da parte della popolazione meno abbiente e le autorità locali si sentivano in obbligo di vigilare e, se necessaro, intervenire per prevenire situazioni difficili. Infatti alla fine del mese di luglio del 1815 il Sottointendente di Lanciano inviò una nota all’Intendente di Chieti rassicurandolo di aver dato le dovute disposizioni affinchè nel Comune di Borrello non si speculasse sulla vendita del pane, “… onde evitare che i venditori non profittino di vantaggio sulla popolazione, arbitrariamente, vendendolo (il grano) al prezzo eccessivo di grana 28 la decima, siccome hanno finora praticato …”.

Nell’estate dell’anno 1815 il Sindaco di Borrello, Luigi Cristini, si rese conto che il raccolto del grano era stato scarso e che il conseguente rincaro del prezzo della farina avrebbe quasi sicuramente datio origine a dei movimenti di piazza, soprattutto verso la fine dell’inverno. Per cercare di prevenire tale difficoltà nella seconda metà di agosto il Sindaco si rivolse direttamente all’Intendente di Chieti, senza seguire la prassi burocratica secondo la quale il referente più diretto era il Sottointendente di Lanciano e ciò indica quanto grave fosse stimato il rischio di sommosse per fame.

Borrello 21 agosto 1815
Al Signor Intendente di Chieti
Il Sindaco di Borrello
Signore, la scarsa raccolta di grano qui avuta ed il caro prezzo di esso che corre, mi fa conoscere il bisogno di doversi formare l’Annona per la panizzazione del pane, facendo servire a tale scopo i terraggi comunali. Vengo perciò a domandare la vostra approvazione e la norma come devesi questa formare, per così occorrere ai bisogni della popolazione che potrebbe morire di fame.
Vi ricontesto gli sinceri attestati della mia predetta stima e rispetto.
Cristini Sindaco.
Appunto dell’Intendente a margine della lettera:
“Proponga al Decurionato quel che riguarda l’Annona e ne rimetta la deliberazione in duplice copia. 28 agosto 2015”.

Lettera del Sindaco di Borrello Cristini all'Intendente di Chieti

Lettera del Sindaco di Borrello Cristini all’Intendente di Chieti

Per quanto riguarda i cereali che avrebbero dovuto costituire la riserva cerealicola annonaria, il Comune di Borrello aveva la possibilità di utilizzare i terraggi comunali. Questi erano le tasse che i contadini pagavano al Comune in natura, cioè con una parte del raccolto di vari prodotti, i quali successivamente venivano venduti e il ricavato costituiva l’entità delle tasse che il Comune doveva versare all’erario. Ovviamente il Comune di Borrello, come del resto la maggior parte dei Comuni del Regno, cercava, quasi mai riuscendovi, di versare annualmente il meno possibile, chiedendo che almeno una parte delle entrate fosse utilizzata per lavori pubblici all’interno del territorio comunale. L’erario però su questo punto era intransigente in quanto era perfettamente a conoscenza del fatto che quasi sempre i terraggi venivano venduti ai possidenti del paese, spesso parenti o amici delle autorità comunali, i quali avevano denaro contante disponibile e spesso a prezzi ribassati. Anche per l’Annona il controllo della Pubblica Amministrazione era severissimo, dato che la riserva di cereali avrebbe dovuto essere prelevata dalla quota destinata all’erario. Quindi il Decurionato di Borrello, nel settembre del 1815, con l’intenzione di utilizzare completamente la riserva dei terraggi comunali destinati all’erario, propose all’Intendenza di Chieti che, qualora i terraggi si fossero rivelati insufficienti, si sarebbero potute prelevare ulteriori granaglie dai depositi cerealicoli presso le Cappelle Laicali e infine si poteva chiedere grano in prestito ai possidenti.

Borrello 10 settembre 1815
Il Sindaco del Comune alli Signori Decurioni del medesimo.
Signori, con l’invito anticipatovi vi ho fatto noto l’oggetto della vostra riunione, che qui vi replico di esser quello che riferj al Signor Intendente, di essere necessario di formarsi in questo Comune l’Annona e detto Signor Intendente si è compiaciuto riscrivermi che l’avessi proposto a voi Signori Decurioni affinchè deliberiate su detta formazione dell’Annona per assicurarsi la panizzazione in questo Comune, onde invito ha deliberare su tale necessario urgente oggetto.
Inteso da noi quanto ci ha proposto il Signor Sindaco e considerando la necessità positiva di questa Annona di grano deliberiamo che la medesima si abbia a fare per accorrere alla sussistenza di questa popolazione e detta Annona può formarsi col grano de terraggi comunali, con quello di queste laicali Cappelle e, non bastando, rateizzarsi gli possidenti di tal genere (grano) ed i facoltosi in denaro, sottoponendo sempre questa nostra deliberazione al savio discernimento del Signor Intendente e dei Consiglieri d’Intendenza e così abbiamo deliberato.
Michelangelo D’Auro, Decurione
Domenico Evangelista, Decurione
Nicola Jannamico, Decurione
Francesco Antonio Caruso, Decurione Segretario
Luigi Cristini, Sindaco
Vi è il suggello comunale

A volte il Sindaco cercava di favorire un determinato offerente, spesso senza consultarsi con gli altri Decurioni, come avvenne il 30 dicembre 1815 quando il Sindaco di Borrello, Luigi Cristini, scrisse all’Intendente della Provincia di Chieti per sottoporgli “… una offerta avanzata al Comune da parte del signor Pietro Fantini per l’appalto della Panatica …”. Tale richiesta, nel mese di gennaio 2016, venne respinta perchè alla stessa non erano state allegate le osservazione dei Decurioni, cioè del Consiglio Comunale.
Per comprendere la gravità della situazione alimentare di Borrello nella prima metà dell’ottocento, è significativa la lettera del sindaco Cristini all’Intendente provinciale di Chieti datata 19 marzo 1816; corrispondenza che nell’occasione giungeva dal Comune direttamente all’Intendente di Chieti, senza passare per la Sottointendenza di Lanciano.

Borrello 19 Marzo 1816
Al Signor Intendente della Provincia
Il Sindaco del Comune medesimo
Signore, conosco che questa mia popolazione potrebbe perire di fame se in questo Comune medesimo i possessori di grani lo vendessero ai forestieri a discapito dei propri cittadini e dei panettieri. Sarei del parere di agire affinchè la popolazione a me affidata non perisca per la mancanza del genere (il grano) il quale rimanga nel proprio Comune e sia pagato dai cittadini al prezzo che i possessori di grano lo vendono ai forestieri. Impedire la vendita (ai forestieri) in maniera che i locali (fornai) lo acquistino per panizzarlo a pro della popolazione che compra il pane al dettaglio. Se finora non ho osato di impedire che i forestieri prelevassero da quì i grani che vengono a comprare, ora ho ravvisato che facendo uscire il grano dal Comune la popolazione mia perirebbe dalla fame per non trovare a comprarlo (il pane). Mi attendo sollecito riscontro alla autorizzazione affinchè il grano non esca più dal mio Comune e la popolazione non perisca dalla fame e non dia motivo di riclamare. Vi ricontesto gli attestati di mia sincera stima ed ossequio, Luigi Cristini Sindaco.

L’inverno 1815-1816 fu terribile, poi tra il mese di aprile e il mese di maggio la situazione delle famiglie più povere divenne davvero insostenibile, tanto che il Sindaco di Borrello ritenne opportuno informare l’Intendente Provinciale di Chieti della situazione. Egli stesso fu più volte minacciato dalla popolazione nei tumulti causati dalla fame, trovandosi più volte in pericolo di vita; la situazione era delicatissima, non bastavano più i terraggi e le riserve delle Cappelle Laicali, i più ricchi erano anche disposti ad auto tassarsi pur di evitare il degenerare della situazione.

Borrello 3 aprile 1816
Il Sindaco del Comune
Al Signor Intendente della Provincia
Signore conviene da me di riferirvi lo stato infelice di questa popolazione per la mancanza de’ generi (alimentari) in modo che i più miserabili minacciano i più violenti rimedi pel loro sostentamento. Non vi è giorno che io non soffra le loro lagnanze ed io vedo già in pericolo la mia vita. L’unico riparo sarebbe di assicurare per essi la panizzazione e perciò occorrerebbero almeno cento tomoli di grano. (Prima del 1840 a Borrello erano in vigore “le misure di capacità abusive per gli aridi”, in base alle quali 1 Tomolo equivaleva a 24 Misure e 1 Misura aveva la capacità di 2,3049 litri)
Questa quantità può benissimo aversi dalle Cappelle e da alcuni proprietari possessori de’ grani ed anche con una tassa fra i cittadini. L’anticipazione potrebbe farsi dal Comune cogli avanzi (dei terraggi); ma per tutto ciò occorre la vostra autorizzazione ed io con tutto l’impegno vi prego di darla colla massima sollecitazione.
Ho l’onore di segnarmi con il solito rispetto,
Luigi Cristini Sindaco.
Appunto dell’Intendente a margine della lettera:
“Si risponda a norma degli ordini ministeriali”

Finalmente la primavera fu superata e i nuovi raccolti erano pronti, ma il Sindaco di Borrello cercò di assumere iniziative concrete per evitare di trovarsi nelle medesime difficoltà dell’anno precedente, con tumulti e minacce da parte della popolazione affamata. In particolare cercò di cautelarsi sempre attraverso l’Annona, predisponendo una scorta sufficiente di generi alimentari per il periodo invernale. Egli già dal mese di agosto mise al corrente della situazione l’Intendente di Chieti, con lo scopo primario di evitare che il grano prodotto nei campi di Borrello fosse venduto ad acquirenti forestieri..

Borrello 5 agosto 1816
Al Signor Intendente della Provincia
Il Sindaco del Comune
Signore, mi vedo a tempo di far presente a Vostra Eccellenza che in questo corrente anno sia troppo necessaria l’Annona, acciò questa mia popolazione non la vedo perire dalla fame.
Questi terraggi comunali non possono affatto bastare per l’annona, ma potrebbesi cercare altro poco grano da particolari cittadini benestanti, senza che col Decurionato andassimo trovando il grano in mora per la compra del cennato pane. Mi è parso un dovuto dovere cercare pria da Vostra Eccellenza le autorizzazioni all’uopo per riuscire a me più facile di comprare una giusta quantità di grano per l’annona.
Se poi questi stipendiati (creditori) facessero fracasso per essere loro pagati i loro stipendi (crediti) avranno la pazienza pagarli come rivendo il pane, con i loro corrispondenti ricavi.
Mi lusingo che mi terrete riscontrato coll’organo della posta.
Vi ricontesto gli umili attestati di mia discreta stima e rispetto,
Luigi Cristini, Sindaco

La situazione precipitò nei giorni seguenti la mietitura dell’estate del 1816, la quale fu veramente scarsa in tutta la regione e a Borrello giungevano numerosi forestieri a comperare il grano, causando la drastica riduzione delle scorte e un eccessivo aumento del prezzo dello stesso. Il Sindaco inviò una seconda lettera all’Intendente che era quasi una supplica.

Borrello 13 agosto 1816
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Il Sindaco di questo Comune
Signore, in questo Comune a me affidato preveggo che in questo anno è necessarissimo formarsi l’Annona, senza la quale perirà la maggior parte della popolazione e a causa di qualche disordine ed eccessi che la fame potrà partorire.
Primieramente, Signor Intendente, per venire a si giusto fine, domando alla benignità vostra l’autorizzazione di non far estrarre grano da questo Comune ma comprarsi (il grano) per detto uso di Annona col danaro degli avanzi dello scorso esercizio di questo Comune; che di quelli (avanzi) di queste laicali Cappelle, come pure serviranno per Annona i grani dei terraggi a quelle sudette Cappelle e finalmente rateizzarsi i possessori di tal genere (il grano) ed i facoltosi in danaro con qualche indennità che sarete per prescrivermi.
L’affare è serio e rimarchevole e non ammette la minima dilazione perchè tutti i giorni vengono de’ forestieri a comprar grano ed a rincarare i prezzi. Mi aspetto dunque i vostri regolamenti all’uopo e le autorizzazioni per eseguirli.
Vi riprotesto i sentimenti della mia umile stima e ossequio.
Luigi Cristini Sindaco.

Da parte sua l’Intendente di Chieti, pur non fidandosi completamente dei Sindaci dei Comuni, alcuni giorni dopo dette disposizioni al Sottointendente di Lanciano affinchè vigilasse sia sulla costituzione della riserva annonaria sia sulla successiva Panatica, cioè la produzione del pane da distribuire gratuitamente alla popolazione. La Panatica fu rapidamente assegnata, tramite le tre aste con le candele, a Pietro Fantini, come già era avvenuto l’anno precedente; molto più complicato fu l’iter burocratico con le Intendenze.

Chieti 16 agosto 1816
Al Sottointendente di Lanciano.
Il Sindaco di Borrello mi fa pervenire per espresso un rapporto colla domanda dell’annona e colla richiesta di non permettersi l’estrazione de’ generi da quel Comune per farsene la compra a favore della panizzazione cogli avanzi dello scorso esercizio e con atti delle Cappelle laicali.
Chiede in fine che i grani de’ terraggi comunali e quelli delle Cappelle siano addetti alla panatica ed ogni altra quantità di grano che manca sia supplita con un ratizzo fra i proprietari e possessori de’ generi. La prego, in considerazione di siffatte richieste ed uniformemente alla Ministeriale de’ 24 luglio comunicatavi con riserva, disporre l’appalto della panatica con privativa o una conserva annonaria, col metodo prescritto tenendo presente i mezzi che proporrà il Decurionato.
Vi raccomando gli ordini corrispondenti in questo affare che è della massima importanza e vi compiacerete darmi conoscenza del risultato.
L’intendente.

Borrello 16 settembre 1816
Al Signor Intendente della Provincia
Il Sindaco del Comune di Borrello
Signore, mi fu presentata l’annessa offerta per la panatica al comodo di questa popolazione sulla quale si è accesa la prima candela e mi veggo nel dovere di domandarne l’approvazione pel prosieguo degli altri atti e se può sussistere la privativa che domanda l’offerente, come pure lo stesso Comune debba somministrare denaro per andar accaparrando grano, come si pretenda.
Vi ricontesto gli attestati della mia profonda stima
Luigi Cristini Sindaco

Borrello 29 dicembre 1816
Al Signor Intendente di Abruzzo Citeriore
Il Sindaco del Comune sudetto
Signor Intendente, l’appalto di questa pubblica panatica, per ultima aggiudicazione è rimasto a sei e mezzo a tomolo a Pietro Fantini. Lo passo alla vostra notizia affinchè vi compiaciate autorizzarmi di aprirci gli additamenti di decima e sesto.
Vi riprotesto la mia stima e giusto rispetto.
Luigi Cristini Sindaco

Borrello 27 Gernnaio 1817
Al Signor Marchese di S. Agapito Intendente di Abruzzo Citeriore
Il Sindaco del Comune suddetto
Signor Intendente, di riscontro al vostro pregevole foglio de’ 21 andante con cui mi fate sentire che essendovi stata offerta per l’appalto della panatica senza richiesta di dotazione in grano, che perciò non doveva questa accordarsi all’oblatore con incomodo del Comune e mi chiedete conto dell’esito delle due subaste, vengo a rassegnarvi che veggo giusta l’inibizione per la dotazione sudetta, ma in riguardo all’esito delle subaste vengo assicurato dal mio predecessore (il Sindaco Cristini) che egli ve ne diede immediato ragguaglio verso la fine dello spirato dicembre, senza ottenersene verun riscontro, onde proseguire gli ulteriori additamenti. Vi replico dunque che la candela definitiva si estinse a favore di Pietro Fantini col rimborso del sei e mezzo giusta l’offerta e perchè non si è ottenuta una autorizzazione per l’apertura di detti additamenti detto appalto non ancora si è conchiuso e perciò l’attendo in risposta.
Tanto debbo in … del mio dovere nell’atto che porgo a voi contestandovi la mia profonda stima e rispetto,
Romualdo Di Luca Sindaco

Un altro modo per alleviare ai poveri le difficoltà derivanti dalla penuria di grano era la Settima di pane o Pane di S. Antonio, una consuetudine in base alla quale sette tomoli di grano dei terraggi comunali, cioè delle tasse pagate in natura dai contadini, veniva panizzata e distribuita gratuitamente nel giorno della festa del patrono di Borrello. I beneficiari di questa Panatica erano solitamente i cittadini più deboli: bambini, vedove, orfani, mendicanti e indigenti di vario livello. Questa tradizione aveva avuto inizio in tempi antichi quando venne effettuato un lascito al Comune di sette tomoli appunto per scopi umanitari verso la popolazione più bisognosa.

Borrello 16 gennaio 1816
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Il Sindaco del Comune di Borrello
Signore, per antica tradizione sembra sia praticato nel giorno della festività del nostro Comprotettore S. Antonio da Padova di questo Comune, di farsi la Settima in pane, prendendosi tomoli sette di grano dalla massa dei terraggi comunali e dispensarsi a’ pupilli, vedove, orfani e mendici più indigenti e ciò in forza d’un pio legato lasciato a questo Comune per abbantico col cennato peso, come la stessa immemorabile tradizione vi ho manifestato. La settima in pane ab immemorabile anno per anno si è fatta in questo Comune senza interruzione, eccetto di soli due anni indietro, che’ il passato governo lo vietò.
Signor Intendente, la panariosa corrente e la seguente annata e la miseria che regna in questo infelice Comune, fervidamente mi stimo la apprezzar per uso la vostra pietà, affinchè vi benignaste; atteso la loro e mia preghiera di ripristinare si lodevole pio atto di carità, di permettermi di farlo in tal giorno la prelodata settimana a suffragio dei poveri ed orfani indigenti, con rilevare dal terraggio comunale i citati tomoli sette di grano, per farne tal caritatevole uso.
Sono sicuro che la pietà delle vostre visc… vi farà annuire alla divota mia domanda.
Vi ricontesto gli umili e sinceri attestati della mia profonda stima e rispetto.
Luigi Cristini, Sindaco

Borrello 12 febbraio 1816
Il Sindaco di Borrello ai Decurioni di questo Comune
Signori, vi ho in questa casa comunale riuniti per farvi sapere d’aver supplicato il Sig. Intendente di permetterci la solita dispensazione di tomoli sette di grano de’ terraggi ridotti in pane per farsi la settimana a pro de’ veri poveri. Il prelodato Signor Intendente con suo venerato foglio del 27 caduto gennaio si è compiaciuto rispondermi quanto segue. Proponete al Decurionato quanto mi significate col rapporto del 16 (gennaio) cadente circa la dispensazione del grano in tomola sette de’ terraggi comunali e quando il medesimo annuisce motivatamente alla vostra proposta l’eseguirete e farete eseguire a pro de’ veri poveri a qual effetto doversi nella deputazione, eligenda dal Decurionato stesso, comprendere eziandio il parroco. Perciò v’invito signori Decurioni a deliberare.
Inteso da noi quanto ci è stato proposto dal Signor Sindaco e quanto contiene la citata prelodata lettera del Signor Intendente: considerando che un tale pio e religioso atto, sempre praticato in questo Comune nel giorno della festività del nostro conprotettore S. Antonio da Padova, e come ab immemorabile abbiansi inteso che in questo dì dispensavasi a pro poveri e bisognosi la settima in pane e ciò in forza di pio legato lasciato a questo Comune col medesimo peso, la quale scrupolosamente l’ha eseguito senza veruna interruzione, eccetto di due anni indietro, che gli venne proibito dalla passata occupazione militare, onde stante ciò ci sembra giusto annuire al progetto fatto dal Signor Sindaco al lodato Signor Intendente di ripristinarsi questo umano e religioso atto di carità verso i poveri bisognosi e specialmente in questo penuriosissimo anno, che afflige tutti, quindi deliberiamo eligersi una deputazione per la panizzazione e distribuzione di questa Settima a rifocillazione de’ veri poveri e bisognosi in questa giornata della festività di S. Antonio, per cui eligemo per deputati a tal uopo il Signor Sindaco, il Signor Primo Eletto ed il Signor Parroco.
Così unanimemente abbiamo deliberato e risoluto:
Domenico Evangelista, Decurione
Francesco Antonio Caruso, Decurione
Michelangelo D’Auro, Decurione
Nicola Jannamico, Decurione
Carlo Di Luca, Decurione
Vincenzo Elisio, Decurione
Luigi Cristini, Sindaco
Vi è il suggello comunale

Lanciano 23 marzo 1818
Sottintendenza del Distretto di Lanciano
Ufficina dell’Interno
Num. 783
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Signor Intendente, il Sindaco di Borrello dimanda l’autorizzazione per avvalersi di tomoli sette di grano dei terraggi comunali e secondo il solito serbarlo per farsene pane e distribuirsi a poveri nel giorno dei 13 Giugno venturo, in cui si celebra colà la festa di S. Antonio di Padua.
Compiaciasi dunque rispondere alla domanda in questione.
Il Sottointendente

Appunto dell’Intendente a margine della lettera.:
“Ai 27 marzo 1818, Si approvi …”. 

Appunto del Sottointendente di Lanciano per il Sindaco di Borrello

Appunto del Sottointendente di Lanciano per il Sindaco di Borrello

1823 – Il lavatoio della Fonte Vecchia

 

Il lavatoio pubblico era, nei tempi passati, un’opera di rilievo tra quelle a disposizione delle comunità agricole e pastorali dell’Italia meridionale e ancor più se ci si riferisce al periodo del Regno delle Due Sicilie. Il lavatoio, oltre ad essere il mezzo per lavare la biancheria, svolgeva anche una importante funzione sociale, momento di incontro soprattutto per donne e ragazze che avevano modo di scambiarsi pareri, opinioni e perché no anche divertenti pettegolezzi; non era raro che si formassero veri e propri cori da parte delle donne in attesa del loro turno per fare il bucato. All’epoca non era possibile immaginare un paese, un borgo e nemmeno una contrada, senza la presenza di un lavatoio pubblico. Borrello era una delle eccezioni dove la costruzione del lavatoio pubblico avvenne assai tardi e con molte difficoltà.
Fino ai primi anni dell’’800 l’iniziativa per la realizzazione dell’opera avrebbe potuto essere presa dal Barone Mascitelli, ma questi evidentemente non ne sentiva un urgente bisogno per cui non se ne parlò neppure. Subito dopo negli anni in cui vennero iniziate le faticose procedure inerenti all’eversione feudale, in base alla quale,molte terre di Borrello passarono dal baronaggio al Comune e in seguito ai cittadini, il problema del lavatoio pubblico tornò ad essere un problema sentito e si cercò di risolverlo in maniera definitiva, senza non poche difficoltà. Queste nascevano da un problema di fondo relativo alla individuazione dei soggetti che avrebbero dovuto sostenere le spese per la realizzazione della fabbrica. In base alla normativa vigente all’epoca nel Regno delle Due Sicilie, la costruzione di un’opera pubblica, ma di interesse locale, come appunto la realizzazione di un lavatoio, doveva essere autorizzata dall’Intendente regionale che in questo caso era quello di Chieti, competente per la regione di Abruzzo Citra, ma allo stesso tempo le spese da sostenere competevano ai cittadini del Comune interessato. Ne derivava che il lavatoio costituiva un bene per l’intera popolazione e le spese per la sua realizzazione dovevano essere sostenute attraverso le tasse comunali imposte ai cittadini.
Ai primi dell’’800 però il problema della riscossione delle tasse era un vero incubo, sostanzialmente queste venivano pagate in denaro o, per la maggior parte in terraggi, cioè in natura mediante il versamento al Comune di parte del raccolto, ma quasi mai il ricavato era bastante per coprire l’intera somma delle tasse dovute allo Stato, per cui ogni anno, alla chiusura dello Stato Discusso, cioè del bilancio consuntivo, il Comune risultava perennemente in debito e non era mai possibile accantonare una somma da utilizzare per le opere pubbliche. L’alternativa era quella di stabilire, in via eccezionale, una tassa specifica, una tantum, che avrebbe consentito di raccogliere il denaro necessario alla costruzione. Questa soluzione presentava però una controindicazione e cioè che, data l’estrema povertà della maggior parte della popolazione di Borrello, il sostegno per le spese sarebbe ricaduto sulle famiglie benestanti o possidenti. Queste ultime d’altronde non avevano un grande interesse per un pubblico lavatoio in quanto da sempre i loro panni venivano lavati dalle donne meno fortunate del paese che prestavano la loro opera di lavandaie presso le famiglie più ricche, in poche parole non ne avvertivano la necessità.
In assenza di un lavatoio in grado di soddisfare le esigenze della popolazione, dove venivano lavati i panni, la biancheria, ecc.? In alcuni casi, quando cioè si presentava l’esigenza di lavare grandi quantità di bucato, come ad esempio il corredo, si andava in gruppo, la solidarietà era la norma, al fiume Verde per avere a disposizione acqua pulita in quantità e ampi spazi per stendere la biancheria, ma ciò era possibile solo nei mesi estivi, quando la temperatura era mite e le giornate sufficientemente lunghe. Invece del sapone si utilizzava spesso un miscuglio di acqua e cenere fatto bollire, filtrato e versato sui panni sporchi, che venivano messi in ammollo per un giorno intero, poi si strofinavano decisamente e infine venivano portati al lavatoio per essere risciacquati. Di solito al pomeriggio del sabato si lavavano secchi e caldai. Non avendo la disponibilità di un lavatoio pubblico per il bucato giornaliero, le donne di Borrello avevano risolto il problema con una soluzione che oggi potrebbe apparire quanto meno opinabile. Portavano cioè i loro panni alla Fonte Vecchia e li immergevano e strofinavano nell’acqua dell’abbeveratoio per gli animali, con conseguenze facilmente immaginabili ma anche sorprendenti. Infatti le lamentele e i reclami riguardo a questa pratica, non proprio igienica, venivano avanzati dai possessori degli animali i quali, come scriveva il Sindaco, “… aborriscono l’acqua per il troppo sudiciume in essa contenuto …”. La situazione divenne insostenibile quando, a causa del’intenso utilizzo l’abbeveratoio cominciò a disgregarsi e a cadere in pezzi.

Fonte Vecchia, o Fontana Vecchia, era il nome con il quale veniva chiamata l’attuale Fonte a Ball’ e in passato veniva descritta come “… fonte che scaturisce per canale di pietra …” ed era molto diversa dalla forma in cui si trova oggi, conseguenza di trasformazioni e rifacimenti apportati nel tempo. Si trattava di una fonte molto antica e molto semplice nella struttura, la quale veniva utilizzata essenzialmente per attingere acqua da bere. Nella seconda metà del ‘700 i cittadini di Borrello attraverso le deliberazioni dell’Università di Borrello (cioè del Comune) sistemarono la fontana e l’area antistante nella forma molto simile a quella attuale. Anche se sulla sommità del muro che sostiene la fontana vi è ancora lo stemma del Marchese Benedetti, la sistemazione della sorgente fu opera della cittadinanza e non del Marchese che all’epoca deteneva il Feudo di Civita Borrello. Infatti nell’atto di vendita del Feudo, datato 1776, al Barone Mascitelli non si fa cenno a tasse sull’acqua attinta alla Fonte Vecchia, imposizione che certamente il feudatario avrebbe preteso dalla popolazione qualora vi fosse stato un precedente diritto di proprietà sull’acqua della Fonte. A quel tempo la Fonte a Ball era costituita soltanto dalle bocche per attingere l’acqua e dall’abbeveratoio, non proprio come sono al presente, ed era costruita con materiale meno rifinito e meno stabile, mancava il lavatoio. Tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800 l’intera struttura della fonte cominciò a rovinarsi e nel corso di qualche decennio l’abbeveratoio iniziò a deteriorarsi fino a divenire quasi inutilizzabile e più volte il Decurionato (Consiglio Comunale) di Borrello aveva inviato a Chieti, all’Intendenza dell’Abruzzo Citra, delibere con la richiesta di intervento per la ristrutturazione dell’abbeveratorio della Fonte Vecchia.
Nel 1820 il Sindaco di Borrello, il signor Domenico di Nardo, in seguito alla sospensione dei lavori per il nuovo camposanto, aveva riscontrato un avanzo nelle casse del Comune di Borrello di ducati 365,73, accantonati dalle amministrazioni precedenti e utilizzati solo in parte, e chiese in maniera energica alla Intendenza di Chieti di poter utilizzare detti fondi per alcune opere “… di cui il Comune aveva urgenza e indispensabile bisogno …”.
Tra i lavori indicati vi erano:
- La ricostruzione del ponte a fabbrica del Torrente Verde, e non più di legname che in ogni anno è nella necessità di essere rifatto, come avvenne nell’alluvione di settembre nell’anno scorso (1819) per cui vari cittadini nel passato inverno, non che il ….., per poco non vi perdettero la vita.
– La costruzione del lavatoio nella pubblica fontana, tanto necessario per la popolazione, di cui ne è sprovveduta.
– La costruzione dell’archivio nella Casa Comunale.
– E finalmente la riattazione delle fabbriche e tetto del molino, che sono per crollare.
Nella richiesta del Sindaco, datata 11 novembre 1822, veniva ricordato al Signor Intendente che “… sebbene in passato fossero state avanzate diverse richieste al Consiglio di Intendenza per l’esecuzione di detti lavori e se ne fosse ricevuta la relativa autorizzazione, erano sempre mancati i fondi per realizzarli …”. Inoltre il Sindaco minacciava, neppure troppo velatamente, che in caso di rifiuto era intenzionato a presentare una dettagliata rimostranza al Parlamento Nazionale. Subito dopo però indicava all’Intendente una pratica soluzione per realizzare il Lavatoio e cioè che si sarebbe provveduto a supplire ad eventuale mancanza di denaro mediante la mano d’opera gratuita fornita dai cittadini di Borrello.

Per comprendere l’importanza di un lavatoio pubblico per la comunità di Borrello bisogna tenere presente che nelle case non vi erano cisterne per la conservazione dell’acqua, come avveniva nelle città maggiori del Regno di Napoli, e più volte nel corso della giornata era necessario provvedere al rifornimento idrico per le diverse necessità familiari recandosi presso le divere fontane del paese. Nei primi due decenni dell’’800 le donne di Borrello, come abbiamo visto, erano solite portare a lavare i loro panni nell’abbeveratorio per gli animali della Fonte Vecchia e non era semplice mettere a mollo capi di abbigliamento, biancheria intima, lenzuola, coperte e altro ancora, soprattutto perchè si era costretti a contendere l’orario con l’abbeverata degli animali che rientravano in paese dal pascolo o dal lavoro nei campi. E non era tutto: il Sindaco lamentava che spesso a causa del sudiciume dell’acqua, conseguente al lavaggio dei panni, gli animali si rifiutavano caparbiamente di bere e talvolta molti capi contraevano malattie con grave danno per l’economia pastorale e contadina e ulteriori lagnanze da parte di pastori e contadini. Per non parlare in ultimo delle liti e “… delli schiamazzi …” alimentati dalle frequenti contese per i turni delle lavandaie e allo stesso tempo in competizione con pastori e contadini. Il protrarsi dell’eccessivo utilizzo dell’abbeveratoio, specie per usi impropri, e la mancanza di manutenzione causarono il rapido degrado della struttura che via via divenne sempre meno funzionale e causò le vivaci proteste delle donne del paese nei confronti del Decurionato Comunale. Il Sindaco Domenico Di Nardo risolse a questo punto di non attendere oltre le lungaggini burocratiche e chiese al Maestro Muratore Michele Mariani una perizia, così allora venivano chiamati i preventivi, di seguito riportata, riguardo alla costruzione del lavatoio e al ripristino della funzionalità dell’abbeveratoio.

Preventivo dei lavori
Borrello 20 Dicembre 1822
A richiesta del Sindaco di questo suddetto Comune essendomi presentato io sottoscritto Maestro Muratore Michele Mariani a far la perizia per il Lavatoio che s’intende costruire nella pubblica fontana, poco distante da questo abitato, per comodo dell’intiera Cittadinanza, ho detto che vi occorre la seguente spesa in docati.
– Per palmi 122 (1 palmo = 26,36 cm.) di pezzi di pietra (circa 32 metri lineari) lavorata e sagomata secondo l’arte, che occorrono per mensa e cordone del medesimo, nella lunghezza di palmi 12 per ciascuno dei lati opposti e della lunghezza di palmi 3 per ciascuno degli altri due lati di maniera che venga formato a guisa di parallelogrammo, ossia quadrilungo, Docati 29,28
– Terra d’e..ca, ossia pozzolana, rot. 15 (Circa 13,5 Kg.) Docati 01,50
– Ciappe di ferro per concatenare i pezzi n. 16, Docati 01,22
– Piombo libre quattro, Docati 00,40
– Calce tomoli 20, Docati 02,00
– Arena tomoli 30, Docati 01.00
– Pietre per uso di fabbrica Canna 1 (18,515 m3), Docati 02,60
– Compositura del medesimo, Docati 06,00
– Per un pezzo di pietra lavorato della lunghezza di palmi otto, largo un palmo e più, doppio mezzo, che dovrà situarsi e connettersi lungo il sottoposto pezzo dell’abbeveratoio che trovasi troppo basso (rispetto) alla mensa ove cade l’acqua della fontana, Docati 04,00
– Maestria pel riattamento del medesimo, Docati 02,00
Ascende in tutto la spesa a Docati 50,00
Ho redatto la presente perizia oggi suddetto giorno, mese ed anno: Michele Mariani
Per copia conforme, Il Sindaco: Domenico Di Nardo

Per stringere i tempi il Sindaco convocò il Decurionato il giorno di Natale del 1822 per fare approvare una delibera in cui, pur di trovare il denaro per la realizzazione del lavatoio era disposto a rinunciare alla costruzione, già programmata per 20 ducati, dell’archivio comunale da ricavarsi all’interno della Casa Comunale. Inoltre si era verificata anche una situazione favorevole che aveva consentito una entrata extra nelle casse comunali: all’inizio dell’inverno un forte vento aveva investito il territorio di Borrello e aveva abbattuto numerose querce del demanio comunale dell’ex Feudo di Pilo e la somma ricavata dalla vendita del legname aveva fruttato 18 ducati. Infine ci sarebbe stato il ricorso alla mano d’opera gratuita dei cittadini e il contributo in denaro da parte dei possessori di animali, i quali avrebbero avuto la piena disponibilità dell’abbeveratoio. La delibera, oltre che dal sindaco, fu firmata dai Decurioni Raffaele Di Nunzio, Eliodoro Di Nunzio, S. Di C. Di Raffaele Spagnuolo, Domenico Di Francesco, Nicola Iannamico, Francesco Annecchini e Antonio di Francesco.
Di fronte all’evolversi della situazione l’intendente della Provincia di Chieti concesse l’autorizzazione per la costruzione del lavatoio e il Comune fu in grado di garantire le spese necessarie. I cinquanta ducati per la realizzazione dell’intera opera non furono ripartiti nella piena osservanza delle norme vigenti e cioè per mezzo di una tassazione straordinaria ed equa della popolazione del paese, ma attraverso decisioni e iniziative alquanto discutibili. 20 ducati furono prelevati dal fondo per la costruzione dell’Archivio Comunale dove erano stati accantonati dalle precedenti Amministrazioni. 12 ducati vennero recuperati in parte attraverso un piccolo contributo dei maggiori possessori di animali, gli unici a contribuire in denaro, ma d’altra parte erano coloro maggiormente interessati alla costruzione del lavatoio che avrebbe liberato l’abbeveratoio dalla costante presenza delle donne e in parte attraverso la fornitura di mano d’opera gratuita da parte della popolazione: manovali, aiutanti, uomini di fatica, ecc. Infine i restanti 18 ducati furono ricavati dalla vendita del legname delle querce abbattute dal vento nell’ex Feudo di Pilo, un bosco dove le normative impedivano il taglio incontrollato della legna che avrebbe portato in breve tempo ad una drastica riduzione del patrimonio boschivo della Nazione, a meno che non si fosse trattato di eventi derivanti da calamità naturali come appunto il forte vento abbattutosi sulle terre demaniali e risparmiando i terreni circostanti.
Le decisioni dell’Intendenza di Chieti sono di seguito riassunte nella corrispondenza con la Sottointendenza di Lanciano.
SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO
Uffizio di Affari Interni – Num. 43
Lanciano il dì 9 Gennaio 1823
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Signor Intendente,
coll’annessa deliberazione il Decurionato di Borrello propone di costruirsi un lavatoio nella pubblica fontana ed all’oggetto rimette la corrispondente perizia, proponendo di eseguirsi l’opera per economia. Io la rassegno a Lei perché trovandola regolare si compiaccia dare le convenevoli disposizioni.
Il Sotto Intendente
V. Corcioni
Appunto dell’intendente di Chieti per la risposta da parte del Consiglio di Intendenza.
Chieti 11 Gennaio 1823
AL Consiglio di Intendenza per l’avviso
L’Intendente
Addì 28 Gennaio 1823
Il Consiglio è di avviso approvarsi l’annessa deliberazione decurionale di Borrello circa la costruzione del lavatoio e riattazione dell’abbeveratoio nella pubblica fontana col metodo di economia, ma da eseguirsi sotto la sorveglianza di due probi deputati eleggendi dal Decurionato, cui si dovranno poi dar conto dettagliato delle spese che saranno all’oggetto erogate. E’ bene inteso che si ammette il concorso dell’opera gratuita e volontaria de’ cittadini.
Firma illeggibile
Comunque sia andata, per quanto si riferisce alla ripartizione della spesa, la costruzione del lavatoio pubblico a Borrello fu un’opera realizzata a regola d’arte, nel corso del 1823, dai muratori della famiglia Mariani, che già all’epoca avevano acquisito notevole considerazione per le elevate competenze nel campo dell’edilizia, anche nei paesi circostanti. Il lavatoio è rimasto attivo fino agli anni ’70 del secolo scorso e oggi costituisce una significativa testimonianza della civiltà contadina locale ormai appartenente alla storia. Cioè risalente ad un epoca in cui si poteva assistere al continuo, allegro via vai di donne e ragazze lungo le strade che dal paese portavano alla Fonte Vecchia con i panni dentro le ceste: andare, lavare, stendere, tornare; per poi ricominciare per le stesse vie il medesimo via vai ma ora con le conche dell’acqua sulla testa. Non era proprio una vita semplice.

Un’ultima considerazione riguarda lo spostamento di pochi metri dell’intero lavatoio per consentire la realizzazione di una nuova strada, avvenuto nel 2006, ma che nulla ha tolto all’importanza e alla bellezza di un’opera che ricorda nelle sue caratteristiche pietre scanalate tutta la storia e la vita quotidiana delle famiglie di Borrello nei secoli passati.

Il lavatoio di Borrello, progettato e costruito dal Maestro Muratore Michele Mariani nel 1823

Il lavatoio di Borrello, progettato e costruito dal Maestro Muratore Michele Mariani nel 1823

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'abbeveratoio della Fonte Vecchia di Borrello

L’abbeveratoio della Fonte Vecchia di Borrello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fonte Vecchia di Borrello, oggi Fonte a Ball, costruita nella seconda metà del '700

La Fonte Vecchia di Borrello, oggi Fonte a Ball, costruita nella seconda metà del ’700

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lavatoio pubblico di Borrello è stato utilizzato fino alla fine degli anni 60

Il lavatoio pubblico di Borrello è stato utilizzato fino alla fine degli anni 60

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fonte a Ball di Borrello dopo i recenti lavori di restauro

La Fonte a Ball di Borrello dopo i recenti lavori di restauro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Preventivo di spesa per la costruzione del lavatoio redatto dal Maestro Muratore Michele Mariani per il Comune di Borrello nel 1822

Preventivo di spesa per la costruzione del lavatoio redatto dal Maestro Muratore Michele Mariani per il Comune di Borrello nel 1822

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Deliberazione dell'Intendenza di Chiueti e della Sottintendenza di Lanciano relative alla costruzione del lavatoio pubblico di Borrello, 1823

Deliberazione dell’Intendenza di Chiueti e della Sottintendenza di Lanciano relative alla costruzione del lavatoio pubblico di Borrello, 1823

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I blocchi di pietra del lavatoio di Borrello, realizzati da Michele Mariani,  durante la fase di spostamento del 2006

I blocchi di pietra del lavatoio di Borrello, realizzati da Michele Mariani, durante la fase di spostamento del 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1851 – Sulla nomina di Pietro Simonetti

La documentazione di seguito trascritta si riferisce alla prposta di nomina del Cassiere Comunale di Borrello alla metà dell’’800. Questa nomina, come del resto tante altre inerenti l’Aministrazione comunale, veniva assegnata ad un membro della terna proposta dal Decurionato e di solito questa tipologia di nomina veniva utilizzata dagli aministratori per assicurare una rendita, anche se quasi sempre non particolarmente rilevante, ad uno dei membri delle famiglie più in vista del paese. Talvolta però le cose non si concludevano atttraverso una soluzione unanimemente concordata e allora si manifestavano dissapori, invidie, denunce anonime, calunnie e ricorsi alle autorità competenti che, loro malgrado, erano costrette ad affrontare e risolvere situazioni antipatiche e a trovare soluzioni e compromessi che lasciavano nelle autorità coinvolte, in questo caso il Sottointendente di Lanciano e l’Intendente di Chieti, un disagevole senso di fastidio. Una delle spiegazioni alla vicenda descritta, avvenuta nel 1851, potrebbero essere i dissidi e le diversità di opinioni verificatesi nel 1848 con i moti insurrezionali scoppiati un po’ ovunque nel :Regno delle Due Sicilie e che causarono il diffondersi di dissapori protrattisi anche negli anni immediatamente succesivi.

1851 Stanislao Fantini (6)

1851 Stanislao Fantini (5)    1851 Condotta Pietro Simonetti C

Timbri della documentazione esaminata

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Personale, Riservata
Al Signor Intendente della Provincia di Chieti
Lanciano, 4 Dicembre 1851
Signor Intendente
Non ignorava la definizione politico-morale data da questa Sottointendenza nel 1849 alla condotta del Sig. Don Pietro Simonetti di Borrello, nella qualità di Conciliatore. Ma pria di emettere il mio avviso pel di lui conto ho creduto espediente prendere più accurate informazioni. Il risultato è stato il seguente. Egli è stato altre volte Cassiere comunale e fece, siccome si annuncia, illeciti profitti. Nel 1848 si compiaceva delle innovazioni politiche del tempo e diceva che esse erano apportatrici di vantaggio. Ecco perchè io le riferiva che in lui non concorreva una buona condotta né in morale, né in politica. Ed ora aggiungo, per effetto sempre di regolari investigazioni, che lo stesso è stato proposto alla carica di Cassiere nella sola veduta di procurargli un mezzo da poter far fronte ai suoi bisogni col danno serio dell’Amministrazione comunale e degli amministrati, i quali sono tuttavia dolenti della condotta serbata dal Simonetti nelle passate gestioni. Epperò mal si avvisa il Signor Primo Tenente Don Stanislao Fantini con l’esposto che le torno.
Il Sotto Intendente C.
Note: Riscontro al foglio del 25 Novembre p. P. Si proponga alla venuta che farà il Signor Intendente.

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Al Signor Intendente della Provincia di Abruzzo Citeriore
Lanciano novembre 1851
Signore,
Il 1° tenente Don Stanislao Fantini, Comandante la Compagnia di Riserva Provinciale di Abruzzo Citeriore, espone alla di lei giustizia quanto segue. Egli ha preinteso che il di lui cognato Don Pietro Simonetti del Comune di Borrello in questa Provincia, compreso in primo luogo nella terna di Cassiere Comunale per lo esercizio del prossimo venturo triennio, sia stato irragionevolmente calunniato da’ suoi malevoli in Borrello sulla condotta politica e morale, appunto per non fargli conseguire tal carica.

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Esposto del Signo 1° Tenente Don Stanislao Fantini
Comandante della Compagnia di Riserva Provinciale dell’Abruzzo Citeriore
Al Signor Sottointendente del Distretto di Lanciano
Chieti li 24 Novembre 1851
L’Esponente interessato dal vincolo di sangue che il lega con il Simonetti e per fare che la calunnia torni al suo nulla e la verità abbia a rilucere in tutto il suo splendore, si dà l’onore di presentare allo sguardo scrutatore ed imparziale. ad un tempo del Signor Intendente delle circostanze le quali mentre possono essere tanti elementi di convinzione per l’animo non prevenuto de’ Superiori, costituiscono nel tempo stesso tante prove luminosissime della fiducia che in tempi svariati e difficili si è voluto riporre nella persona di Don Pietro Simonetti oggi per privati interessi e per mero spirito di partito caluniato e vilipeso.
Le circostanze adunque che si sono enunciate e che formano irrefragabili requisiti a pro del Simonetti stesso, sono le seguenti. 1° Fama pubblica; 2° Fu Esattore fondiario pel 1828; 3° Decurione dal 1829 al 1832; 4° Sotto Capo Urbano dal 1833 al 1839; 5° Primo Eletto dal 1840 al 1842; 6° Cassiere Comunale dal 1834 al 1836; 7° La stessa carica di Cassiere Comunale dal 1843 a tutto il 1848; 8° Finalmente sta attualmente esercitando ….. la carica di Giudice Conciliatore che gli venne conferita nello spirante del 1848 previo rigoroso scrutinio per parte di molti Magistrati, tra cui evvi il Vescovo di Trivento, l’Intendente di allora ed il Procuratore Regio.
Dal fin quì detto insomma si vede benissimo, Signor Intendente, che se il Simonetti ha riportato cattive informazioni sulla sua condotta politica e morale lo è stato unicamente per effetto di intrighi o di ricorsi de’suoi nemici occulti che in Borrello non ne mancano e l’Esponente non fa che raccomandarsi a Lei perchè sia resa giustizia al Calunniato ed il decoro alla di lui famiglia.
Stanislao Fantini 1° Tenente

1852 – Sanità

La sanità a Borrello (CH), 1852

Nel corso dell’’800 il sistema sanitario del Comune di Borrello era gestito attraverso un collaudato sistema basato su un arco di tempo trimestrale. Quattro volte all’anno il medico condotto doveva redigere la situazione sanitaria del paese e farla pervenire alle autorità competenti attraverso un preciso iter burocratico. A Borrello intorno alla metà del 1800 vi erano due medici condotti, chiamati Professori Sanitari, il dottor Andrea Carusi e il Dottor Giocondo di Nardo.
I medici condotti, che nel Regno delle Due Sicilie venivano indicati “a condotta” o anche “accondottati” erano coloro che conducevano, cioè dirigevano, le situazioni sanitarie locali. Erano dipendenti del Comune dove prestavano la loro opera, la quale doveva essere gratuita per le famiglie povere e prevedeva dei compensi, indicati in un tariffario, per gli altri cittadini. Questa figura importante venne istituita il 16 ottobre dell’anno 1809 sotto il Regno di Gioacchino Murat e venne mantenuta dai re borbonici dopo la Restaurazione.
Ogni tre mesi i medici condotti di Borrello  dovevano stilare l’elenco dei malati da essi curati, lo Statino, e sottoporlo alla approvazione del Decurionato (l’odierno Consiglio Comunale) il quale a sua volta redigeva una relazione di approvazione e la trasmetteva alla Sottointendenza di Lanciano (che potrebbe essere indicata come una odierna Sottoprefettura) chiedendo che venisse dato corso al pagamento dello stipendio per i due medici. Successivamente il Sottointendente, trattenuta la lista dei malati, inviava la propria approvazione, con allegata la verifica del Decurionato di Borrello, all’Intendente (Prefetto) di Chieti, sollecitando l’autorizzazione al pagamento dei medici.
Da un primo esame di questa documentazione viene subito messa in evidenza la similitudine dei documenti che indica come questi venissero copiati di anno in anno dalle stesure precedenti, ma ciò non deve trarre in inganno e far dubitare della correttezza di queste relazioni. Esse di fatto dovevano essere stilate quattro volte l’anno e in pochi mesi la situazione non potevano aver subito, salvo momenti di eccezionale gravità specie epidemiche, profonde modificazioni. Dato che la documentazione relativa ai medici condotti di Borrello serviva ad autorizzare il loro pagamento non vi è motivo di dubitare della loro autenticità per quanto riguarda i contenuti. Inoltre la copiatura, l’uno dall’altro, dei documenti relativi all’opera sanitaria dei medici condotti, testimonia lo scrupoloso comportamento dei medici stessi e la loro attinenza alle disposizioni sanitarie nazionali e cioè la disponibilità costante, l’efficienza delle prestazioni, la gratuità degli interventi per i meno abbienti, ecc. Diversamente i membri del Decurionato avrebbero certamente segnalato al Sottointendente eventuali inadempienze o irregolarità.
Gli Statini dei malati curati dai medici Carusi e di Nardo sono molto stringati, ma le informazioni che se ne ricavano, pur concentrate in una sintesi estrema, forniscono molte significative indicazioni. L’elenco contiene innanzi tutto il numero d’ordine che quasi sempre risulta progressivo; subito dopo viene l’indicazione del periodo e cioè l’anno e il mese, seguito dal nome e cognome dell’infermo. Seguivano poi le descrizioni delle malattie e i risultati attenuti dalle cure prestate, questi ultimi quasi sempre costituti da una sola parola.
Per ciò che si riferisce all’anagrafica dei malati, l’aspetto interessante è che, a differenza di quasi tutta la documentazione dell’amministrazione comunale di Borrello in quell’epoca, contengono molti nomi di donne e bambini, talvolta i più deboli e facile preda delle malattie. A questi nominativi vengono associati quelli dei mariti, dei genitori e, in alcuni casi, anche dei nonni, per cui essi costituiscono una ulteriore fonte di informazioni. Le malattie sono descritte in una maniera talmente sintetica che talvolta risulta difficile individuare con certezza la diagnosi fatta dal medico e una ulteriore difficoltà risiede nel fatto che la terminologia clinica dell’epoca spesso differisce da quella attuale. Le patologie più frequenti possono essere fatte risalire a pochi aspetti significativi, come le malattie reumatiche, polmonari, intestinali, mal di denti e incidenti come scottature e ferite varie. Infine nella sezione dei risultati ottenuti  dalle prestazioni mediche spiccano quasi esclusivamente tre termini: guarigione, in cura, morte. A dire il vero i casi di morte sono veramente pochi, ma ciò non deve sorprendere perché la maggior parte delle persone che morivano non passavano necessariamente attraverso le cure mediche.
La medicina e la chirurgia dell’’800 non conosceva l’eziologia delle malattie, la patogenesi e sopattutto non conosceva la microbiologia e la virologia. A quell’epoca i medici si limitavano a definire un processo morboso con i sintomi che esso presentava e questi sintomi, a volte, li descrivevano con espressioni fantasiose. Ad esempio la diagnosi di imbratto gastroenterico, definizione quasi poetica per descrivere una condizione di imbrattamento dello stomaco e dell’intestino osservando vomito e diarrea. Altri termini sono di non facile comprensione in quanto risultano ormai desueti, come nel caso della febbre reumatica gastrica, dove il reumatismo non c’entra in quanto una gastrite, specie se febbrile, provoca di per se dolore alla parete gastrica. Similmente per la febbre biliosa gastrica cioè una febbre con vomito biliare da affezioni delle vie biliari e per la colanosi, che potrebbe avere il medesimo significato, cioè febbre biliosa, ed essere una colangiopatia, affezione della colecisti e delle vie biliari. Inoltre questi antichi medici non conoscevano le epatiti virali e descrivevano queste patologie con la dizione di febbre biliosa e quando parlavano di sarconosi probabilmente si riferivano alla sarcoidosi epatica, ma non è chiaro come arrivassero a fare tali diagnosi non potendo effettuare indagini radiologiche, biopsie o agoaspirazioni. Probabilmente essi assimilavano alla sarconosi anche altre patologie epatiche come i sintomi della cirrosi, gli esiti devastanti della infezione malarica e di altre malattie infettive intestinali. Agli antichi medici di Borrello va riconosciuto il grande merito di aver operato in condizioni difficili, con conoscenze limitate e in un’epoca in cui la vita di molti cittadini si trascinava in condizioni quasi disumane.
Un’altra importante indicazione che si ricava dalla documentazione sanitaria del Comune di Borrello è che i medici Carusi e di Nardo praticavano ogni anno decine e decine di vaccinazioni per la prevenzione del vaiolo. Precedentemente vi erano anche i medici vaccinatori che si spostavano da un comune all’altro per somministrare i vaccini a intere comunità e nel 1834 il Comune di Borrello aveva versato allo Stato quattro ducati per le prestazioni di questi medici. La questione dei vaccini era molto sentita dalle Istituzioni del Regno delle Due Sicilie per cui i vaccinatori erano favoriti negli ambiti avanzamenti di carriera. Inoltre le autorità locali erano invitate a vaccinarsi per prime insieme alle loro famiglie per dare il buon esempio, pena la privazione di tutta una serie di privilegi e agevolazioni.
Per quanto riguarda i documenti relativi all’aspetto sanitario di Borrello nella metà del XIX secolo, sono stati trascritti quelli del 1852, comprendenti gli Statini dei malati, compilati dai medici condotti Andrea Carusi e Giocondo di Nardo. Questi elenchi trimestrali sono stati unificati per singolo medico, come pure lo sono state le intestazioni e le conclusioni dei singoli documenti. Per ciò che si riferisce invece alle relazioni del Decurionato di Borrello e della Sottointendenza di Lanciano, vengono riportate solo quelle del 1852, in quanto le altre coeve risultano praticamente quasi identiche.  
(Questo articolo è stato realizzato con la preziosa collaborazione del Dr. Raffaello D’Auro)

1847_1853 Medici e malattie (20) RID

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Borrello 31 Dicembre 1852
L’anno milleottocentocinquantadue il dì trentuno Dicembre in Borrello. Riunito il Decurionato nel solito luogo delle sue sessioni  il Sindaco Presidente ha fatta la seguente proposta. Signori Decurioni questi Professori Sanitari a condotta Signor Don Andrea Carusi, Don Giocondo di Nardo, reclamano giustamente il pagamento del soldo  loro dovuto pel cadente anno. Le SS. (Signorie) LL. (Loro) ben conoscono che essi diedero esatto adempimento ai doveri della carica e si conformarono pienamente a tutte le disposizioni superiori che in fatto di servizio sanitario sono in vigore talché questa Popolazione  è ben contenta del servizio da essi ricevuto nel corso del Cadente anno. Io li stimo ben meritevoli di un tal pagamento ed invito le SS. LL. a deliberare sull’oggetto come per giustizia. Il Decurionato inteso il Sindaco, considerando che i Professori  Sanitari accondotta di questo Comune Signori Carusi e di Nardo nel corso del cadente anno hanno esattamente adempiuto ai propri doveri col fare prontamente l’inoculazione vaccinica, coll’accorrere prontamente alle partorienti, coll’istruire la Levatrice con qualche altra Donna a tal mestiere, col prestare la loro opera senza compenso alla gente misera e coll’uniformarsi strettamente alle disposizioni recanti in fatto di servizio sanitario, delibera all’unanimità che ai professori Sanitari, Signori Carusi e di Nardo, si paghi il soldo fissato sotto l’art. 21 dello stato di Variazione nella somma di Docati 80:00 pel cadente esercizio.
Firmati
I Decurioni: Carmine Ferrari, Domenico D’Auro, Egidio Evangelista, Stanislao Elisio, Carmine Palmieri, Eliodoro di Nunzio
Antonio Antonelli, Sindaco
Note
Per copia conforme, il Decurione Segretario Carmine Palmieri
Visto dal Sindaco Antonio Antonelli

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SOTTINTENDENZA DEL DISTRETTO DI LANCIANO ABRUZZO CITERIORE
Uffizio 3 – Carico 2 – n. 687

1847_1853 Medici e malattie (14)Intestazione
Lanciano li 27 Gennaio 1853
Al Signor Intendente della provincia di Chieti
Signor Intendente
I Professori sanitari condottati di Borrello, avendo adempito ai doveri della carica, nello scorso anno 1852, giusta risulta dagli annessi statini, nonché alla inoculazione, nonché  alla scuola ostetricia, quel Decurionato colla qui compiegata deliberazione progetta di far pagare ai medesimi il corrispondente stipendio.
Uniformandomi a tale voto la prego delle analoghe disposizioni.
Note
Pagamento ai Professori sanitari condottati di Borrello.
Si autorizzi.

Bozza di risposta
Chieti 22 Febbraio 1853
Alla Sottintendenza di Lanciano
In conformità del voto del Decurionato di Borrello, può ella disporre che si paghi ai professori Sanitari di Borrello lo stipendio ad essi dovuto pel 1852 sulle somme rispettive ammesse sullo stato discusso. Replico così al di lei foglio de’ 27 ultimo passato mese, n. 687.

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Borrello 16 Ottobre 1852

  • Stato trimestrale degli individui domiciliati nel Comune di Borrello e curati dal Professore Sanitario a condotta Comunale Dr. Andrea Carusi dal giorno 20 luglio quando il Sindaco die’ partecipazione delle relative determinazioni  superiori a tutto settembre 1852.
  • Stato degli individui domiciliati nel Comune di Borrello curati dal Professore Sanitario a condotta Comunale Don Andrea Carusi dal giorno 1° Ottobre a tutto il 31 Dicembre 1852.

N. Ord.

Indicazione dell’anno e de’ mesi

Nomi e cognomi degli infermi

Denominazione delle malattie rispettive

Risultamenti ottenuti dalle cure praticate

1

1852, luglio

Celestino di Carmine Zocchi Febbre biliosa14 gastrica

Guarigione

2

1852, luglio

Giuseppe di Antonio Palmiero Cacochilia7 gastro enterica

Guarigione

3

1852, luglio

Alfonso di Antonio Antonelli Elmintiasi11 intestinale

Guarigione

4

1852, luglio

Figlia infante di Felice di Clemente di Luca Gastricismo con verminazione

Guarigione

5

1852, luglio

Olimpia d’Auro Cacochilia7 con verminazione

Guarigione

6

1852, luglio

Angela di Michele di Fiore Cacochilia7 con verminazione

Guarigione

7

1852, luglio

Florinda Palmieri Iperemia21 e gastricismo

Guarigione

8

1852, luglio

Mariano d’Arcangelo Iperemia21 e gastricismo

Guarigione

9

1852, luglio

Mariantonia di Placido di Luca Pleurite

Guarigione

10

1852, luglio

Vincenzo di Nicola di Matteo Colica biliosa9 fecolenta

Guarigione

11

1852, luglio

Domenica di Gaetano di Nicola Evangelista Elmintiasi11

Guarigione

12

1852, luglio

Maria di Michele Bussi Febbre periodica quotidiana

Guarigione

13

1852, luglio

Leonardantonio di Luca Febbre biliosa14 gastrica

Guarigione

14

1852, luglio

Antonio di Giocondino (?) Spagnuolo Febbre biliosa14 gastrica

Guarigione

15

1852, luglio

Camilla di Gaetano Simonetti Gastroenterite19 con fenomeni di cangrena

Morte

16

1852, luglio

Virginia di Domenico di Fiore Febbre cacochilica15 verninosa

Guarigione

17

1852, agosto

Domenico D’Auro, Don Colonosi acutizzata per esaltameno emorroidazio

Guarigione

18

1852, agosto

Agata di Francesco Febbre periodica terzana16

Guarigione

19

1852, agosto

Lucia Cristini Febbre reumatica gastrica biliosa

Guarigione

20

1852, agosto

Tommaso Fantini Seburra27 gastro enterica

Guarigione

21

1852, agosto

Antonio di Ottaviano Simonetti Reuma cronico articolare

Decrescimento per ora

22

1852, agosto

Francesco del fu Antonio Festa Cacochilia7 verminosa

Guarigione

23

1852, agosto

Vincenzina di Nillo Febbre cacochilica15

Guarigione

24

1852, agosto

Bernardo di Antonio Simonetti Cacochilia7 verminosa

Guarigione

25

1852, agosto

Domenico di Pietro di Fiore Seburra27 gastro enterica

Guarigione

26

1852, agosto

Antonio di Domenico Annecchini Febbre biliosa14

Guarigione

27

1852, agosto

Raffaele di Gaetano Zocchi Colica stercoracea10 verminosa

Guarigione

28

1852, agosto

Brigida di Felice Antonelli Vjuolo spurio per profilassi vaccinica

Guarigione

29

1852, agosto

Angelarosa Annecchini Febbre reumatica gastrica

Guarigione

30

1852, agosto

Angela Annecchini Febbre reumatica gastrica

Guarigione

31

1852, settembre

Giovanni di Domenico di Pietro di Fiore Iperemia21 con Seburra27 gastro enterica

Guarigione

32

1852, settembre

Raimondo di Giovanni Simonetti Cacochilia7 intestinale

Guarigione

33

1852, settembre

Rosaria di Gaetano di Nardo Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

34

1852, settembre

Vincenzo di Domenico Antonelli Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

35

1852, settembre

Innocenzo di Nillo, Don Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

36

1852, settembre

Elisabetta di Dionisio Palmieri Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

37

1852, settembre

Domenicantonio di Leonardo Spagnuolo Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

38

1852, settembre

Clarice Palmieri, Signora Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

39

1852, settembre

Raffaele del fu Giuseppe di Francesco Febbre periodica terzana16

Guarigione

40

1852, settembre

Cosimo di Vincenzo Micoletti Colica stercoracea10

Guarigione

41

1852, settembre

Felicia di Giuseppe Bonaduce Cacochilia7 gastro enterica

Guarigione

42

1852, settembre

Tommaso Palmieri Febbre cacochilica15

Guarigione

43

1852, settembre

Vincenzo di Giuseppe Nicola Zocchi Febbre periodica spuria

Guarigione

44

1852, settembre

Nicola di Rosario Antonelli Febbre efimera

Guarigione

45

1852, settembre

Angelarosa Annecchini Febbre reumatica Gastrica

Guarigione

46

1852, settembre

Nicola di Matteo Colica stercoracea10

Guarigione

47

1852, settembre

Vincenzo di Carmine Evangelista di Evangelista Seburra27 gastro enterica

Guarigione

48

1852, settembre

Celestino di Carmine Zocchi Seburra27 biliosa stercoracea

Guarigione

49

1852, settembre

Gioconda Napolione Seburra27 biliosa stercoracea

Guarigione

50

1852, settembre

Domenico Antonelli Seburra27 biliosa stercoracea

Guarigione

51

1852, settembre

Vincenzo di Berardino di Nunzio Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

50

1852, ottobre

Nicola di Rosario Antonelli Gastricismo semplice

Guarigione

51

1852, ottobre

Cosimo di Carmine di Luca Febbre cacochilica15

Guarigione

52

1852, ottobre

Ferdinando Zocchi Febbre cacochilica15

Guarigione

53

1852, ottobre

Maria Felicia di Giustino Plamieri Febbre periodica remittente con ingorgo de’ visceri addominali

Guarigione

54

1852, ottobre

Vincenzina di Nilllo Vajuolo naturale modificato per precedente vaccino, ossia vajuolide

Guarigione

55

1852, ottobre

Celestino di Carmine Zocchi Cacochilia7

Guarigione

56

1852, ottobre

Biase di Biase Cacochilia7

Guarigione

57

1852, ottobre

Carmina di Domenico di Giuseppe Evangelista Vajuolo naturale modificato, ossia vajuolide

Guarigione

58

1852, ottobre

Carmina di Domenico Antonelli Gastricismo semplice

Guarigione

59

1852, ottobre

Pasquale di Antonio di Pasquale Falcione Vajuolo benigno per profilassi vaccinica

Guarigione

60

1852, ottobre

Giuseppe del fu Vincenzo Antonelli Vajuolo benigno per profilassi vaccinica

Guarigione

61

1852, ottobre

Giovanni di Gaetano di Diodoro di Leonardo di Fiore Vajuolo benigno per profilassi vaccinica

Guarigione

62

1852, ottobre

Antonio del fu Nicola Spagnuolo, M° Vajuolo benigno per profilassi vaccinica

Guarigione

63

1852, ottobre

Teresa D’Amico Infiammazione con ostruzione uterina

Guarigione

64

1852, ottobre

Berardino di Salvatore di Luca Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

65

1852, ottobre

Concetta di Pietro Ranalli Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

66

1852, ottobre

Innocenzo Spagnuolo Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

67

1852, ottobre

Amadio Rago Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

68

1852, ottobre

Vincenza di Pietro Spagnuolo Vajuolo naturale modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

69

1852, ottobre

Ferdinando di Emilio Napolione Angina tracheale4

Guarigione

70

1852, ottobre

Antonio di Pietro Evangelista Vajuolo modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

71

1852, ottobre

Giovanni di Gaetano di Egidio Evangelista Morbillo

Guarigione

72

1852, ottobre

Mariagiuseppa di Vincenzo di Gramazio di Luca Febbre reumatica gastrica con concentrazione nella parte esterna del capo

Guarigione

73

1852, ottobre

Carmina di Pietro Ranalli Febbre reumatica gastrica

Guarigione

74

1852, ottobre

Domenica di Diodoro Falcione Febbre reumatica gastrica

Guarigione

75

1852, ottobre

Felicia di Donato Festa Febbre reumatica gastrica

Guarigione

76

1852, ottobre

Carmela di Diodoro Annecchini Morbillo

Guarigione

77

1852, ottobre

Angelamaria Mariani Morbillo

Guarigione

78

1852, ottobre

Giuseppe di Rocco Evangelista Morbillo

Guarigione

79

1852, ottobre

Olimpia di Don Gabriele D’Auro Morbillo

Guarigione

80

1852, ottobre

Andrea di Nunzio Vajuolo modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

81

1852, ottobre

Emidio Mariani … edema

In corso

82

1852, ottobre

Vincenzo di Carmine Ferrari Morbillo

Guarigione

83

1852, ottobre

Irine di Domenico Mariani Flemmone in una poppa18

Guarigione

84

1852, novembre

Gaetano di Giacinto Di Nunzio Vajuolo modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

85

1852, novembre

Felicia di Andrea Palmieri Febbre reumatica gastrica mite

Guarigione

86

1852, novembre

Domenico del fu Giuseppe Antonelli Febbre reumatica gastrica mite

Guarigione

87

1852, novembre

Vincenzo di Gramazio di Luca Morbillo

Guarigione

88

1852, novembre

Florinda di Vincenzo Ranalli Scottatura

Guarigione

89

1852, novembre

Carmina di Giuseppe Bonaduce Congestione sanguigna polmonite

Guarigione

90

1852, novembre

Angela di Benedetto Amantino Febbre reumatica gastrica

Guarigione

91

1852, novembre

Gaetano di Domenico di Iorio Morbillo

Guarigione

92

1852, novembre

Leonardo Spagnuolo Affezione reumatica

Guarigione

93

1852, novembre

Maria Teresa di Biase … lattei

Guarigione

94

1852, novembre

Vincenzo di Carmine Palmieri Vajuolo modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

95

1852, novembre

Domenico di Diodoro Simonetti Affezione reumatica con Iperemia21

Guarigione

96

1852, novembre

Domenico di Pasquale Spagnuolo … con gastricismo

Guarigione

97

1852, novembre

Domenico di Nardo Morbillo con Cacochilia7 intestinale

Guarigione

98

1852, novembre

Domenico di Nicola di Matteo Catarro polmonale con febbre

Guarigione

99

1852, novembre

Maria di Benedetto Pleurite

Guarigione

100

1852, novembre

Carmina di Ludovico Evangelista Febbre effimera reumatica gastrica

Guarigione

101

1852, novembre

Pasquale di Mariano di Nardo Morbillo

Guarigione

102

1852, novembre

Vincenza di Gaetano di Nunzio Epato gastro interite13 violentissima e perciò con fenomeni di mortificazione intestinale

Morte

103

1852, novembre

Daniele Ferrari Febbre biliosa14 gastrica

Guarigione

104

1852, novembre

Raffaele Mariani Mucosite delle vie orinarie con gastricismo

Guarigione

105

1852, novembre

Angelarosa Annecchino (i) … febbre periodica cotidiana e … gastro enterica19

In corso

106

1852, novembre

Domenico di Venanzio Antonelli Grosso duro e profondo foruncolo ossia … presso la scapola sinistra

Guarigione

107

1852, novembre

Giocondo di Emmanuele di Luca Flemmone presso … destro

Guarigione

108

1852, novembre

Francesco di Vincenzo di Giuseppantonio Zocchi Vajuolo modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

109

1852, novembre

Cosimo di Francesco Antonelli Elmintiasi11 con dentizione

Guarigione

110

1852, novembre

Mariavincenza di Luca Congestione golonasale e bronchite

Guarigione

111

1852, novembre

Giuseppe di Dionisio Palmieri Apoplasia con scottatura della coscia destra

Morte

112

1852, novembre

Nicola Crisci Gastricismo Semplice

Guarigione

113

1852, dicembre

Concetta di Floriano Spagnuolo Colanosi …

Guarigione

114

1852, dicembre

Matilde di Giovanni di Luca Iperemia21

Guarigione

115

1852, dicembre

Egidio di Cristanziano Spagnuolo Vajuolo naturale confluente

Morte

116

1852, dicembre

Gregorio di Domenico Spagnuolo Febbre reumatica gastrica

Guarigione

117

1852, dicembre

Teodasia Evangelista Dolori reumatici in gastricismo

Guarigione

118

1852, dicembre

Maria Cristina di Silverio Zocchi Cachessia6 da serconosi (sarcoidosi) epatica

In corso

119

1852, dicembre

Francesca di Cristanziano Spagnuolo Febbre catarrale

Guarigione

120

1852, dicembre

Amedeo di Diodoro Spagnuolo Febbre catarrale con gastricismo

Guarigione

121

1852, dicembre

Francesco di Antonio di Carmine Palmieri Affezione reumatica

Guarigione

122

1852, dicembre

Carmina di Ludovico Evangelista Odontalgia per carie in un dente

Guarigione per l’estrazione del dente

123

1852, dicembre

Paolina di Diodato Annecchino (i) Grave ingestione sanguigna del polmone20

Guarigione

124

1852, dicembre

Angela di Benedetto Annecchino Febbre reumatica gastrica

Guarigione

125

1852, dicembre

Maria Vincenza di Anastasio Annecchino Morbillo

Guarigione

126

1852, dicembre

Francesco di Diodoro di Nillo di Fiore Morbillo

Guarigione

127

1852, dicembre

Maria M. di Antonio di Carmine Febbre reumatica gastrica

Guarigione

128

1852, dicembre

Raffaele di Onofrio di Luca Ascesso sotto ascellare

Guarigione

129

1852, dicembre

Carmela Simonetti, Donna Colica stercoracea10

Guarigione

130

1852, dicembre

Sofia di Don Domenico D’Auro Febbre catarrale in gastricismo

Guarigione

131

1852, dicembre

Luigina di Don Domenico D’Auro Febbre catarrale in gastricismo

Guarigione

132

1852, dicembre

Michelangelo di Don Domenico D’Auro Catarro febbrile polmonare

Guarigione

133

1852, dicembre

Letizia di Don Domenico D’Auro Catarro febbrile polmonare con gastricismo

Guarigione

134

1852, dicembre

Ottaviano Simonetti Imbarazzo enterico

Guarigione

135

1852, dicembre

Pietro Fantini Pletora25 emorroidaica

Guarigione

136

1852, dicembre

Mariagiuseppa di Pietro Spagnuolo Sarconosi (sarcoidosi) epatica con catarro cronico

In Corso

137

1852, dicembre

Celestino di Bartolomeo Simonetti Dissenteria

Guarigione

138

1852, dicembre

Apollonia di Antonio di Giuseppe D’Orfeo Cacochia con …

Guarigione

 Borrello 16 Ottobre 1852
Il Professore Sanitario Condottato
Andrea Carusi
Borrello li 8 Novembre 1852
Visto e certificato vero
I Decurioni: Stanislao Elisio, Carmine Palmieri, Egidio Evangelista, Eliodoro di Nunzio, Carmine Ferrari, Vincenzo di Nardo, Domenico D’Auro
Antonio Antonelli, Sindaco
Borrello 1 Gennaio 1853
Andrea Carusi medico chirurgo a condotta
Borrello, li 1mo del 1853
Visto e certificato vero
I Decurioni: Egidio Evangelista, Carmine Ferrari, Vincenzo di Nardo, Eliodoro di Nunzio, Carmine Palmieri, Stanislao Elisio, Domenico D’Auro
Antonio Antonelli Sindaco

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Borrello 31 Dicembre 1852

  • Stato trimestrale degli individui domiciliati nel Comune di Borrello curato dal Professore a Condotta Comunale Dottor Giocondo Di Nardo dal giorno 2 Luglio quando il Sindaco  diè partecipazione delle  relative superiori disposizioni a tutto Settembre 1852
  • Stato trimestrale degli individui domiciliati in Borrello curati dal Professore a Condotta Don Giocondo di Nardo dal dì 1° Ottobre a tutto Dicembre del passato anno 1852.

 

N. Ord.

Indicazione del mese ed anno

Nomi e cognomi degli infermi

Denominazione delle malattie rispettive

Risultamenti delle cure praticate

1

1852, luglio Isidoro di Camillo di Nunzio Vajuolo modificato per profilassi vaccinica

Guarigione

2

1852, luglio Filippo di Cesare di Nunzio Varicella

Guarigione

3

1852, luglio Maria Domenica di Vincenzo di Nardo Varicella

Guarigione

4

1852, luglio Rocco Evangelista Pleurite

Guarigione

5

1852, luglio Leonida del fu Egidio Spagnuolo Cardialgia8

Guarigione

6

1852, luglio Egidio di Giuseppe di Luca Febbre gastrica reumatica

Guarigione

7

1852, luglio Grazia Palmieri (Febbre) periodica di tipo terziana

Guarigione

8

1852, luglio Biase di Rocco Febbre gastro biliosa

Guarigione

9

1852, luglio Filoteo di Luca Varicella

Guarigione

10

1852, luglio Matilde di Luca Vajuoloide

Guarigione

11

1852, luglio Vincenzo Falcione (Febbre) quotidiana spuria

Guarigione

12

1852, luglio Antonio del fu Giovanni Spagnuolo Febbre biliosa14 e gastricismo

Guarigione

13

1852, luglio Vincenzo di Giuseppe Zocchi Imbratto gastro enterico19

Guarigione

14

1852, luglio Giuseppe di Vincenzo Zocchi Emorragia cerebrale

Guarigione

15

1852, luglio Nicola di Carmine Spagnuolo Elmintonosi a gastrismo

Guarigione

16

1852, luglio Cosimo di Carmine di Luca Febbre reumatica gastrica

Guarigione

17

1852, luglio Sebastiano Comegna Ferite gravi alla testa

Guarigione

18

1852, luglio Egidio Spagnuolo Pleura polmonite

Guarigione

19

1852, Agosto Domenica del fu Giuseppe Evangelista Pleura polmonite grave

Guarigione

20

1852, Agosto Giacinta Elisio, Donna Colica stercoracea10 con pneumato…si

Guarigione

21

1852, Agosto Eliseo di Giovanni di Nardo Vajuolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

22

1852, Agosto Apollonia Evangelista Stato pneumatico gastrico

Guarigione

23

1852, Agosto Maria Giuseppa Annecchini Apoplessia5 recidiva

Sciolta la congestione cerebrale

24

1852, Agosto Domenico di Pietro di Fiore Cardialgia8 cronica

Quietata

25

1852, Agosto Giovanni di Domenico di Fiore Vajuolo naturale modificato

Guarigione

26

1852, Agosto Gaetano di Domenico di Iorio Cacochilia7 con elmentiasi

Guarigione

27

1852, Agosto Giovanni di Nunzio Febbre reumatica gastro biliosi con processo dissoluzione …

Morte

28

1852, Agosto Concetta di Domenico di Fiore Vajuoloide

Guarigione

29

1852, Agosto Elena di Domenico di Nardo Vajuoloide

Guarigione

30

1852, Agosto Angelarosa Annecchini Febbre reumatica gastrica

Convol…

31

1852, Agosto Enrica di Raffaele di Domenico Vajuoloide

Guarigione

32

1852, Agosto Stanislao Elisio, Don Vajuoloide

Guarigione

33

1852, Agosto Xxxx Carusi, Don Iperemia21 a stato morboso gastrico …

Guarigione

34

1852, Agosto Vincenzo Elisio, Don Febbre biliosa14 e gastricismo …

Guarigione

35

1852, Agosto Donatino di Luca Sin… biliosa

Guarigione

36

1852, Agosto Antonio Annecchini (Febbre) Terziana spuria

Guarigione

37

1852, Agosto Lucia Ann. Di Fiore (Febbre) Terziana con fisc… addominali

Guarigione

38

1852, Agosto Felicia Elisio, Donna Acutizzazione del reuma abituale

Degeberata in …

39

1852, Agosto Emiddio Evangelista di Domenico Angina …

Guarigione

40

1852, Agosto Andrea Simonetti Epatalgia12 ed … e gastricismo

Guarigione

41

1852, Agosto Francesca Cavallaro Gastricismo ed … e gastricismo

Guarigione

42

1852, Agosto Felice di Berardo d’Arcangelo (Febbre) quartana17

Guarigione

43

1852, settembre Concetta Zocchi Vajuoloide

Guarigione

44

1852, settembre Elisabetta Zocchi Vajuoloide

Guarigione

45

1852, settembre Domenico del fu Benigno Rago Recidiva di una biliosa trascurata …

Guarigione

46

1852, settembre Antonio di Marcello di Nunzio Pleuritide …

Guarigione

47

1852, settembre Antonio di Federico Fonti Verminazione … dentizione

Guarigione

48

1852, settembre Susanna (?) Palmieri, Signora Morbillo con bronchite

Guarigione

49

1852, settembre Luciano Evangelista Varicella

Guarigione

50

1852, settembre Pasquale del fu Domenico Palmiero Ferita alla testa

Guarigione

51

1852, settembre Mariano di Fiore Vajuolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

52

1852, settembre Pietro Di Nardo fu Francesco … …

Guarigione

53

1852, settembre Maria del fu Domenico D’Orfeo Vajuolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

54

1852, settembre Rosaria di Gaetano Spagnuolo Sinoca28 gastrica

Guarigione

55

1852, settembre Innocenzo di Nillo, Don Vajuolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

56

1852, settembre Felicia di Giuseppe di Nardo Vajuoloide

Guarigione

57

1852, settembre Mattia Antonelli Seburra27 intestinale

Guarigione

58

1852, settembre Francesca di Carlo di Luca Oftalmite cronica23

Guarigione

59

1852, settembre Angiola Zocchi Irritazioni …

Guarigione

60

1852, settembre Felicia Cavallaro Sarconosi epatica26

In cura

61

1852, settembre Achille di Biase Vajuoloide

Guarigione

62

1852, settembre Concettina Carusi di Domenico Remigio Morbillo …

Guarigione

63

1852, settembre Rosaria di Gaetano di Nardo Vajuolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

64

1852, settembre Gelsomina di Francesco Mal di cuore22

Insolubile

65

1852, settembre Annarosa di Gioacchino di Luca Vajuolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

64*

1852, settembre Maria di Giovanni di Luca Vajuoloide

Guarigione

65*

1852, settembre Angiola di Leonardo di Nunzio Febbre reumatica effimera …

Guarigione

1

1852, ottobre Pasqua di Giuseppe di Fiore Vajuoloide

Guarigione

2

1852, ottobre Rosa Maria di Federico Spagnuolo Morbillo

Guarigione

3

1852, ottobre Vincenzo di Pasquale Palmieri Morbillo

Guarigione

4

1852, ottobre Francesco di Ferdinando Zocchi Vajuoloide

Guarigione

5

1852, ottobre Giuseppe del fu Pasquale (?) di Nunzio Vajuoloide

Guarigione

6

1852, ottobre Gaetano di Nicola Palmieri Vajuoloide

Guarigione

7

1852, ottobre Giuseppe di Gaetano di Nardo Vajuoloide

Guarigione

8

1852, ottobre Maria Domenica di Giuseppe Lalli Vajuoloide

Guarigione

9

1852, ottobre Lucia Ami. Di Fiore Anasarca 2 …………

Morte

10

1852, ottobre Carmina di Domenico Annecchini Vajuoloide

Guarigione

11

1852, ottobre Felicia di Giovanni di Nillo Muribile

Guarigione

12

1852, ottobre Lucia di Giovanni di Nillo Vajuoloide

Guarigione

13

1852, ottobre Francesca di Giovanni di Fiore Vajuoloide

Guarigione

14

1852, ottobre I. de Americo, Signora Congestione … gastro …

Guarigione

15

1852, ottobre Felicia di Pasquale di Luca Vajuoloide

Guarigione

16

1852, ottobre Onofrio Falcione Vaiolo naturale modificato dal vaccino

Morte

17

1852, ottobre Luigi del fu Pasquale di Biase Morbillo …

Guarigione

18

1852, ottobre Biase di Biase Angina tonsillare3

Guarigione

19

1852, ottobre Antonio Simonetti Morbillo

Guarigione

20

1852, ottobre Giuseppina de Americo Vajuoloide

Guarigione

21

1852, ottobre Lucia di Mariano di Fiore Morbillo

Guarigione

22

1852, ottobre Camilla di Vincenzo di Fiore Morbillo

Guarigione

23

1852, ottobre Agata Zocchi Vajuoloide

Guarigione

24

1852, ottobre Lucia di Francesco Reumatismo …

… miglioramento

25

1852, ottobre Giuseppina Zocchi Vajuoloide

Guarigione

26

1852, ottobre Maria Giuseppina Zocchi Vajuoloide

Guarigione

27

1852, ottobre Achille di Liscia Escoriazione ad una delle gambe

Guarigione

28

1852, ottobre Angelo del fu Biase Simonetti Croste erpetiche alla regione lombare29

Guarigione

29

1852, ottobre Angela di Felice Spagnuolo Vajuoloide

Guarigione

30

1852, ottobre Rosella Elisio, Donna Vajuoloide

Guarigione

31

1852, ottobre Michele di Antonio Falcioni Vajuoloide

Guarigione

32

1852, ottobre Vincenzo di Antonio Falcioni Vajuoloide

Guarigione

33

1852, ottobre Gaetano Falcioni Vajuoloide

Guarigione

34

1852, ottobre Paolina Falcioni Vajuoloide

Guarigione

35

1852, ottobre Francesca di Felice C. Vajuoloide

Guarigione

36

1852, ottobre Mariantonia di Donato Festa Febbre reumatica gastro enterica

Guarigione

37

1852, ottobre Felicia di Donato Festa Febbre reumatica gastro enterica

Guarigione

38

1852, ottobre Maria di Giovanni Bonaduce Vajuoloide

Guarigione

39

1852, ottobre Giuseppina di Felice di Francesco Morbillo

Guarigione

40

1852, ottobre Cecilia di Vincenzo Spagnuolo Vaiolo naturale modificato dal vaccino

Morte

41

1852, ottobre Gianfrancesco di Luca Eff…  infl…

Guarigione

42

1852, ottobre Celestino Palmieri Polmonite

Guarigione

43

1852, ottobre Felicia Benedetta di Arcangelo Vajuoloide

Guarigione

44

1852, ottobre Domenico di Francesco di Bernardo Vajuoloide

Guarigione

45

1852, ottobre Pietro di Nillo Evangelista Vaiolo naturale modificato dal vaccino

Morte

46

1852, ottobre Concezio di Nicola Evangelista Vajuoloide

Guarigione

47

1852, ottobre Lucia del fu Pietro Evangelista Afte1

Guarigione

48

1852, ottobre Vincenzo di Diomede Evangelista Vajuoloide

Guarigione

49

1852, ottobre Vincenzo di Carmine Evangelista Febbre reumatica gastro enterica

Guarigione

50

1852, ottobre Felice di Carmine Evangelista Vajuoloide

Guarigione

51

1852, ottobre Isidoro di Domenico Simonetti Vajuoloide

Guarigione

52

1852, ottobre Giuseppe di Vincenzo di Nardo Vajuoloide

Guarigione

53

1852, ottobre Pietro di Vincenzo di Nardo Vajuoloide

Guarigione

54

1852, ottobre Maria di Domenico Falcioni Vajuoloide

Guarigione

55

1852, ottobre Biase di Luca Morbillo

Guarigione

56

1852, ottobre Carmela di Biase di Luca Morbillo

Guarigione

57

1852, ottobre Felicia di Leonardo Simonetti Morbillo

Guarigione

58

1852, ottobre Sofia del fu Giuseppe Tiberio Vaiolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

59

1852, ottobre Felice Evangelista Varicella

Guarigione

60

1852, ottobre Salvo di Felice Evangelista Vajuoloide

Guarigione

61

1852, ottobre Francesco del fu Antonio Palmiero Vajuoloide

Guarigione

62

1852, ottobre Domenico del fu Giocondo di Fiore Vajuoloide

Guarigione

63

1852, ottobre Eleonora Zocchi Vaiolo naturale modificato dal vaccino

Morte

64

1852, ottobre Maddalena di Nunzio Febbre reumatica gastrica

Guarigione

65

1852, ottobre Domenico di N. Falcioni Vaiolo naturale modificato dal vaccino

Guarigione

66

1852, ottobre Nicola di Giulio Febbre reumatica gastrica

Guarigione

67

1852, ottobre Rosaria di Nillo Gastrodi..ia biliosa

Guarigione

68

1852, novembre Giuseppa Vecchiarelli, Donna Vajuoloide

Guarigione

69

1852, novembre Vincenzo Vecchiarelli, Don Catarro bronchiale

Guarigione

70

1852, novembre Michele di Domenico D’Orfeo Vajuoloide

Guarigione

71

1852, novembre Domenico Elisio Antonucci Vajuoloide

Guarigione

72

1852, novembre Mattia di Nardo Iperemia21 gastro …

Guarigione

73

1852, novembre Mattia di Nardo (idem) Ferita alla gamba

Guarigione

74

1852, novembre Nazario di Nicola Palmiero Pleurite reumatica

Guarigione

75

1852, dicembre Luciano Ferlizza Pleurite polmonite

Guarigione

76

1852, dicembre Angiola Annecchini Iperemia21 con emorragia polmonare

Guarigione

77

1852, dicembre Marcantonio Simonetti Febbre gastro biliosa

In convalescenza

78

1852, dicembre Domenico del fu Egidio Spagnuolo Otiti24 da reumatismi

In convalescenza

79

1852, dicembre Giacomo di Emilio di Luca Ascesso al …

In convalescenza

80

1852, dicembre Maria del fu Giovanni Calvitti Ascesso alla coscia

In cura

81

1852, dicembre Angiola Annecchini Pleurite

Guarigione

Borrello li 9 Ottobre 1852

Il Professore Sanitario Condottato
Giocondo Di Nardo
Borrello li 26 Novembre 1852
Visto e certificato Vero,
I Decurioni: Stanislao Elisio, Carmine Palmieri, Elisio Evangelista, Eliodoro di Nunzio, Carmine Ferrari, Vincenzo di Nardo, Domenico D’Auro
Antonio Antonelli, Sindaco
Borrello 31 Dicembre 1852
Il Medico a Condotta
Giocondo di Nardo
Borrello li 1° Gennaio 1853
Visto e certificato vero
I Decurioni: Stanislao Elisio, Domenico D’Auro, Egidio Evangelista, Carmine Ferrari, Carmine Palmieri, Antonio Antonelli, Sindaco

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Note

1  Afte: piccole vescicole del cavo orale e della faringe che si ulcerano provocando dolore.
2  Anasarca: (dal greco: ἀνὰ = intorno / σάρξ = carne) edema che infiltra tutti  i tessuti del corpo conferendo un gonfiore generalizzato. Di solito è dovuto a scompenso cardiocircolatorio per cardiopatie o ad insufficienza renale cronica.
3  Angina tonsillare: dolore da tonsillite follicolare acuta.
4  Angina tracheale: dolore faringo tracheale dovuto a infezione delle prime vie respiratorie .
5 Apoplessia recidiva: sospensione brusca di tutte e funzioni cerebrali con perdita di coscienza e della motilità volontaria. Poiché la paziente spesso andava incontro a tale disturbo, probabilmente esso era causato da piccole emorragie cerebrali e la piccola quantità di sangue stravasata, una volta riassorbitasi, non comprimendo più il cervello, favoriva la restitutio ad integrum (sciolta la congestione cerebrale).
6  Cachessia6 da serconosi (sarcoidosi) epatica: la cachessia è il decadimento di tutte le funzioni dell’organismo. Esito finale di tutte le malattie ingravescenti. In questo caso è dovuta a sarcoma del fegato.
7  Cacochilia: (dal greco: κακός = cattivo / χυlός = succo) cattiva digestione con vomito e diarrea.
8  Cardialgia: dolore anginoso da sofferenza coronarica (angina pectoris) o dolore precordiale da reumatismi della gabbia toracica.
9  Colica biliosafecolenta: colica da probabile calcolosi della colecisti.
10  Colica stercoracea:colica addominale caratterizzata da emissione di sterco di consistenza diarroica. Con pneumatosi: colica addominale con timpanismo addominale (presente alla percussione) ed emissione di feci semiliquide e gas.
11  Elmintiasi: parassitosi intestinale causata da vermi (elminti o ossiuri) che vengono emessi per via intestinale e qualche volta anche per via orale.
12  Epatalgia ed … e gastricismo: dolore sottocostale destro da probabile calcolosi della colecisti e risentimento gastrico.
13  Epato gastro interite violentissima:infiammazione del tratto gastrointestinale che coinvolge lo stomaco, l’intestino tenue e il fegato, con fenomeni di mortificazione intestinale. Probabile avvelenamento.
14  Febbre biliosa gastrica, detta anche febbre gialla della Giamaica: vomito biliare (emissione di bile) con febbre, gastralgia, diarrea biliare e turbe generali. Potrebbe essere causata dalla malaria o da infezioni delle vie biliari.
15  Febbre cacochilica verminosa: febbre causata da riassorbimento per via sanguigna di prodotti emessi da elminti e ossiuri accompagnata, naturalmente, da turbe della digestione (dal greco κακός = cattivo / χυlός = succo, chilo).
16  Febbre periodica terzana: febbre malarica o terza benigna che si presenta ogni 48 ore, cioè ogni terzo giorno.
17  Febbre quartana: febbre malarica che compare ogni quarto giorno (settantadue ore). Un giorno di febbre, tre di apiressia, quarto giorno di nuovo febbre.
18  Flemmone in una poppa: ascesso nel corpo mammario dovuto a mastite iniziale in corso di allattamento.
19 Gastroenterite con fenomeni di cangrena: la parola cangrena è desueta. Si dice gangrena. In questo caso la diagnosi è molto vaga. Forse i medici identificavano con gangrena tutto ciò che andava in disfacimento. Probabile infiammazione del tratto gastrointestinale che coinvolge sia lo stomaco che l’intestino tenue. Imbratto gastro enterico: gastroduodenite acuta caratterizzata da vomito e diarrea.
20  Grave ingestione sanguigna del polmone: congestione-stasi polmonare. Anche edema polmonare.
21 Iperemia e gastricismo: la parola iperemia (dal greco: ὑπέρ = eccesso / αἶμα = sangue) viene usata in modo non corretto. Avrebbero dovuto dire “iperemesi” (dal greco ὑπέρ = eccesso / ἐμέω = io vomito). L’iperemesi (eccesso di vomito), come a volte l’iperemesi incoercibile delle donne gravide, si accompagna a gastralgia (dolore di stomaco).
22 Mal di cuore: diagnosi molto generica. Probabilmente i medici percepivano, all’ascoltazione, soffi e sibili, ma non sapevano di trovarsi di fronte ad una valvulopatia cardiaca che oggi si può risolvere con interven-to di cardiochirurgia. Una valvulopatia, se non curata, può portare ad uno scompenso cardiaco.
23 Oftalmite cronica: forse semplici congiuntiviti o blefariti (affezioni delle palpebre) persistenti o recidivanti, visto che l’esito, come in questo caso, è stata la guarigione.
24 Otiti da reumatismi: infiammazione catarrale o purulenta della cassa timpanica dell’orecchio molto dolorosa con, a volte, perforazione del timpano e fuoriuscita di liquido siero-purulento.
25  Pletora emorroidaica: congestione di varici emorroidarie per accumulo in esse di notevole quantità di sangue.
26  Sarconosi epatica:  malattia infiammatoria del fegato.
27  Seburra gastro enterica: gastroenterite acuta che si manifesta con iperemesi lattescente ed emissione di feci caseose.
28  Sinoca gastrica: malattia febbrile di breve durata con gastrite.
29 Croste erpetiche alla regione lombare: trattasi di Herpes zoster (fuoco di S. Antonio) che colpisce soprattutto la regione dorsale toracica, facciale e lombare (molto dolorosa).

1859 – Servizio di leva

Nel Regno delle Due Sicilie dopo la restaurazione, seguita alla dominazione francese, il servizio militare di leva prevedeva che la popolazione fornisse, ogni 2.000 abitanti, tre militari di età compresa tra i 18 e i 25 anni i quali dovevavno prestare un servizio di sei anni nella fanteria e periodi più lunghi in altri settori. Successivamente ai moti rivoluzionari del 1820 e del 1821 venne reclutato un militare ogni mille abitanti, per cui il servizio di leva fu esteso a tutti i maschi idonei compresi tra i 18 e i 25 anni. La selezione veniva effettuata tramite un sorteggio tra tutti i giovani di un determinato Comune. A Borrello il sorteggio veniva organizzato dal Decurionato attraverso l’estrazione dei numeri collegati ai giovani disponibili e per i nominativi estratti, nel numero di due dato che Borrello contava nella prima metà dell’’800 contava circa 2.000 abitanti, veniva redatto un certificato di buona condotta dal Sindaco oppure dal Parroco. I nominativi dei giovani venivano affissi per otto giorni sulla porta della sede del Decurionato, termine entro il quale potevano essere presentati i ricorsi, poi si procedeva al sorteggio tramite un bussolotto. Il medico di Borrello coadiuvava il Sindaco per l’eventuale sostituzione di giovani non idonei, da rimpiazzarsi con gli estratti successivi. I sorteggiati, oltre ad essere in buona salute, dovevano essere più alti di 1,62 metri, mentre potevano essere esclusi i figli unici, coloro i quali costituivano l’unico valido sostegno per la famiglia, i preti e gli studenti delle scuole superiori. Coloro che volevano evitare il servizio di leva potevano farsi sostituire da un altro coscritto, che avesse già compiuto 4 anni di servizio militare, versando allo Stato 240 ducati e altrettanti al sostituto. Finalmente, approvati i due nominativi, il Comune di Borrello provvedeva alle spese di viaggio dei giovani fino al reparto di destinazione, solitamente i coscritti di Borrello venivano assegnati ai Battaglioni Cacciatori.


1859 12 20 Condotta Antonio Simonetti RID

Provincia di Chieti
Distretto di Lanciano
Comune di Borrello
Il Sindaco del suddetto Comune certifica essere buona sotto il triplice aspetto considerata la condotta morale – politica – religiosa del requisito di leva del 1860 Antonio Simonetti di Andrea di qui. E pel … se ne  rilascia il presente per uso della Leva del 1860.
In fede ho rilasciato il presente certificato per uso della leva del 1860.
Borrello li 20 Dicembre 1859
Il Sindaco M. Di Fiore
Antonio Di Nardo Cancelliere
Note: N° del sorteggio 6

1859 12 22 Condotta Francesco Di Matteo RID

Provincia di Abruzzo Citeriore
Distretto di Lanciano
Comune di Borrello
Certifico io Arciprete Curato della Chiesa di S. Egidio Abate del suddetto Comune, che la condotta morale, politica, religiosa del requisito di leva Francesco Di Matteo, figlio di Mariantonia e di padre incerto è stato sempre plausibile, per quello che mi consta.
In fede ho rilasciato il presente certificato per uso della leva del 1860.
Dato in Borrello il 22 Dicembre 1859
Michele Arciprete Francesco
Scritto per la legalità della firma
Il Sindaco M. Di Fiore
Antonio Di Nardo Cancelliere
Note: N° del sorteggio 7

1811 – Decima Sagramentale

Borrello (senza data: probabilmente 1811)
Giuseppe Evangelista della Comune di Borrello, rappresenta alla E. V., come nell’anno 1807, che fu arrestato Don Luigi Evangelista1 Arciprete di questo Comune: il Sindaco di allora Domenico Cristino, come pure il Procurato Marcello Di Nunzio, dovevano pagare al medesimo la Decima Sagramentale di Docati 25 e tomoli 9 di grano, secondo il solito da darsi agli Arcipreti pro tempore; i medesimi portano nei loro conti di aver soddisfatto, ma il fatto si ha che niente essi gli han dato; perciò Supplica l’E. V. a dare gli ordini opportuni al Giudice di Pace del 2° Circondario e l’avrà a grazia ut Deus.

1811a Decima Sagramentale RID

Note
Mancano i saluti e la firma .
1 Si tratta del prete Don Luigi Evangelista, che non scampò all’eccidio dei cinque borrellani ad Altino del 1799

1812 – Scuola primaria

Tabella indicante lo Stato della Scuola primaria di Civita Borrello in Abruzzo Citeriore, che si rassegna al Presidente del Giurì di Chieti Don Salvatore Antenucci

1812 09 19 Scuola primaria RID

Nomi e Cognomi degli Alunni

Età

Giorno dell’ammissione nella scuola

Diligenza

Applicazione

Abilità

Costume

Profitto

Materie insegnate nel mese precedente

Giuseppe Di Nunzio

14

2 Gennaio 1811

Buona

Assiduo

Buona

Buono

Plausibilmente

Catechismo di Religione, Nuovo Galateo, prime operazioni di Aritmetica

Luigi Di Luca

13

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Vincenzo Caruso

12

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Pietro Simonetti

11

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Giocondo Di Nardo

10

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Giovanni Di Luca

12

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Giuseppe Matruda (?)

12

Idem

Negligente

Applica di rado

Poca abilita

Idem

Poco profitto

Idem

Antonio Di Nunzio

12

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Domenico D’Auro

7

1 Luglio 1812

Mediocre

Idem

Idem

Idem

Idem

Legge e scrive mediocremente

Gennaro Palmiero

7

2 Gennaio 1811

Idem

Idem

Idem

Idem

Poco profitto

Incomincia a sillabare

Stanislao Fantini

6

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Egidio Di Nardo

6

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Emanuele Di Luca

6

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Felice Di Francesco

5

1 Gennaio 1811

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Impara la Bi Ci

Carmelo Di Luca

5

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Stanislao Elisio

5

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Idem

Fatta nel Borrello nel 19 Settembre 1812.  Giustino M.a Carosella Parroco ed Istruttore.

1812 – Nomina del Sindaco Giuseppe Di Luca

1812 01 15 Giuseppe Di Luca Sindaco RID

Da Borrello 15 Gennaio 1812
Al Sig. Intendente di Abruzzo Citeriore
Il Sindaco del Comune di Borrello

Sig. Intendente
Sebbene io debba ascrivere a mio onore il vedermi rivestito della carica di Sindaco di questo Comune pel corrente anno 1812, che non so per quali giusti motivi ed eccezioni non siasi fatta continuare dal mio antecessore Francesco di Nillo, pure per mia delicatezza non debbo tacervi la mia insufficienza, come anche di farvi noto che detta carica mi sembra incompatibile colla mia Persona, giàcche io sono fratello germano del cassiere Comunale Carlo di Luca, sebbene da lui diviso da più anni di abitazione, di economia domestica e d’interessi.
Se credete che ciò sia giusto ostacolo alla carica di cui sono stato coverto, vi prego di farlo valere e surrogare in mia vece altro soggetto più degno ed idoneo a tali funzioni.
Fiducioso di uno venerato riscontro, passo ad umiliarvi gli attestati sinceri della mia stima.
Giuseppe Di Luca Sindaco

1811 – Affitto del Molino

Borrello 31 Gennaio 1811
Al Sig. Intendente di Abruzzo Citra – Chieti
Il Sindaco del Comune di Borrello
Signore
Avendo fatto presente a questo molinaro Giuseppe di Giovanni Simonetti le ultime vostre disposizioni, il medesimo si è contentato che l’affitto del molino resti per lui per un solo anno per quell’estaglio1 e patti apposti nelle Candele2. E’ necessario ora che mi rimettiate gli atti di quelle Candele che costì rimasero per farvi apporre detto suo contentamemto.
E coi sensi della più alta stima mi rassegno.
Francesco Di Nillo Sindaco

1811 01 31 Affitto Molino RID

Note
1 Contratto a cottimo in uso nell’Italia meridionale.
2 Asta con candela vergine: prassi molto antica praticata soprattutto nelle aste agrarie.   Essa consisteva nell’accensione di una candela che rimaneva accesa finché non si levasse una voce di offerta maggiore. L’asta aveva termine solo al totale spegnimento della candela vergine. Nel caso in cui per la durata di tre candele non vi fosse stata alcuna offerta, l’asta veniva considerata deserta.

1809 – Parroco e brigantaggio

Nei primi anni dell 1800 quando nel Regno di Napoli dominavano i Francesi, erano attive numerose bande di briganti, in particolre in Calabria e negli Abruzzi e coloro che manifestavano esplicitamente la propria fedeltà al nuovo governo venivano fatti oggetto di azioni violente da parte delle bande dei briganti. In particolare a Borrello venne preso di mira il parroco, l’Arciprete Don Giustino Carosella, il quale si rivolse direttamente al Ministro dell’Interno del Regno per ottenere un sussidio che gli consentisse di superare il difficile momento che stava attraversando a causa dei furti subiti ad opera del brigantaggio.

1809 10 26a Giustino Maria Carosella Brigantaggio RID

Napoli 26 Ottobre 1809
Il Ministro dell’Interno
4a Divisione
Al sig. soprintendente della Provincia di Abruzzo Citeriore
Il Sig. Giustino Maria Carosella Arciprete nel Comune di Borrello con l’annessa supplica ha esposto i danni sofferti dal brigantaggio a motivo del suo deciso e conosciuto attaccamento al Governo ed ha domandato esser compensato di tali perdite, che lo hanno ridotto in estremo bisogno.
Rimetto alla vostra Signoria Illustrissima un tal Ricorso e la incarico dare le convenienti disposizioni a tenore degli ordini generali.
Gradisca gli attestati della mia perfetta stima
G. A. di Taranto

Note
Il Ministro dell’Interno rimette (all’Intendente di Chieti) una supplica dell’Arciprete del Borrello circa un compenso per la perdita sofferta dal brigantaggio, Borrello.